Walter giornalista

Dario Fornaro

WFIPer partecipare, qui su “Appunti”, all’ondata di ricordi  e apprezzamenti provocata dalla morte – prematura quanto pur annunciata – di don Walter Fiocchi, preferisco riproporre un ampio stralcio di un mio testo di dieci anni fa. Si tratta di una delle tre prefazioni (allora si abbondava..) alla raccolta di articoli di stampa di Fiocchi, pubblicata  dall’Editore Boccassi col titolo “IL DITO E LA LUNA – Coscienza cristiana, società civile e Vangelo”. E’ anche la scelta, il proposito di evidenziare, tra le molte, la figura di Walter “giornalista” alla quale lui teneva per sottolineare il bisogno, ad un tempo intimo e pubblico, di comunicare, di entrare in dialogo, sia pure, all’occorrenza, per la porta polemica.

Spirito veemente in fisico pacioso; prorompente impulso  a scrivere, a comunicare, radicato in un perenne movimento di vita e di attività. Questo – e tante cose ancora –  è il ritratto di Walter Fiocchi che ci consegna, oltre  alla conoscenza personale, la presente raccolta della novantina di “pezzi giornalistici” da lui pubblicati negli ultimi cinque anni (1999-2003) sulla stampa locale ed in particolare sul settimanale diocesano Voce Alessandrina. (……..)

Se ogni articolo, ripreso e ripubblicato, era un “unicum” che galleggiava sulla vorticosa corrente della cronaca (e che altro per uno che si ritiene, che è un giornalista?), un metodo, un suggerimento per recuperarne interamente la freschezza, è quello – disdicevole invero sotto altri profili – di saltare di palo in frasca, di leggere or qua or là, costruendosi da soli un percorso di partecipazione, o almeno di curiosità. Questo procedimento errabondo può trovare un valido supporto proprio nell’indice cronologico e sistematico degli articoli, che consente di portarsi subito a “vedere” che cosa diceva don Walter di quell’evento o di quell’altro.

Gli articoli, tuttavia, per quanto numerosi e incalzanti nel tempo, non vanno a comporre nessuna forma di diario. I diari – che non siano mere annotazioni di cronaca – hanno una forte, inevitabile componente intimistica e non sono scritti, di norma, per essere pubblicati, anche se la fama o l’importanza dell’autore li traggono spesso dai cassetti segreti. Nulla di intimistico, al contrario, nella prosa, “pubblica” fin dall’origine, di Walter Fiocchi che, interpellato da eventi grandi e piccoli, produce, talvolta “erutta”, la sua interpretazione, il suo commento, le sue preoccupazioni. Senza preoccuparsi,  a sua volta, del plauso o del dissenso che le sue posizioni potranno raccogliere tra i lettori. E’ come se dicesse: io vi dico la mia, parliamone.  E’ come se aggiungesse: non esprimo autorità alcuna, ma porto i miei ragionamenti  di prete-cittadino, magari vivaci, ma aperti ad ogni confronto.

Il metodo della discussione, l’impronta del duello (dialettico, per carità) ad armi pari non lo salvano facilmente, tuttavia, dalla tagliola semplicistica e desolante per cui uno che “prende parte”  è per ciò stesso “partigiano” e dunque inadatto a porsi in dialogo tra spiriti eletti. Walter Fiocchi va avanti egualmente, senza tracotanza ma senza mettere troppa sordina ai suoi interventi, specie quando intravvede che siano in gioco fondamentali valori di democrazia e solidarietà, a livello nazionale e internazionale .E se ne sortiranno più “sussurri e grida” che virili dissensi o  consensi, pazienza.

Un’ultima notazione. Della cinque parti nelle quali è stata suddivisa la materia degli articoli, la più corposa, seppur di poco, è l’ultima, raccolta sotto un’intestazione fortemente soggettiva: “Amo questa Chiesa”. Se un lettore, benevolo o meno che sia, vuol trovare la vera chiave di Walter Fiocchi, la cerchi in queste pagine che, meglio d’altre, pongono in stretto, immediato rapporto la franchezza del dire con la tensione al rapporto umano, nella prospettiva di una fede robusta a fronte dei venti che tirano. Non è la Chiesa-istituzione, che resta discretamente sullo sfondo, quanto la Chiesa comunità di credenti (e di peccatori) che richiama il grido d’affetto e l’impegno del parroco-giornalista. Di modo che, chiuso il libro – magari per riaprirlo e riaprirlo – si rimane con la confortevole sensazione di aver respirato arie fraterne, anche quando fraternamente dissonanti dalle attese omelie.”

Ora che il tragitto terreno (1950-2014) dell’amico Walter è terminato, è ben possibile, direi auspicabile, che dall’affettuoso riordino delle sue carte, reali e digitali, possa emergere una più ragionata antologia dei suoi interventi, l’ultimo dei quali, la lettera ai suoi parrocchiani di Castelceriolo,  di pochi giorni addietro, ha  toccato vertici di fede e di umanità davvero commoventi. Ci sarà modo, nel caso, di ripercorrere in filigrana anche la sua biografia, che lui non ci teneva certo a tramandare, ma che costituisce comunque un tassello significativo  per raffigurare – incidenti di percorso compresi, anche locali –  i modi di essere Chiesa  intrecciatisi negli ultimi cinquant’anni.

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