Marcia a vista e memoria corta

Domenicale Agostino Pietrasanta

itSi marcia a vista, con risultati contradditori ed incertezza imbarazzante sulle future prospettive; mentre si cominciano a cogliere i risultati di riforme istituzionali, forse discutibili nel merito, ma a lungo invocate, si raccolgono i frutti avvelenati di una recessione temuta, ma certo non prevista nelle forme: marcia a vista. Nel contempo sono anche troppi coloro che, dopo aver invocato la riforma del Senato, come centrale per la risoluzione del bicameralismo, ora riprendono il tema di riforme economiche che andavano anticipate: memoria corta.

Ancora. Un capitolo ripetuto fino alla nausea riguardava l’inconcludenza della politica e, con atteggiamento di sfida, si profetava che nessuno è in grado di riformare, anzi di sopprimere se stesso; ora che il Senato ci prova (i risultati ultimi sono in grembo a Giove) si richiama l’importanza della democrazia ed il pericolo dell’autoritarismo personale. Un pericolo, forse, non da escludere, ma per intanto siamo ancora alla memoria corta. Ma c’è di mezzo anche la marcia a vista: conclusa la prima lettura non c’è una previsione certa e dichiarata di percorso per le altre tre letture che la riforma ancora aspetta.

Non basta. Si è ripetuto alla nausea che il bicameralismo perfetto era di intralcio alla speditezza legislativa, ora si scopre che le leggi ci sono, ma non c’è chi vi pone mano: memoria corta, ma anche marcia a vista perché non c’è un’avvisaglia di progetto per accelerare i procedimenti amministrativi di attuazione della norma. Perché qui si individua un problema, non unico, ma centrale. Si scopre (?) che le imprese italiane delocalizzano verso paesi esteri perché in Italia i percorsi burocratici sono insopportabili, la tassazione sul lavoro è troppo esosa e non c’è progetto per abbattere i laccioli che impediscono una prospettiva ed un programma di crescita. Si affermano apoditticamente le urgenze e lì finisce, mentre ci sarebbe da accelerare l’abbattimento delle confusioni amministrative e da intervenire su una giustizia civile che, allo stato, rende problematici gli insediamenti produttivi. Niente progetto, marcia a vista e memoria corta.

Eppure, a ben vedere, non è la scelta del metodo pragmatico (qualcuno lo sostiene) che costituisce il presupposto o la precondizione del processo infausto della memoria corta e della marcia a vista; o, per lo meno, non è solo questo.

Un esempio, ma ce ne sarebbero altri, può essere individuato nella vicenda degli 80 euro di sconto fiscale ai redditi medio/bassi. Sia chiaro: la decisione, per noi, è condivisibile perché riteniamo che bisogna ripartire dagli “ultimi” o comunque da coloro che navigano con difficoltà, senza dimenticare coloro che ne sono esclusi non perché stanno meglio, ma perché stanno peggio: a cominciare dai pensionati. Ciò però che interessa, nel passaggio, è la motivazione di quello sconto: incentivare i consumi e promuovere la crescita. Forse si potrebbe dire che si è trattato di marcia a vista, dal momento che il risultato ha smentito le previsioni, ma la questione è più complessa ed attiene la crisi delle classi medie. I consumi sono assicurati da una fascia che non deve lottare per la sopravvivenza; chi si trova in ristrettezze certamente non disdegna un “soccorso” di 80 euro mensili, ma non si sbilancia al rilancio della spesa. Solo una politica che rilanci la presenza diffusa di elite produttive e di ceti medi capaci di impresa culturale ed economica, offre le sicurezze che incentivano la crescita. E questo passa attraverso lo snellimento della burocrazia, la flessibilità amministrativa, le certezza della giustizia. Ben vengano gli 80 euro, anche a chi sta peggio dei ceti medio/bassi, ma è da altre parti che si trovano le risorse umane essenziali alla ripartenza; altrimenti è inutile ripetere che l’alta velocità in Italia costa quattro volte ciò che costa in Francia. Lo si afferma, ma poi la memoria corta e la marcia a vista troncano sul nascere ogni iniziativa.

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One thought on “Marcia a vista e memoria corta

  1. La società distorta dei giorni nostri ha ovunque memoria corta e fretta ossessiva nel rincorrere obiettivi palesemente sfocati: le riforme serie richiedono tempo, ponderazione, pazienza, cammino lungo, arduo e faticoso, caratteristiche che mal si conciliano con politicanti da strapazzo simili a piazzisti, ben lungi dall’essere dei veri statisti.

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