In carrozza, e di corsa

Angelo Marinoni

ferFinalmente stanze e corridoi di Palazzo Lascaris a Torino sono ben frequentati, dopo una troppa lunga occupazione di personaggi che hanno trasformato uno dei più bei posti d’Italia in una periferia di una metropoli periferica e incapace di definirsi tale.

Dal punto di vista dei trasporti è finito un incubo: in quattro anni di esercizio contiamo l’esercizio ferroviario ridotto del 50%, un sistema metropolitano torinese elefantiaco e incapace di connettersi a una rete regionale e nazionale perché smantellata o resa inutilizzabile, buona parte delle società di trasporto locale sul lastrico e/o costrette a riduzione del servizio con percentuali a due cifre ogni anno.

Non esiste integrazione ferro-gomma, contiamo 500 km di ferrovie efficienti lasciate alle ortiche, i trasporti urbani di città da quasi centomila abitanti come Alessandria ridotti a un inutile servizio sociale.

In uno scenario catastrofico come questo il nuovo assessore Balocco avrà molto da lavorare e la sua intenzione di testare i disagi dei pendolari della Cuneo-Torino come primo atto è encomiabile, ma rischia di perseverare quell’atteggiamento ormai radicato per cui il Piemonte sia Torino e un po’ della sua provincia. Le province di Alessandria e Asti contano insieme 700 mila abitanti e radiografandone il sistema trasporti si ricava uno scarno servizio da cittadina di 40 mila abitanti: praticamente le risorse che dovrebbero essere investite sul trasporto urbano di Casale Monferrato (per usare un termine di paragone) sono quelle con le quali si pretenderebbe di garantire la mobilità delle  persone per un territorio da 700 mila. Della mobilità delle merci vorremmo anche dire, ma siamo pur sempre il paese dove uno scellerato che sostiene l’esclusività del trasporto merci su camion fra uno dei principali porti del Mediterraneo e una delle principali città d’Europa passa per essere un grande amministratore e scivola sereno da una grande azienda di Stato all’altra con il placet del sistema politico comunque rappresentato.

Il Piemonte aveva una rete ferroviaria praticamente perfetta, era perfetta prima che cominciasse a metterci mano Signorile e ai nostri giorni un assessore regionale che ha assecondato e appoggiato le volontà della società incaricata del trasporto ferroviario locale, impegnata  a diventare una multinazionale disinteressata al trasporto locale che con atteggiamento monopolista tutelato da una gestione dell’infrastruttura di cui condivide l’azionista principale ha sancito la dismissione della rete complementare con la pretesa che nessun altro esercisca quello che il suo piano industriale vuole ignorare.

E’ fondamentale che la nuova amministrazione regionale lavori da subito a un nuovo piano dei trasporti, integrato con quello ligure e quello lombardo, come è fondamentale che si appropri delle tratte che RFI per assecondare Trenitalia rende di giorno in giorno più difficili alla riattivazione.

Basti pensare ai danni inutili inferti a una infrastruttura senza criticità come la Arona – Santhià con l’evidente intento di renderne più costoso il ripristino (sbarre e meccanismi dei p/l, segnalamento interrotto ecc ecc), basti pensare ai lavori che dovevano iniziare nel 2010 alla galleria Ghersi di Neive e rimasti dove sono stati cominciati o meglio appena abbozzati in attesa di fondi che copiosamente sono arrivati per altre opere più’ utili alla mobilità elitaria dell’alta velocità e alle attività di Trenitalia nel settore delle tariffe a mercato.

E’ del tutto evidente che Trenitalia non abbia alcuna intenzione di gestire quelle tratte di cui ha addirittura plauso la chiusura per stessa ammissione del per fortuna ex presidente Moretti e del direttore Cioffi, responsabile del trasporto regionale di Trenitalia.

E’ quindi del tutto evidente che RFI società che condivide con Trenitalia la proprietà  difficilmente metterà mano a quelle tratte e se costretta a farlo come potrebbe gestire il conflitto con la partecipata?

Data l’ingombrante anomalia italiana non dovrebbe proprio essere la regione a cercare la proprietà e la gestione dei quelle tratte?

