Elogio dell’inflazione

Sandro Strozzi

infGli effetti dell’inflazione sono noti… la sua caratteristica fondamentale è rappresentata dal fatto che essa provoca la svalutazione della moneta, sia rispetto alle altre monete che rispetto ai prezzi dei beni di consumo e strumentali.

Nel secondo dopoguerra – cessati gli esiti galoppanti della svalutazione, tipici del periodo bellico – essa ha accompagnato tutto il periodo della ricostruzione e del c.d. “miracolo economico” del nostro paese, con una media complessiva di c.a. il 3-4% annuo.

Lo ha solo accompagnato o lo ha anche favorito ?

E’ vero che negli anni ’70 essa pervenne a percentuali così considerevoli da provocare una serie di misure dirette a correggerla e a limitarne gli effetti… ma si è trattato di eccessi, dannosi come tutti gli eccessi.

Oggi, com’è noto, l’inflazione è vicina allo zero.

Questo risultato – che molti considerano positivo – è stato ottenuto attraverso una stretta monetaria da parte BCE alla quale, come sappiamo, da oltre 10 anni sono stati trasferiti sia il compito di emettere moneta che quello di controlllare i cambi.

Per descrivere questa situazione monetaria dobbiamo utilizzare una terminologia appropriata: la politica della BCE ha provocato effetti gravemente deflazionistici e, negli ultimi anni, ancor più gravemente recessivi su tutto l’arco dei paesi europei.

I danni provocati a tutti i paesi della Comunità (Germania compresa) dalla depressione in atto sono evidenti a tutti.

Ma dobbiamo domandarci perchè l’inflazione avrebbe invece effetti positivi sullo sviluppo economico.

Essa, in 1° luogo, provoca una sistematica riduzione del valore del danaro e dei crediti alleggerendo così, anzi, favorendo, tutte le situazioni debitorie: chi possiede danaro, chi attende pagamenti e chi ha concesso mutui subisce una qualche perdita; chi ha debiti da pagare viene favorito.

Per essere chiari, sono i grandi patrimoni monetari e gli istituti bancari ad essere colpiti dall’inflazione.

Ne sarebbero stati colpiti anche i titolari di salari, stipendi e altri redditi fissi se non fosse stata a suo tempo varata la famosa scala mobile che rivalutava le retribuzioni azzerando il rischio che il fenomeno si ripercuotesse, erodendoli, sui redditi da lavoro.

La scala mobile ha portato con sè un ulteriore beneficio, quello di mantenere alto il livello della domanda di beni di consumo.

L’inflazione ha inoltre favorito in larga misura le esportazioni.

Del resto si deve sottolineare come la riduzione operata dal fenomeno inflattivo sul risparmio è sempre stata ritenuta positiva sulla scia del pensiero keynesiano che vedeva nel risparmio una sostanziale sottrazione di risorse sia per la domanda di beni di consumo che per la domanda di investimenti : del resto è noto che la propensione al risparmio, cioè a sottrarre ricchezze alla domanda di beni, aumenta con l’aumentare del reddito, per cui, sotto questo profilo, l’inflazione che incide sulle grandi ricchezze, deprimendole, non può che svolgere un ruolo altamente positivo.

Al contrario, la caduta dei consumi e degli investimenti privati e pubblici provocata dalla deflazione porta con sè l’aumento della disoccupazione che, a sua volta, aggrava la caduta dei consumi e degli investimenti, dando luogo ad un circolo vizioso che solo un energico intervento dello stato, secondo la dottrina keynesiana, potrebbe interrompere.

Di qui non può che ribadirsi un giudizio profondamente negativo sulla politica monetaria della Comunità che, probabilmente, finisce anche con lo scontare l’impossibilità di regolare l’emissione di moneta a seconda delle assai diverse necessità dei vari paesi che ne fanno parte.

Stupisce che il tracollo dello sviluppo economico che si sta verificando nei paesi C.E. non abbia ancora indotto a superare questa tragica depressione e a costruire l’Europa a partire dalla politica anzichè dall’ economia e dalla moneta, realtà che avrebbero potuto tranquillamente essere lasciate per ultime.

E’ vero che i primi passi dell’Europa Unita si ebbero nella C.E.C.A. e nell’Euratom, ma negli anni ’50 e ’60 i partiti che credevano nell’Unione Europea non erano certo asserviti, come oggi, ai banchieri e agli speculatori.

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