Effetti speciali

Dario Fornaro (*)

dosDopo oltre un mese di sapiente “predisposizione mediatica” sullo stato d’avanzamento, e le prospettive finali, del Ponte Meier e sull’avvio, alla buon’ora, dei lavori sul fronte degli interventi PISU (piano integrato di sviluppo urbano) per la “riqualificazione” dei Borghi Rovereto e Cittadella, coi primi di luglio sono cominciati gli sbancamenti in Via Dossena. La strada sarà integralmente rifatta e ri-funzionalizzata in vista di ottenere una sorta di “piazza lineare”, elegante ossimoro urbanistico inneggiante al buon soggiorno ( e non solo al buon transito) dei cittadini e dei visitatori in quel tratto che congiunge Piazza Gobetti  a Piazza S. Stefano.  La città sembra apprezzare: finalmente, dopo il ponte, anche col PISU si lavora e si spende. “Undici cantieri per la rinascita” titolava il “Piccolo” dell’11 aprile.

Vano sarebbe, e anche politicamente scorretto, chiedersi perché cavolo, con tutti i problemi di dissesto viabilistico che affliggono il Centro storico – con episodi tragicomici come via Rattazzi e traverse – si debba rifare una strada che di problemi non ne presentava e che, se non erro, era già stata rifatta nel post-alluvione.  Per l’intero PISU, a lungo connotatosi, almeno nei confronti della cittadinanza,  per la sua riservata progressione progettuale, occorrerà forse attendere che le polemiche, già innescatesi tra vecchia e nuova Amministrazione, sui meriti e la paternità politica dell’accoppiata Ponte-Pisu, recuperino al dibattito i particolari documentali, finora parziali o appannati, delle due vicende . Anche per  poter capire come e qualmente nel PISU sia stato infilato di tutto e di più, allo scopo presumibile di saturare comunque le risorse resesi disponibili attraverso i canali euro-regionali.

Per via Dossena – ma anche per il rivoluzionato e decantato “boulevard Giordano Bruno”  (v. “La Stampa” del 23.4) –  sembra  difficilmente contestabile il prevalente interesse scenografico, preludio, da ambo i lati, al trionfale ingresso sul ponte ad arco. Potevamo stupirvi con gli effetti speciali, diceva l’antica pubblicità di televisori, e noi, diversamente concludendo rispetto all’originale, vi stupiremo proprio con la nostra superlativa “riqualificazione”. E ci aspettiamo apprezzamento e gratitudine sotto il profilo estetico e promozionale. O quantomeno per il “lavoro” procurato alla nostra città assetata d’occupazione (fatta salva la bella quota di lavoro-Meier recapitata a Pordenone, per la quale i ringraziamenti li aspettiamo dal Friuli).

L’accoppiata Meier-Pisu  procede comunque di buona lena verso la beatificazione politico-popolare: non solo in quanto opere tangibili – e opportunamente costose – in corso di realizzazione, ma come  importante risarcimento psicologico contrapposto, con la dovuta enfasi, alle pene del dissesto comunale inflitte di necessità alla cittadinanza negli ultimi due anni, e in qualcun’altro a venire. A parte l’accento posto sulla trentina di milioni “trovati per strada” – mutuo Meier compreso – e prestamente investiti a cavallo del Tanaro, la confortevole attesa per  i prossimi tagli di nastro  è propiziata dal fatto che a Ponte e Pisu hanno posto mano, negli anni, tutte le forze politiche tradizionali (dunque no M5S) ripartite in Centrodestra, Centrosinistra e Affini. E nessuno che sia stato minimamente turbato, almeno di recente, dalla possibile, polemica immagine di una città con le pezze al culo e la nuova stola d’ermellino. Ovviamente occorre riconoscere che chi attende ai festeggiamenti è gente che sa il fatto suo nella scelta, nel dosaggio e nel sostegno degli argomenti proposti al pubblico.

Morale: al punto in cui siamo non si può che convenire con Walter Siti (premio Strega 2013) quando titola “Resistere non serve a niente”. E meno ancora resistere fuori tempo massimo. Sia dunque come il cielo ce l’ha mandata. E se si impara qualcosa, meglio.

Aperta parentesi. Con l’immensa idrovora dei Fondi Europei  bisognerà  fare i conti prima che gli “euroscettici” di varia natura e consistenza  pensino loro a scassare la macchina. Noi, come gli altri Paesi, dirottiamo al centro, prelevati dal gettito IVA, quattrini buoni a tutti gli usi e  riceviamo quantità di denari “farlocchi”, nel senso di spendibili  per finalità e su progetti  imperscrutabili, tra i quali spiccano volentieri  destinazioni discutibili in punto di utilità/necessità o iniziative così settoriali da oltrepassare la stravaganza. Sono soldi nostri – e tantopiù da quando, per l’Italia, il conto “dare” supera il conto “avere” – ma noi li sentiamo, li trattiamo come contributi/donazioni esterni, piovuti dal cielo, sui quali è lecito esercitare la logica dell’arraffa-arraffa  (e del chi s’è visto, s’è visto). Proviamo a immaginare se avessimo messo noi sul piatto della riqualificazione urbana (non si sa come, ma stiamo immaginando) l’equivalente dei 12 milioni Pisu:  è altamente probabile che le attuali opere  Pisu sarebbero finite oltre metà classifica in ordine di utilità-necessità delle cose da farsi. Suggerisce qualcosa?

Altra, ultima parentesi. Prestigio e decoro urbano non sono solamente presidiati dalle “grandi opere”, ma anche da una assidua attenzione ai particolari controproducenti. Nella grande rotatoria del Tiziano, come in quella Forlanini – intesi come ponti d’ingresso alla città – da tre anni campeggiano grandi tralicci rossi, ivi collocati per sostenere cartelloni pubblicitari (6×3) ad uso prevalente del Sindaco “più amato d’Italia”. Sono rugginosi, in disuso ed espongono  straccipenduli di antiche affiches: indecoroso. Con o  senza calata (pur prevista) di visitatori Expo per ammirare il nuovo Meier, si potrebbero per intanto smontare e riporre a magazzino? Di cartellonistica Alessandria non è proprio a corto (ma questo, sempre in termini di decoro, è un altro discorso.

(*) Tratto da Città Futura del 16 luglio 2014

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