Meriam, l’eroismo indispensabile

Domenicale Agostino Pietrasanta

meRitengo infelice, e credo di essere in buona compagnia, un passaggio epocale in cui ciò che dovrebbe essere di comune acquisizione, sia proponibile solo con atti di eroismo. Ritengo preoccupante che la libertà religiosa,  diritto che fonda il dono fatto all’uomo di ricercare Dio con il lume della retta ragione, debba essere acquisito anche col sacrificio della vita. E come credente, ritengo devastante che il dono della fede fatto gratuitamente e misteriosamente all’uomo debba trovare risposta spesso riscattata col sangue.

Tuttavia la vicenda di Meriam Yahya Ibraim di cui vi evito i particolari ormai ben noti, dimostra che la libertà religiosa e la sua fruizione ha bisogno di eroismi per trovare rispetto: talora a costo della stessa vita.

Per tanti motivi. Intanto per gli infiniti casi di cui si ha notizia soprattutto nel paesi islamici; dalla vicenda di Asia Bibi in Pakistan a quelli di cui basta ricercare un minimo di informazione per avere notizia: sanguinose e barbariche soppressioni, coercizioni diffuse, persecuzioni incivili costituiscono una risposta indegna di una qualsiasi civiltà ad uno dei fondamentali diritti. Abbiamo notizia di sgozzamenti,  lapidazioni, impiccagioni e tutto e solo perché una scelta di fede viene impedita da un distorto ragionamento di omologazione teocratica. E tanto mi pare di poter sostenere perché siamo in presenza, almeno in parecchie zone della dominazione islamica, di una sanzione popolare contraria alla libertà religiosa in cui le scelte istituzionali trovano un terreno fecondo per attecchire; una situazione in cui non bastano i soprusi della legge, agiscono le mentalità e le culture, sicuramente favorite da uno squilibrio preoccupante e poste in essere da una offesa alla stessa Religione di riferimento che non manca di richiamo alla infinita misericordia di Dio,  nonché al suo dono misterioso e gratuito di fede.

Non basta. Sembra che solo alcuni atti di eroismo riescano infine a scuotere il sonno dell’Occidente, un sonno che quando marchi l’indifferenza alla libertà religiosa produce il peggiore dei mostri perché riduce il più alto vertice della scelta dell’uomo, alla sua negazione; come dire la negazione delle più esigenti caratteristiche dell’umano. Su questo forse uno scatto di dignità l’ha posto in essere Matteo Renzi, quando nel discorso di insediamento per il semestre europeo ha posto l’Europa davanti alle sue radici di tolleranza: se l’Europa non sente il dramma di casi come quelli di Meriam non può chiamarsi Europa. E personalmente mi viene da pensare se la fondamentale delle tolleranze, quella che permette la libertà religiosa non possa essere uno dei segni delle radici cristiane del continente. Purtroppo l’interesse dell’Occidente per ciò che accade in certe parti del mondo è prevalentemente condizionato non già dalla difesa dei diritti, ma dalla preoccupazione di interessi economici; la difesa dei diritti (compresa l’esportazione delle democrazia: bella questa!) non costituisce che la facile “mercanzia” per rimarcare la propria supremazia sugli scacchieri internazionali di maggiore impatto e di più esigente supremazia. Ed allora solo gli atti di eroismo riescono a scalfire una omologazione alla logica del potere, tanto grave quanto quella di una prassi teocratica che offende il diritto alla libertà.

E forse, cosa più intrigante e pericolosa da introdurre, certi atti di eroismo mettono in crisi e forse costituiscono atto di accusa a certi modo edulcorati della nostra stessa prassi religiosa. Non mi permetto di giudicare nessuno in particolare, ma ci sono comportamenti che andrebbero sul serio rivisti. Pensiamo un momento all’abisso esistente tra chi per un atto di fede e per il suo obiettivo di verità è pronto a dare la propria vita e chi usa della devozione per quello che ritiene il proprio tornaconto individuale. Non giudico, giovi la ripetizione, chi chiede per devozione religiosa le “grazie” più speciose (anch’io non vado esente da certi comportamenti), ma mi colpisce il fatto che molto spesso si usi la religione come un “tranquillante” ai nostri problemi. E tutto questo mentre c’è chi non solo mette la propria vita a disposizione della gratuità del dono della fede, ma, e più semplicemente c’è anche chi, nella normalità per nulla eroica dei comportamenti, di fronte al dono, sente tutta l’inquietudine sottesa alla libera ricerca di una risposta adeguata e coerente con la propria libertà.

Ed allora, forse anche per questo, certi atti di eroismo, ancorché opportuni, sembrerebbero indispensabili.

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