28 giugno 1914/2014

Andrea Zoanni

1wwForse il motivo risiede nel detto antico “panem et circenses”, dunque la serata inaugurale dei mondiali di calcio in Brasile ha visto dedicate all’evento sudamericano tutte le prime pagine dei notiziari nazionali, con tanto di approfondimenti. Ci mancava sapere la marca ed il colore dei preservativi in dotazione ai campioni pallonari e la comunicazione avrebbe rasentato la perfezione. Per un mese il tempo in Italia si ferma, qualunque cosa succeda.

Tipico, in un paese dove ignoranza e superstizione la fanno sempre da padrone. Tipico, in un paese dove il primo ministro annuncia una riforma al mese, poi una alla settimana e chissà, prossimamente una riforma al giorno. Annuncia, appunto. Intanto i dati sulla disoccupazione giovanile rasentano il 50%, allo scandalo dell’Expo in Lombardia si aggiunge quello del Mose in Veneto e mentre si epurano i pensieri diversi all’interno del PD (che sta diventando “democratico” come il M5S) non si prendono le distanze cautelari dal sindaco di Venezia (il patteggiatore) and company. Qualcuno sostiene che è il volere di 12 milioni di italiani, piacevole riconoscersi negli altri 48 milioni, se giochiamo a sparar fandonie “tirem innanz”.

La scorsa settimana ho telefonato ad un’amico, era in vacanza tra Svezia e Danimarca. Mi ha detto di essere transitato sopra un ponte, che poi diventa un’isola artificiale, che poi si trasforma in un tunnel sottomarino, per un totale di circa 15 chilometri che collega i due paesi per strada e per ferrovia. Mi pare così di aver capito ed è un’opera ingegnosa, costruita solo in quattro anni di lavoro. Da noi nemmeno ad immaginarlo.

E’ come quando a casa inizi un lavoro e non vedi l’ora di terminarlo, ma da noi succede l’opposto. Certo, se non ci fossero burocrazia, corruzione, tangenti a iosa e criminalità organizzata, con tanto di “paghetta strutturata”, i lavori avrebbero prima o poi una fine. Lo ridico, da noi nemmeno ad immaginarlo. Aggiungiamo pure gli ennesimi scandali sulla contraffazione e conservazione alimentare ed il gioco è fatto. Ma non siamo il paese dove si mangia meglio e col cibo più sano al mondo?

Nonostante ciò, la storia ci ricorda che nel periodo di questi calcistici mondiali si celebra il centenario del colpo di pistola sparato a Sarajevo, goffo pretesto scatenante la “grande guerra”. Chissà perché la chiamiamo così. Forse per le sue dimensioni, forse per il più alto rapporto tra morti e popolazione coinvolta, forse per il tipo di armi impiegate per la prima volta. Sta di fatto che la tradizione popolare e gli studi scolastici riportano al 24 maggio, al Piave, a Caporetto, al 4 novembre. Ed il mio ricordo va a quando bambino seguivo la banda del paese in corteo coi combattenti e reduci, oggi tutti scomparsi, tra cui i miei nonni, uno dei quali portava sulla guancia destra il segno di un foro da arma da fuoco.

Come si celebrerà, in un paese dalla corta memoria il centenario della guerra? Frettolosamente ed in modo distratto, timorosi come siamo di affrontare la nostra storia. Senza sapere, siamo sempre pronti a riscriverla dando al presente la possibilità di rimodulare il passato. Preferiamo la leziosità delle pareti domestiche all’odore delle mine esplose sui campi, eppure quanti luoghi meravigliosi si potrebbero incontrare e riscoprire riferiti alla nostra guerra combattuta in larga parte sulle Dolomiti.

E’ il peso di un passato che non passa, riprodotto da una storiografia artefatta a strumento di potere in eterna competizione tra le varie narrazioni e posizioni di comodo. Più volte mi è capitato, leggendo un libro, di incontrare “la versione del nemico”, oppure di ascoltare un italiano di nome, ma non di fatto, nell’interpretare quegli episodi centenari.

Per la propria idea di storia si combatte come per il proprio territorio perché egemone è chi impone la propria versione dei fatti, in attesa che altri la sovvertano.  Ma lo storico migliore è quello inesistente senza pregiudizi oppure è quello dotato del miglior pregiudizio? Ed i “i ragazzi del ’99” non sono forse anche nostri contemporanei?

Quante analogie, quanto fuoco cova sotto le ceneri, quanti rischi nel disordine di questa presunta globalizzazione. Abbiamo un Kerry che accusa Putin di essere rimasto nel XIX secolo invadendo un paese con un pretesto inventato, quasi fosse uno sport non più in uso cui americani ed anche altri non si sono dedicati e non si dedicano ancora oggi.

Pensando alla Siria, oggi come allora continua il declino morale dell’Occidente. E’ un rompicapo, ma la sfida è lanciata: possiamo lasciar continuare indisturbata questa strage? E’ umanamente intollerabile e questo dovrebbe bastare. Ma non c’è in gioco anche la credibilità e l’influenza degli Stati Uniti e dei suoi alleati, dunque dell’Occidente? Però non ci troviamo di fronte ad una guerra sbagliata come in Irak o non vinta come in Afghanistan. Siamo al cospetto di una assenza che gronda sangue.

L’Occidente trovò nei Balcani un simile contesto, come territorio, fazioni in campo e pareri disgiunti delle istituzioni internazionali: lo affrontò e lo risolse ancorché fosse difficilissimo. Oggi l’Occidente nulla sta facendo, se vuole screditarsi continui così, immaginando che “prima tutto è avvenuto tale quale avviene ora (….) e avverrà anche in futuro”. Sì, ma quale futuro?

Sono questi i motivi che mi inducono, nel ricorrente centenario della prima guerra mondiale, ad auspicare non tanto di determinare il colpevole o i colpevoli di questo forse non ineluttabile suicidio europeo, quanto di provare a comprendere il più possibile come ci si arrivò. Potrebbe essere importante saperlo.

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One thought on “28 giugno 1914/2014

  1. caro Andrea Zoanni , lasciati trasportare anche tu dal clima pallonaro di questi mondiali di calcio 2014 , dimentica per un mesetto tutti i giusti argomenti di cui hai scritto … dammi retta ; i problemi restano comunque e non li potranno risolvere pochi isolati pensatori . Da 30 anni le masse , arricchendosi ( o meglio stando “meglio di prima” ) , hanno perso ogni ragione e buon senso dei loro padri e dei loro nonni . Anche se la “festa” è finita da qualche anno … non l’hanno capito ancora tutti da noi ; ma nel frattempo – in altre parti del mondo – altre masse festanti stanno sostituendo le ex nostre in un ballo sfrenato ( senza fine ? ) . Fra 30 anni forse sarà di nuovo il nostro turno ( di noi italiani per intenderci ) … peccato che allora noi non ci saremo più .
    L’unica cosa che possiamo fare di utile è insegnare ( ai pochi allievi che ci stessero a sentire ) le scienze intramontabili : matematica , geometria , fisica , chimica , alchimia , logica . Sicuramente torneranno utili quando le menti si risveglieranno .

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