A-Dio

Andrea Zoanni

wal2In andata e di ritorno dalla celebrazione dei funerali del “don” a Castelceriolo, mi sono lasciato intenzionalmente accompagnare dall’ultimo concerto diretto da Claudio Abbado, svoltosi a Lucerna il 26 agosto scorso. Non fu quella una decisione del maestro, perché malgrado le forze cominciassero a mancare, nella sua mente balenavano molti progetti da concretizzare.

Il destino, la lunga malattia, hanno invece voluto che la sua ultima rivelazione artistica fosse l’incompiuta nona sinfonia di Anton Bruckner, un lavoro aperto sull’infinito, espressione di una vita sempre proiettata in avanti, con la musica pronta ad abbattere ogni barriera.

La stessa sensazione provata due sere prima in quel del Sacrario di Redipuglia, col concerto di Riccardo Muti ed il Requiem di Giuseppe Verdi, ricordo caro dei miei primordi culturali e musicali.

Penso vi sia un parallelo puramente casuale tra quanto detto in brevità del compianto e competente senatore, non asservito all’ignorante di turno, e gli ultimi periodi di vita di Walter Fiocchi, avendone conosciuto la tenacia, l’attaccamento e il desiderio di non mancare agli appuntamenti doverosi e futuri rivolti non solo alla Comunità che aveva in onore di custodire.

Amare ed essere amati; e come armi la parola e la testimonianza, il coraggio, la speranza. La sua ultima lettera è per me un ARRIVEDERCI e un FATE I BRAVI; e quel ricordare la porta della casa parrocchiale sempre aperta non è rivolto a lui ma alla sua Comunità, a tutti noi.

Le toccanti parole di uno dei suoi ragazzi: “ci sentivi rumoreggiare ed aprendo la finestra stavi insieme a noi; ora che sei salito più in alto dovremo gridare di più e lo faremo con tutte le nostre forze”, descrivono in pienezza quanto vuoto abbia lasciato la sua morte prematura e annunciata.

Affermare di conoscere una persona è ardua impresa, soprattutto quando la si è frequentata da poco tempo. Mi limito a osservare quanto la sua autenticità accorciasse i tempi della conoscenza, perché le sue espressioni, considerazioni e risposte non erano mai evasive.

A ben vedere, la sua pastorale ha scrostato l’intonaco sul muro della mia coscienza, riportando alla luce un mosaico che, piaccia o no, è intriso dei colori di una religiosità matura e coinvolgente, mai superstiziosa e bigotta, che mi ha riportato alla trascorsa giovinezza tra gli eventi degli anni ’70 ed ’80.

Io penso che l’uomo sia libero di scegliere sia il bene sia il male, che sempre esisteranno. Ma invocare Dio affinché ci preservi dalle calamità umane e naturali, o prevaricare il prossimo e l’ambiente in Suo nome, sono la più egoistica delle azioni che l’uomo possa fare. Pensare poi di parlarne senza riconoscerne l’esistenza è come ragionare su qualcosa che non esiste.

Come il fatto di chiamarlo in causa solo nel momento del bisogno, al pari di una polizza assicurativa che, se non funziona a dovere, dimostra la sua inefficienza e nel caso in questione la Sua inesistenza. Atteggiamenti tipicamente umani, essere vivente innocente e superbo.

Questo e altro mi sentirò di dire, sommessamente e responsabilmente, ad una settimana circa dalla sua scomparsa, condividendo la proposta già avanzata su Appunti di lavorare ad una sua retrospettiva, nella nostra società torporifera e accomodante, lambita da venti di guerra sui confini europei e mediterranei che gli avrebbero lacerato l’anima.

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