Don Walter e quelle fila che si assottigliano

Giacomo D’Alessandro

walMi ha colpito profondamente l’improvvisa dipartita di don Walter Fiocchi, prete ad Alessandria, attivista per il popolo palestinese e voce critica nella Chiesa e nella società italiana.

Al di là del dolore per un amico che a suo tempo mi ha accolto, aiutato e incoraggiato con entusiasmo e acutezza, c’è la presa d’atto che se ne va troppo presto un altro pezzo di quella chiesa critica, popolare e battagliera, scomoda alle gerarchie e incorruttibile dalle lusinghe del potere e del consenso, chiesa che vede in questi anni, anche per ragioni anagrafiche, le sue fila assottigliarsi velocemente.

E il dramma, se dramma può esser considerato, è la mancanza di ricambio, la mancanza all’orizzonte di figure che abbiano respirato il buon esempio dei tanti “don Walter” di saper conciliare chiesa e laicità, riformismo e istituzione, profezia e dialogo, contaminazione e identità radicata nel Vangelo e nella propria gente.

Pagheremo, forse senza rendercene conto, il venir meno di queste generazioni di preti-laici e laici-preti, attivisti della fede, promotori della giustizia, voci critiche in una società e in una Chiesa allergiche in fondo a ciò che mina il pensiero unico, questi personaggi umili e determinati, capaci nonostante tutto di non strappare, di non farsi trasformare in leader solitari o in arruffa-popolo elitari.

La società evolve, certi passaggi sono necessari. La declericalizzazione avverrà di pari passo con la perdita generale di rilevanza della religione e con l’analfabetismo religioso. Persone come don Walter hanno saputo in decenni difficili muoversi, sperimentare, rilanciare, dialogare e vivere tra una Chiesa fattasi stanca, spaventata e impantanata in nodi irrisolti, di difficile appartenenza, e una società di massa fattasi rapidissima, superficiale, governata da linguaggi e mezzi di comunicazione radicalmente diversi e nuovi, lontana e disinteressata da tutto ciò che riguarda fede e religione, società di persone che ne hanno fin sopra i capelli – specie in Italia – di ciò che “puzza” di Chiesa e di clero.

Persone come don Walter non si sono tirate indietro di fronte alla sfida di ripensare, riproporre e reinventare la testimonianza di un’essenziale cristiano sano, liberato da vecchi orpelli e incrostazioni storiche, fresco nella sua vena anti-sistemica, valorizzato nei suoi slanci sociali a favore della giustizia e della sostenibilità. Persone come don Walter hanno dimostrato la pungenza e la credibilità del Vangelo e di un impegno incarnato, sincero, libero e critico nelle piaghe e nelle pieghe dell’attualità del nostro tempo.

Di fronte al berlusconismo, all’illegalità e alle mafie, al pensiero unico, al liberismo devastante e alla finanza idolatrata, al clericalismo cieco e all’indifferenza individualista, persone come don Walter non hanno taciuto. Tra la loro gente, con i loro amici, con umiltà e coraggio ci sono stati. Non lasciamo vuote quelle fila. Per passione dell’umanità. “Per amore del mio popolo non tacerò”.

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