Il potere della burocrazia, tra Davide e Golia

Domenicale Agostino Pietrasanta

burA dichiarazioni siamo alla piena, ma nei fatti non c’è conclusione; e se della riforma del Senato si fa pasticcio, della “spending review” non se ne fa nulla o quasi. Tutti lo sanno, tutti lo dichiarano, ma poi finisce lì e di risparmi sulla spesa neppure l’ombra. Non solo, ma tutti sanno che dai governi di Monti, Letta e Renzi ci sono ottocento (!) leggi che in parte potrebbero sortire, se applicate, non pochi vantaggi nel merito, ma non se ne fa nulla perché mancano gli atti di ordinaria amministrazione per le relative applicazioni. I ministeri nei loro organi burocratici sono inadempienti.

Ora non saprei se il tutto dipenda da incapacità o da consolidata accidia dei funzionari e dei dirigenti, né se c’è una causa legata alla resistenza dei poteri forti dello Stato; tuttavia, se si esclude la prima causa, come molti accertamenti confermerebbero, se si constata che nei nostro ministeri gli incompetenti sono pochi, rimangono le altre due motivazioni che costituiscono un intreccio ed un mix semplicemente micidiali. Così accidia e resistenza, la fanno da padroni; non dico che la politica non abbia colpe, ma risulta sempre più evidente, che il “collo di bottiglia” che impedisce il rinnovamento sta nella burocrazia, la quale appunto non permette o non facilita il passaggio dalla norma alla relativa applicazione.

C’è in sostanza una forza intaccabile di fronte alla quale la debolezza della politica appare in tutta la sua impietosa impotenza. C’è un gigante paragonabile a Golia che è la struttura amministrativa, ed un semplice Davide, la politica, che potrebbe competere, al massimo con le pietre, contro un guerriero armato delle armi più sofisticate. Mi direte che Davide vinse contro Golia, ma al netto della protezione divina, di cui non spero interventi a favore della nostra pasticciata politica (aiutati che il ciel t’aiuta!), benché non sia tra i detrattori di Renzi, sinceramente non mi sento di metterlo a confronto con Davide.

Ad ogni modo per evitarvi ulteriore e noiosissime considerazioni, ricorrerò ad una storiella che la dice lunga sulla incrollabile tenacia accidiosa della burocrazia. Vi dico subito che si tratta non proprio di storiella, ma di avvenimento assolutamente veritiero, di cui, non per merito, ma per funzione, sono stato, almeno in parte, protagonista.

Parecchi dei miei rari lettori sanno quale mestiere ho praticato; e sanno che mi sono trovato a reggere un’istituzione scolastica in cui i docenti, avvalendosi di facoltà concesse dalle norme sulla sperimentazione, avevano introdotto un corso di lingue straniere, il “liceo linguistico”. Il corso era la dimostrazione lampante che senza gonfiare l’orario scolastico si può benissimo introdurre un numero cospicuo di insegnamenti linguistici, senza sacrificare l’insegnamento della matematica, della filosofia, dell’italiano e via di seguito; basta non perder tempo con le “ricerche colla e forbici”.

Va detto per la precisione che, nel corso succitato, oltre a due lingue fondamentali (il francese e l’inglese), dal terzo anno era obbligatoria l’opzione tra il tedesco e lo spagnolo. Ora avvenne che, anche sollecitato da alcuni amici ispettori, in un certo passaggio della mia permanenza nell’istituto, proposi, col consenso di tutti gli organi competenti, una terza opzione, il russo. Il “superiore ministero”, a capo della direzione classica mi concesse prontamente l’opzione, anche in considerazione che c’erano abbondanti richieste ed iscrizioni. Alla vigilia d’inizio dell’anno scolastico, una funzionaria del “superiore provveditorato” mi telefonò allarmata: tutto sospeso perché l’elaboratore elettronico del ministero prendeva in programma solo quattro lingue, mentre se al francese, all’inglese, al tedesco ed allo spagnolo si aggiungeva il russo, faceva cinque. Non ci fu nulla da fare: né l’intervento del provveditore, né quello degli ispettori, né la mia banale costatazione che sarebbe bastato cambiare il programma dell’elaboratore, ebbero effetto: l’opzione del russo non fu praticabile. La passiva resistenza del Golia ebbe la meglio.

Il meglio o il peggio doveva ancora arrivare: tre anni dopo quando gli allievi che avrebbero scelto l’opzione si presentarono alla maturità, si trovarono in busta il compito di russo; tutto perché la direzione generale classica aveva concesso l’opzione, ma non comunicava coi funzionari dell’elaboratore. Finì tutto a “tarallucci e vino”, gli allievi svolsero il compito nella disciplina che avevano studiato, ma la vicenda la dice lunga. C’è una burocrazia talmente accidiosa e cristallizzata nei suoi chiusi orticelli che non si parla neppure tra uffici di reciproco supporto: sono paralleli e come tali, non si incontrano, né si parlano mai. Immaginateli a porre in essere una semplificazione amministrativa e finanziaria ed una riduzione di spesa! Bisognerebbe che il “guerriero armato” fosse la politica, non la burocrazia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...