La bellezza dell’incertezza

Andrea Zoanni

incVerso le ore 14 del 5 luglio scorso ricevetti una mail con allegata l’ultima “Pagina del Don”, scritta per”Il Ceriolino” di Castelceriolo. Essendo su alte vette valtellinesi senza copertura di rete la lessi solo verso mezzanotte, rientrato in albergo. Risposi al mittente come se la stessi aspettando, un poco tutti noi stavamo aspettando quella lettera, e non aveva senso chiedersi il perché dell’attesa. Forse per una fede così bella e rispettosa che portava dentro sé e che più volte lessi nei suoi occhi. Poi, di prima mattina il tintinnio sospettoso dell’i-phone fece il resto, sms ambasciatore funesto e non certo carinamente chi lo inviò.

Qualche ora dopo conversai con una persona mentre stavo seduto cavalcioni ad un tronco, a mo’ di passerella sopra un impetuoso torrente di montagna, scrutando il panorama e vagando con la mente nell’ignoto del dopo morte, o dopo vita. Stranamente c’era linea telefonica…… Vedevo con gli occhi la bellezza della natura, cercavo col pensiero la bellezza dell’incertezza, accompagnato da quella semplice, piacevole chiacchierata bella. La “bellezza” è il pensiero che mi prende nel trigesimo della sua scomparsa. Lo ringrazio, è un suo dono, ne sono convinto. E la nave va, solcando un mare calmo solo in apparenza, già tumultuoso appena sotto la superficie.

“Fare previsioni è sempre difficile, soprattutto sul futuro” è una citazione sottilmente umoristica di Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica nel 1922. Si sbagliano previsioni più di quante se ne indovinino, altrimenti molte cose della vita sarebbero più semplici. Ma guai se conoscessimo il futuro, anche solo come veggenti o presunti tali, il mondo non sarebbe migliore di quello che è. Possederemmo tutte le risposte? Sarebbe estremamente pericoloso perché non ci sarebbe alcun spazio per il futuro, avremmo una vita intellettualmente immobile, saremmo in assenza di domande, ogni divergenza diventerebbe colpa e pericolo da eliminare ogni disaccordo.

Non uso il tempo pensando se certi eventi siano frutto di coincidenze, fatalità, congiunzioni astrali o l’esatto opposto. Mi limito ad osservare che immaginati oppure no, si cerca in ogni caso di favorirne le condizioni e veicolarne le conseguenze. Condizioni e conseguenze rigorosamente “pro domo….” che mi fan pensare come le soluzioni radicali non siano affatto soluzioni ma soltanto ciechi irrigidimenti che fanno di necessità virtù e semplificano la vita. Ma vita e convivenza tra uomini e popoli non sono tali da potersi realizzare senza pazienza e indulgenza, scepsi (direbbero i filosofi) e rassegnazione, ossia quelle virtù antieroiche solo in apparenza.

Il secolo di fine millennio ha visto crescere la speranza di vita, scienza e medicina han fatto enormi progressi, per un grandissimo numero di persone nel mondo la vita è diventata degna di essere vissuta. Nello stesso tempo è stato un secolo pieno di guerre, violenze, indicibili e indimenticabili orrori. Nel bene e nel male tutto continua come prima, a prescindere dai cambiamenti geopolitici che sempre sono avvenuti e avverranno. L’arguto Ennio Flaiano soleva dire: “Siamo in un periodo di transizione, come sempre d’altronde.”

I futurologi non si preoccupano delle possibili smentite. Arrivano quando arrivano a distanza di tempo. A mio parere dovremmo abbandonare questi profeti al loro destino, sia quelli del progresso, del futuro radioso e dell’avvento della verità, sia quelli delle sventure, di un futuro catastrofico e distruttivo, esibizionisti dell’Apocalisse. Noi possiamo solo raccontare la Storia come senso, struttura, direzione e possibilmente trarne virtù. Storia non pensata come scienza o destino, grande illusione del secolo scorso bisognoso di tamponare mitologicamente il vuoto della religione rispondendo nostalgicamente, ma diversamente, all’assoluto.

