Il supplizio di Tantalo

Angelo Marinoni

reUltimamente la lettura delle notizie mi ricorda il processo di Kafka: in un’Italia agonizzante un Parlamento nominato e autolegittimato scardina la Costituzione della Repubblica demolendo l’unica cosa perfetta che era rimasta nel nostro sistema istituzionale, il Bicameralismo.

In contesto di povertà diffusa, criminalità organizzata in ottima salute e ben distribuita sul territorio nazionale, un patrimonio infrastrutturale abbandonato man mano che si inaugurano cantieri di progetti faraonici talmente non condivisi da scatenare guerriglie, in una stretta del credito senza precedenti l’unica cosa che si sente ripetere con goebbelsiana insistenza è: riforma del Senato.

Ho scritto ripetutamente che sono contrario a riforme costituzionali diversa dal ripristino della Costituzione del 1948 per cui non torno sull’opportunità della riforma in sé, ma della riforma ora. Siamo in una situazione in cui il costo del denaro non è mai stato così basso: la Banca Centrale Europea sta concedendo al sistema bancario un accaparramento di liquidità senza precedenti che sta portando alla riduzione del sistema economico ai giochi finanziari di creature finanziarie.

Lo scopo dell’abbassamento del costo del denaro è la facilitazione alla sua messa in circolo, che è l’unica speranza che abbiamo di ottenere non tanto la crescita, della quale me ne infischio essendo per la decrescita, ma una ripresa dell’attività imprenditoriale reale con conseguente circolazione del denaro che consenta un normale livello di consumo, una normale entrata fiscale e un discreto livello di occupazione.

Il sistema bancario è completamente sordo a questo e continua a prestare denaro solamente a chi ne ha abbastanza da potere evitare di chiederlo, non ho competenze specifiche in materia, ma per quello che vedo e che vivo dalla mia posizione nel mondo dell’impresa penso che la BCE potrebbe quintuplicare il costo del denaro senza che il mondo dell’impresa ne abbia a risentire: prestito negato prima come prestito negato dopo.

Fioriscono le finanziarie di ogni genere, si viene bombardati da pubblicità di prestiti facili, possibili, veloci: il grande inganno della ricchezza finta, quella che ha fatto il debito.

Non esiste nessuna facilitazione all’impresa né dal punto di vista fiscale, né dal punto di vista contributivo: gli unici sgravi sono quelli determinati dal credito d’iva che, va da se, significa che il soggetto ha speso più di quanto abbia guadagnato.

Il costo del lavoro è altissimo e non sarà l’eleggibilità o meno di un senatore a vita che ne modificherà l’impatto sul mondo del lavoro, i costi dell’energia e la pressione fiscale su di essa sono abnormi e non sarà il volontariato dei presidenti delle regioni a Palazzo Madama che ne abbasserà l’incidenza nei bilanci aziendali, la rigidità dei contratti di lavoro con lo scontro fra un sindacato che protegge lo status quo a qualunque costo (il costo umano di chi nel sistema produttivo non è entrato in tempo) e una associazione delle imprese che scambia il diritto dei lavoratori come un costo di produzione non sarà risolto con un generico pacchetto di riforme dal nome inglese e il contenuto frammentario e sgraziato come il suo nome.

Ora scopriamo che l’Italia è in recessione, doccia fredda, segnali di ripresa traditi … Ma cosa è cambiato perché il sistema economico si potesse svegliare? A parte i proclami e le ottime intenzioni del Presidente Renzi, di cui non condivido molti argomenti, ma di cui stimo la vis, cosa è stato fatto perché’ le imprese (uomini e mezzi) lavorino?

Il Governo sta inciampando nelle trame della sua stessa ambizione: sentendosi legittimato da un voto popolare che gli ha dato i numeri negati ai predecessori, seppure l’analisi del voto è un pochino più complessa dello sbandieramento del 41%, vuole assolutamente essere il regista delle riforme istituzionali con cui generazioni di politici si sono riempiti la bocca.