Penso a Metrogranda, quel progetto meraviglioso nato da intellettuali e sposato dal Politecnico (http://www.afpiemonte.it/afp/2014/04/01/metrogranda-una-ferrovia-per-una-citta-di-citta/) , che vede il riutilizzo delle tratte afferenti Cuneo come una metropolitana della Granda, penso alle Ferrovie del Monferrato (http://www.afpiemonte.it/afp/2014/04/27/la-ferrovia-del-monferrato/) (http://www.afpiemonte.it/afp/2014/04/27/seconda-linea-del-monferrato-e-cenni-sulla-ferrovia-del-turchino/)  come alle versioni precedenti dell’Arch. Currado delle linee afferenti Asti, penso alle relazioni ferroviarie dell’Alta Val Tanaro, esistenti (Ceva – Ormea) e potenziali (valico Albenganese di Garessio) che il Comitato Treno Alpi Liguri tramite l’ing. Sibilla portano avanti (http://www.afpiemonte.it/afp/2014/04/10/una-bretella-ferroviaria-nel-ponente-ligure-possibile-cardine-per-una-nuova-mobilita/) .

Non c’è molto tempo, ogni giorno aumenta il danno su quelle meravigliose e fondamentali infrastrutture abbandonate, ogni giorno diventa un poco più difficile e costoso il ripristino: si tratta di investire poco rispetto a quello che si ottiene sull’immediato e in prospettiva in termini di mobilità sostenibile di persone e di merci.

Ignoriamo quasi scientificamente che la comunità internazionale si è posta come obiettivo il trasferimento del trasporto merci dalla gomma alla rotaia con l’obiettivo del 30% entro il 2020, come farà il Piemonte a rispettarlo, per se stesso non certo per i burocrati, se pensa solo a nuove inutili strade (come il raddoppio del traforo del Tenda) e abbandona le sue preziose ferrovie?

Quindi in carrozza!

Si lavori da subito alla riapertura delle ferrovie e ad un ruolo gestore della Regione, non mancano le potenzialità visto che il Comune di Torino potrebbe portare GTT in dote e in provincia di Cuneo non manca il fermento e l’iniziativa per quell’integrazione ferro-gomma che un gestore unico o consorziato potrebbe dare.

Non sono un sostenitore del gestore unico, forse per vizio professionale, ma resto convinto che un forte vettore con licenza automobilistica e ferroviaria possa far correre sullo loro differenti strade treni e autobus, cessando una perniciosa e inutile concorrenza e arrivando a quell’integrazione che ci porterebbe a spendere bene le risorse investite nel trasporto pubblico locale e nel sistema ferroviario regionale.

Su queste pagine lanciai l’ipotesi MetroAL (https://appuntialessandrini.wordpress.com/2014/03/03/un-coraggio-di-ferro/) come punto di partenza: integrazione tariffaria di trasporto urbano, provinciale e ferroviario per ottimizzare l’offerta su un territorio con poche risorse. Alessandria non può perdere l’occasione che la geografia e le infrastrutture pronte all’uso le offrono, penso allo scalo merci e al fatto di essere nodo di otto (8) linee regionali, un hub naturale che solo la miopia di certe gestioni politiche e il disinteresse industriale del vettore ferroviario principale fino  a questo momento possono spiegare.

In carrozza quindi e i migliori auguri all’assessore Balocco: c’è molto da fare, ma anche molte opportunità che trasformano un lavoro immane in una meravigliosa prospettiva.

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One thought on “In carrozza, e di corsa

  1. Il nuovo Assessore, seppur privo di conoscenze tecniche specifiche come la precedente, dimostra chiaramente di voler dare un taglio diverso: occorre fargli pervenire le necessarie informazioni tecniche, visto che, per formazione, non le possiede. Tuttavia, a parere di chi scrive, il passaggio di proprietà di alcune linee dallo Stato alla Regione, rappresenta un serio pericolo nei confronti dell’unità della rete, impedendo l’effettuazione di quei servizi di più ampio respiro sulle linee complementari, servizi che le rendono veramente tali e non secondarie, come, erroneamente, creduto. Al limite, potrebbe essere trasferita la competenza su alcune tratte terminali, ma solo come extrema ratio di ripiego e sempre che siano mantenuti i regolamenti e l’impiantistica di tipo FS, altrimenti, avremmo una rete monca e, peggio, si ritornerebbe a condizioni da Staterello preunitario, dopo aver fatto, tre anni fa, numerose quanto doverose celebrazioni del centocinquantenario. A maggior ragione, tramite l’Assessore Regionale, occorre battersi in sede Nazionale affinché le linee ora regredite al rango di complementari (Torino – Savona, Fossano – Limone Piemonte e Santhià – Arona) ritornino ad avere la primigenia collocazione fra le linee di grande comunicazione.
    Tutti i progetti, come quelli sopra citati hanno senso solamente se, accanto ai vari servizi metropolitani, locali o regionali, quei binari ospitano da collegamenti di rango superiore, fossero anche solamente in numero esiguo di coppie: valgano i gloriosi esempi del passato a testimonianza del buon operare.

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