Capire è difficile, soprattutto in un mondo ove avanza il bluff dei tuttologi semi-istruiti, la cui parodia potrebbe riassumersi in “quelli che non occorre sapere tutto prima di sapere qualcosa”. Capire è difficile perché richiede tempo e pazienza, proporre rimedi anche immaginazione, creatività e nello stesso tempo sano realismo per convergere in un punto le opinioni di molti. Facile a dirsi. Facile come manifestare indignazione o pessimismo. Alcuni sostengono che i pessimisti sono ottimisti meglio informati. Io penso solo possano realizzare il loro stato d’animo. Non è un granché ma paga immaginare complotti, rende popolare predicare l’Apocalisse imminente.

Siamo pieni di sciamani travestiti da filosofi che ogni giorno ci dichiarano di sapere quale sia la caratteristica fondamentale dell’età nella quale ci è concesso vivere, che sanno quale sia il problema che, senza saperlo, abbiamo tutti di fronte. Seminano paura, disperazione, affascinano giovani, anziani, discutono tra loro con acrimonia, manifestano certezze per stabilire se solo un Dio ci salverà, oppure un super uomo, oppure nessuno. Meno male, dico io, che il mondo è imperfetto.

Nella prefazione a “Se questo è un uomo” Primo Levi con semplici parole afferma: “Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti; è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis. E’ meglio accontentarsi di altre verità più modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate.” 

Non voglio seminare facili illusioni e speranze eccessive, solo proporre nella libertà di  diffusione del pensiero un atteggiamento propositivo. Così come da tempo invito ad aggiungere proposte a critiche in quantità possibilmente simile, allo stesso modo invito ad accompagnare cattive notizie a notizie buone, preoccupazioni a serenità. Il futuro va plasmato, intercettato. Bussola, polvere da sparo, stampa, vapore, elettricità hanno provocato nella storia maggiori mutamenti di qualsiasi filosofia, impero, cattiveria e bontà. Oggi altri sono i paradigmi, ma la sostanza è la stessa.

Invece da tempo una certa filosofia che va per la maggiore non perde occasione per sdottoreggiare sulla storia universale, sul destino della civiltà, dissertando su come e quando sono incominciati i nostri guai e su dove inevitabilmente andremo a finire. Traspare assenza di speranza, quando invece, “Come i nostri vicini e lontani antenati, come sempre è avvenuto da quando abbiamo imparato ad accendere un fuoco, continuiamo ad oscillare, in una situazione di incertezza, tra la speranza e la disperazione.  (Paolo Rossi, Speranze).” Ragionevoli speranze dunque? Direi di sì. In Italia e nel mondo ci son stati più cambiamenti positivi negli ultimi cinquant’anni che in mille e più anni. Non credo si vada incontro a catastrofi planetarie o a dittature intercontinentali. Non è vero che l’uomo non impara, una certa storia dice il contrario.

E se il mondo occidentale, Europa in testa, ovunque si guardi si è storicamente macchiato di ogni nefandezza (oggi ancora in certi casi) non deve avere una sorte di masochistica autoflagellazione, criticandosi fino all’autocannibalismo. Deve invece energicamente lavorare, costruendo e intercettando ogni possibile occasione, per esportare un modello sociale che nella sua mirabolante imperfezione attua una società aperta e pluralista, nella quale è possibile risolvere i contrasti senza ricorrere alla violenza. Violenza che non è solo soppressione fisica dell’altro. Ma per fare questo il nostro mondo imperfetto non può cedere alle intolleranze. Ed essere esemplare in tutto ciò, come protagonista credibile.

Bando alle cassandre dunque, è la bellezza dell’incertezza. Come scrisse Eugenio Montale coi versi “la Storia”:

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco (…) La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.

(Quanto sopra è dedicato a chi, nel week end, mi ha mandato a dire, nella sua prigionia corporea causata dalla SLA, che il mondo è bello e di essere una persona felice.)

Sursum corda.

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