Comprendo di essere parte di una minoranza, quella che non crede nella riforme della Costituzione, ma nella sua attuazione, quella che non crede nell’innovazione, ma nella serietà e capacità di gestione per cui comprendo che il volonteroso Renzi non voglia deludere le aspettative di quella maggioranza urlante riforme di qualcosa che probabilmente non conosce.

Credo però che il volenteroso Renzi debba superare la sindrome del proclama e dell’emulazione del grande comunicatore e debba evolvere in quel pragmatismo che ha mostrato in Europa, ma che è rimasto ancora in embrione qui in Italia, dove continuiamo a chiudere imprese perché il denaro è tutto intorno, ma irraggiungibile e quindi non fruibile, le imprese come Tantalo muoiono di fame circondate da istituti di credito che non fanno credito.

Condannare tutta la politica del governo italiano perché ufficialmente, volendo dare ufficialità a certi numeri statistici, il paese è tornato in recessione è sbagliato e pernicioso: ci si deve aspettare un cambio di rotta, non una accelerazione dei processi sbagliati: riforma del lavoro invece che riforma istituzionale, rivisitazione keynesiana della politica economica per ridare fiato all’economia reale, è un effetto domino che si verrebbe a creare. Ridando sangue alla circolazione del denaro riprendono tutti gli scambi che ci mettono al sicuro dal disastro certo che ora pare inevitabile. A quel punto potremo  ricominciare a litigare sul Senato.

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One thought on “Il supplizio di Tantalo

  1. Il costo del lavoro è giustamente alto, poiché al lavoratore, s’impone di contribuire alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva, come, del resto, a tutti i Cittadini e di provvedere ad assicurare la pensione a chi ha già lasciato l’attività, affinché, quando verrà il suo turno, possa, a sua volta, godere del necessario e, se le cose avranno seguito il loro giusto iter, meritato trattamento. L’autonomo provvede o, meglio, dovrebbe provvedere a fare questa operazione interamente da sé, mentre il dipendente lo fa per interposizione del datore di lavoro quale sostituto d’imposta: abbassare il costo del lavoro finirebbe solamente per incrementare l’utile delle grosse aziende, essendo le piccole attività su base individuale o di gruppi poco numerosi, salvo eccezioni, immuni da questo meccanismo, senza peraltro attuare quella redistribuzione del reddito sancita dal dimenticato e più volte travisato articolo 53 della Costituzione. Al contrario, occorre dare piena applicazione al medesimo, elevando di molto l’aliquota fiscale per i redditi elevati e diminuendola in maniera considerevole per le fasce più basse: così facendo, ci sarà sempre meno bisogno di ricorrere all’imposizione indiretta ed agli aumenti tariffari, schema quest’ultimo, invero, gradito agli abbienti, poiché comporta un prelievo meno pesante per loro.
    Purtroppo, da tempo, il sistema creditizio eroga prestiti solamente a coloro che non avrebbero alcun bisogno di ricorrere al credito, contribuendo ad incrementare quel dannoso fenomeno di finanzacapitalismo, che ha rovinato non poche Nazioni e popolazioni: per evitare una simile stortura, occorre avere delle Banche Centrali di Diritto pubblico, non Società per Azioni gestite persone la cui nomina proviene da organismi tutt’altro che istituzionali e banche d’affari d’interesse Nazionale, come avevamo in Italia, prima della scellerata trasformazione in Società per Azioni al solo scopo di privatizzare, naturalmente, a favore dei soliti noti: un processo anche questo mascherato da arcani albionismi, poiché da quel Paese oltre Atlantico viene l’insana pratica.
    Veramente penosa la proposta di limitare la durata del mandato agli Onorevoli Senatori di nomina Presidenziale: un pessimo segnale che legittimerebbe il considerare un comportamento quale merito o demerito a seconda della parte politica che, al momento ha la maggioranza nei Palazzi istituzionali, quando, come noto, illustrare la Patria per altissimi meriti comporta azioni di talmente alta levatura da essere ben al di sopra del legittimo dialogo politico fra elementi di partiti diversi, dialogo, che, grazie allo sciattume di molti, sovente, degenera in lite da pollaio od in basso tifo da stadio.

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