Don Walter, la scelta radicale dell’Evangelo

Agostino Pietrasanta

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Appena tre giorni fa, nella camera del “Gelso” dove era ricoverato, don Walter mi disse che stava bene, che si sentiva in forma, che non avvertiva dolore; ora capisco quanto mi voleva trasmettere. Lo aveva esplicitato in una straordinaria omelia del febbraio scorso nella terra della sua passione, la Palestina: i credenti nella loro missione “guariranno” grazie alla loro fede. Il Signore, diceva don Walter non ci assicura la capacità di guarire la malattia fisica, ma ci da un affetto, una premura un’attenzione che, anche nel dolore e nella sofferenza, ti fanno “stare bene”.

Si tratta di una prima forma di abbandono radicale, non devozionale, ma concreta di fiducia totale alla promessa dell’Evangelo; un primo segnale di quella forza e di quella bellezza della fede di cui il Parroco di Castelceriolo, parlava non solo ai suoi parrocchiani, ma a tutti gli amici, appena quindici giorni fa sul bollettino parrocchiale e per Lui gli amici erano tutti gli uomini amati da Dio, senza esclusioni, senza distinzione di parte, compresi quelli che facevano più fatica ad accettarlo nelle sue espressioni estreme della carità evangelica.

E certo anche questo genere di amici si fecero spesso presenti nella sua vicenda. Vado ancora col ricordo: qualche mese addietro mi permisi di porgli un quesito che voleva essere una provocazione. Se fosse passato accanto al moribondo sul ciglio della strada che da Gerusalemme scende a Gerico, Lui sacerdote si sarebbe comportato come il sacerdote del tempio: sarebbe passato oltre per non cadere nell’impurità. Mi aspettavo la solita risata sonante, invece si fece pensieroso e pensò qualche istante.

Dipende dalle scelte. Se seguo l’istituzione rischio di proseguire, ma l’indicazione di Cristo mi libera dalla legge e non sempre siamo fatti pronti a questa che è la fondamentale, la più radicale delle libertà, la libertà per cui val la pena di essere credenti, la libertà dei figli di Dio. Non sempre siamo disponibili, ma spesso, anche quando lo siamo la nostra disponibilità viene scambiata per disubbidienza alla legge, alla prescrizione, al precetto. E certi amici lo hanno fatto soffrire proprio per questo, anche se da qualche tempo non pochi ne avevano rivalutato le radicali scelte della parte evangelica.

Per questo la sua idea di Chiesa era aperta alla più totale partecipazione comunitaria. Faceva un presepio, prima nella Parrocchia cittadina del “Suffragio” e poi nella Parrocchia di S. Giorgio in Castelceriolo che costituiva una testimonianza persino provocatoria. Dai gradini del presbiterio la fiumana dei pastori si allargava alle navate della Chiesa ed il parroco spiegava che questo allargarsi della salvezza era un segno della volontà del Padre. Ed i privilegiati erano i pastori, persone umili, ma qualche volta anche inaffidabili secondo le categorie dei benpensanti; persone che vivevano nella fatiscenza, in comune col gregge, senza regole, senza particolari legami di credibilità umana; persone che vivevano nella puzza (tale la sua espressione) e non nelle comodità di maniera, né nell’atmosfera della tranquillità borghese. Questo era la sua radicale interpretazione del Natale: un Padre che non aveva fatto caso alle ovattate sensibilità borghesi, perché veniva a liberare un’umanità che trovava più comodo condannare con la forza delle legge piuttosto che amare con la forza dello Spirito. E tuttavia nella forza di questa liberazione stava lo spirito della missione di don Walter Fiocchi.

Per questo ogni provocazione evangelica non assumeva mai il segno del simbolo, ma era la testimonianza della realtà. Era concreta scelta la preferenza per gli “ultimi” di cui don Walter si faceva cornice, senza predicarlo, ma testimoniandolo. Riceveva in casa e dava ospitalità a quelli che il mondo perbene non voleva e lo faceva perché era scritto nel’Evangelo; se per questo lo criticavano, anche gli interpreti delle cerimonie più formali, dei riti più curati (gran bella cosa, ma insufficiente) riproponeva la beatitudine nei fatti, talora senza parole: “beati quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male a causa mia…”; se ne gradivano l’emarginazione, lui tirava diritto perché glie lo diceva il Vangelo di non girarsi e di non interrompere l’operato della misericordia del Padre.

Non per nulla lo capivano in molti, relegati dalla legge, nella categoria dei “lontani” e lo capivano di meno i suoi “amici di appartenenza”; eppure, in queste relazioni, don Walter, ha interpretato il mistero di una Chiesa che cammina col mondo, sapendo che proprio lì stanno le premesse della salvezza e della salvezza di un’umanità che vive incarnata nella storia così come Dio vuole amare, e nonostante tutto, senza riserve.

Lo ricordo così sapendo delle tante cose che mi restano da dire e che avrò occasione di riprendere, ma con un rimpianto che, con le limitate categorie dell’umano, non trova descrizione.

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2 thoughts on “Don Walter, la scelta radicale dell’Evangelo

  1. Pingback: Don Walter e l’irragionevole forza della Parola | Appunti Alessandrini

  2. pochi anni fa, lessi su La Voce un articolo di fondo da cui dissentivo
    e cercai don Walter per parlargliene e sfogargli altre cose

    un’accoglienza amichevole e fui guidata da lui a conoscere Appunti Alessandrini, il suo blog e tante altre cose

    E’ sempre stato così:
    MAI conformista
    SEMPRE di una rigorosa onestà intellettuale
    che non scendeva a compromessi per piacere

    sempre tanto vicino al pensiero di monsignor Tettamanzi (che riconosceva maestro) e del suo vescovo Charrier …

    GRAZIE, mi / ci mancherà la sua presenza qui

    rimpiango di non essere stata presente nei suoi ultimi tempi e di non aver conosciuto la sua ultima preziosa evoluzione, meno culturale e ancor più ricca in amore

    anna m.

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