Legato al “suo” Vescovo, ma non solo

Carlo Baviera

chwaMentre le testimonianze si rincorrevano all’interno della sua Chiesa, per ricordare il sacerdote, il giornalista, l’impegnato per la giustizia e per il Popolo palestinese, l’uomo don Walter, mi sono chiesto cosa mi aveva colpito di lui e cosa ne avrei potuto dire, rispetto a chi ne aveva condiviso passioni, impegni, preghiere, gioie delusioni e difficoltà.

Appartengo a quanti (non so se pochi o molti) hanno avuto con lui pochissime occasioni di incontro; non estranei ma nessuno scambio di idee e opinioni a livello personale, solo alcune e-mail, o ancora (da parte mia) la visita quasi quotidiana del suo blog OBSERVATOR per aggiornarmi su aspetti che ritenevo utili.

Perciò non posso che fare una rapidissima carrellata, di flash che mi vengono in mente, per ricordare don Walter. Non posso che iniziare dalla prima occasione di incontro, o meglio, in cui ci siamo incrociati quasi casualmente. E’ stato a Napoli nel 1999, dove si teneva la 43^ Settimana Sociale dei Cattolici Italiani: lui ovviamente accompagnava il “suo” Vescovo Mons. Charrier, e lo vedevo svolgere le funzioni di perfetto segretario. Poi  un saluto molto rapido, dandosi rigorosamente del lei, a Malpensa ritirando i bagagli.

Poi il suo impegno e le iniziative a cui partecipava, me lo resero familiare attraverso ai giornali e non solo tramite quelli.

Lo rividi fra il 2006 e il 2007 in occasione di un incontro organizzato dalle ACLI provinciali in collaborazione con la Pastorale Sociale della Diocesi di Casale Monf. per un dibattito in cui sarebbe stato relatore l’On. Giovanni Bianchi, ex Presidente ACLI, ex Presidente del PPI, ex parlamentare. Alcuni amici avevano stabilito che fossi io a moderare la serata, perciò ebbi l’occasione di partecipare ad una cena veloce, prima dell’incontro in cui ci si scambiò alcune valutazioni sulla situazione generale: era presente anche don Walter. In quei pochi momenti si rivelò come una persona attenta, preparata, critica verso incertezze nel prendere posizioni chiare rispetto ad una serie di problematiche sociali ed economiche. Capii subito che non era “solo” il segretario del Vescovo di Alessandria o l’Assistente delle Acli alessandrine, ma qualcuno che la situazione non voleva subirla, ma affrontarla senza atteggiamenti passivi o spirito remissivo. Intanto, grazie alla cena passammo dal lei al tu.

Dopo qualche tempo, avendo rintracciato non so come il suo indirizzo mail, mi feci coraggio  e gli scrissi che avrei avuto piacere di scambiare con lui qualche opinione sulle nostre comunità di Chiesa, su quanto si poteva fare per attivare iniziative che aiutassero un più deciso rinnovamento, per scambiarci informazioni su quanto si discuteva e decideva nei rispettivi Consigli Pastorali Diocesani. Mi rispose subito con entusiasmo, dicendosi contento di poter condividere idee e proposte. Così come ancor più interessato si dimostrò quando gli feci conoscere l’esistenza del sito dell’Associazione Paolo Ferraris: lo aggiunse subito ai link del suo sito. E mi ricordò che aveva molto stimato un politico come Paolo ed era contento di aiutare a ricordarlo anche solo in quel modo.

L’ultima volta che lo incontrai fu durante una serata presso il Museo Etnografico della Gambarina, in cui mi pare approfondì insieme all’amico Pietrasanta, gli aspetti della Costituzione e del contributo che personaggi come Dossetti e La Pira apportarono alla sua stesura. Il tema, sul quale posso anche confondermi, non è la cosa importante: ciò che importa è invece la sua passione e competenza nell’affrontare l’argomento che gli era stato affidato, e in cui sentivi il coinvolgimento totale del sacerdote e del cittadino.

Abbiamo continuato a scambiarci mail e auguri per le feste comandate. Nel frattempo gli avevo fatto recapitare il mio libro Un colpo d’Ala, e mi aveva ringraziato dicendomi che ne aveva iniziato la lettura. Presi coraggio e risposi inviandogli, in formato elettronico, un secondo libro (mai stampato perché in attesa di editore o di sponsor). Il titolo è Sull’Ala della speranza: ed è una specie di Vocabolario sociale in cui si alternano frasi del Vangelo o dell’Antico Testamento, un breve commento di tipo sociale, e per alcune voci un allegato di considerazioni o brani o articoli di personaggi riguardo al vocabolo cui si riferiscono. La risposta fu: “Grazie del libro. Mi riprometto di leggerlo con calma. Però, da una prima rapida occhiata, posso dire che a Mons. Charrier sarebbe piaciuto molto”. Sempre il suo Vescovo nel cuore.

Poi tutto è precipitato rapidamente per lui. Ecco, pochi ricordi e fuggevoli occasioni di incontro. Eppure in quella Chiesa per i funerali, in quella sua comunità orfana di un padre e di un amico, anche se sconosciuto a tutti e scambiando i saluti con un paio di persone al massimo, non mi sono sentito estraneo. Mi è sembrato di far parte di una famiglia che era cresciuta attorno a don Walter e che, aiutata dal suo insegnamento, dal suo sorriso, dal suo consiglio, a volte dalla sua durezza (quante volte sul facebook è stato rigido riguardo a chi criticava le posizioni filopalestinesi), sa che non è sola e che ora è più ricca perché ha chi le è vicino in un modo diverso, chi le sta accanto con la dimensione dell’eternità.

Così come non sono rimasti soli i suoi amici di Appunti Alessandrini; continuerà a dare consigli in modo diverso e da una posizione più favorevole per l’obiettività.

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