Riflessione a freddo sulla tornata elettorale del 25 maggio 2014

Angelo Marinoni

renI commenti ai risultati elettorali a caldo corrono sempre il rischio di essere emozionali e poco ponderati, obiettivi non lo sono quasi mai avendo più o meno tutti i commentatori una coscienza politica variamente spiccata che indulge o si accanisce su una parte politica o su un’altra.

Non mancano analisi dell’esito elettorale per lo più trasparenti, ma una visione veramente d’insieme dello scenario, dell’ex-post onestamente non l’ho sentita.

Come al solito chi ha perso ha sostenuto di aver diversamente vinto e chi ha vinto ha minimizzato gli aspetti che rendono tutt’altro che rotondo il risultato.

E’ insindacabile che il Presidente del Consiglio Renzi esca da queste elezioni europee rafforzato e quasi legittimato a portare avanti il Governo per tutta la durata della legislatura come se le consultazioni fossero state nazionali, ma è altrettanto insindacabile che l’equiparazione della percentuale del PD ai risultati elettorali della DC che fu è decisamente improprio: le percentuali sono simili in valore assoluto, ma sono frutti di numeri molto diversi e contesti nemmeno confrontabili.

La DC superava il 40% dei suffragi con un’affluenza ben diversa: ricordo che una generazione di politici si arrovellò per anni domandosi disperata per quale ragione l’affluenza alle urne non fosse arrivata all’80% fermandosi al 77 o 78, alle ultime consultazioni abbiamo per poco superato la metà degli aventi diritto rivelando che un numero impressionante di persone ha smesso di scegliere ritagliandosi un ruolo passivo che sbiadisce il blasonato concetto di democrazia occidentale.

Nel solco sempre più profondo della litania per la quale tutto ciò che è nuovo è migliore una delle interpretazioni più interessanti e, probabilmente e secondo me sfortunatamente, più corrette è quella per la quale le ultime sono state consultazioni senza ideologia o per dirla brutalmente essendo il PD condotto da una persona che non ha nulla a che vedere con la Sinistra “storica” ha convinto molte persone che erano in forse.

Sono contento per Renzi, ma faccio fatica a essere contento come uomo di Sinistra se per vincere devo smettere di esserlo: il fatto che il PD vinca perché è una cosa nuova può appagare molti, ma allontana me che non  riesco a votare un partito che non abbia un’anima: una filosofia di riferimento, uno strumento di interpretazione del mondo come del singolo.

Non c’è nulla di male nelle “ideologie”, anche se preferirei chiamarle filosofie visto che sono stati i filosofi a disegnare i contorni, a produrre la Weltanschauung dentro la quale si sono formati i principi politici cui si ispiravano i partiti.

Ci  si è affrettati ad archiviare qualunque movimento o partito politico filosoficamente ispirato, arrivando al punto di considerare patetici nostalgici o rancorosi ideologizzati coloro che si ispirano a un pensiero politico, a un partito storico, a tutta quella Politica che una serie di persone poco serie ha sporcato con una condotta immorale. A giudicare dalla cronaca anche recente l’immoralità è rimasta, la Politica no.

Si confonde ancora la Politica con certi politici, la filosofia con il settarismo o il manicheismo, un sistema democratico vicino alla perfezione con uno scalcinato e complicato marchingegno da sostituire.

Sono indubbie le buone intenzioni di Renzi come indubbia la sua sincera fede nella sua azione, fa piacere che vinca qualcuno che voglia fare qualcosa e non fare tabula rasa di tutto riassumendo grossolanamente e volgarmente trent’anni in un preciso italico invito, ma fa meno piacere rendersi conto che questo Paese abbia bisogno di un uomo che conduca: l’uomo forte piuttosto che l’uomo carismatico piuttosto che l’uomo conciliante o appagante altre resistenze.

E’ tutt’altro che confortante il fatto che la Politica torni a interessare quando rinuncia definitivamente a se stessa, almeno alla Politica che si faceva in Europa quando l’Europa era una somma di Nazioni e non un riassunto di banche centrali.

La Politica che ormai piace è quella dei proclami, delle personalità che non si riconoscono in alcuna corrente, che rifiutano etichette come se credere in qualcosa sia come indossare una casacca o parteggiare per una squadra.

L’idea che si sarebbe dovuta combattere è quella per la quale i partiti siano creature fameliche e invasive, i politici burattini o affaristi della prima come dell’ultima ora: la Costituzione della Repubblica italiana  infatti colloca, giustamente, i partiti al centro della dialettica politica come strumento principe dell’esercizio democratico. I personaggi e le organizzazioni che hanno avuto e hanno comportamenti criminali non avrebbero dovuto assurgere al ruolo di rappresentanti  della classe politica: ho trovato pernicioso l’atteggiamento antipolitico nella prassi come nel linguaggio della parte sana del mondo politico: il bisticcio di parole è solo apparente perché la dinamica dei fatti è stata proprio quella di una politica che nega se stessa per riconquistare la fiducia, questa italica devianza si era già manifestata quando si è cercato di riempire i rami del Parlamento con professionisti di tutto meno che della politica: come se una società di ingegneria scottata da un dipendente disonesto decidesse di assumere solo avvocati e letterati …

Gli effetti di questa scelta furono nefasti anche perché coincisero con l’elezione di personaggi noti alla cronaca giudiziaria.

Inutile negare che la scelta di rovesciare la politica italiana trasformandola in una combinazione lineare di personalismo tipico anglosassone e antipolitica abbia funzionato regalando una comunque schiacciante vittoria a un gruppo di persone stimabili per molti versi e sicuramente mossi dal ottime intenzioni: sebbene traspaia dalle mie parole come dai miei precedenti interventi che io abbia “un’idea del mondo” piuttosto diversa e non condivida alcuni momenti importanti del piano di riforme che il Governo Renzi vuole attuare, da quelle costituzionali a quelle prettamente economiche.

Resto dell’idea che il sistema democratico, specie in Italia, possa essere efficiente e garantito con una Repubblica parlamentare e un Parlamento eletto da un sistema proporzionale, i tentativi di revisione messi in atto a vario titolo e con varia liceità hanno prodotto vari mostri, portato avanti maggioranze inesistenti, premiato personaggi di indubbia perniciosità. E’ la classe dirigente che deve maturare ed essere in grado di decidere rispettando la democrazia, non la democrazia a piegarsi per l’incapacità di prendere decisioni da parte di una classe dirigente mediocre.

Si cita spesso (a sproposito) la Germania, ma non si ricorda mai che le vittorie della cancelliera Merkel sono indubbie, ma la sua maggioranza comprende da due elezioni la SPD proprio perché i numeri del suo partito, seppure alti, non sono sufficienti a darle la maggioranza parlamentare: in un esercizio di dialettica politica e pragmatismo i due grandi partiti (CDU-CSU e SPD) sono arrivati in due casi a sintetizzare una ampia maggioranza che tenga conto di tutte le volontà: la governabilità è stata, in Germania, garantita dalla capacità politica di esprimere un programma riassuntivo delle volontà della maggioranza vera del paese e non da una legge che attribuisca tutto il potere alla minoranza meglio piazzata in classifica.

Questo è uno degli aspetti più alti della classe dirigente tedesca da prendere ad esempio, contrariamente ad altri aspetti della politica, specie economica, tedesca che applicata in Italia ha dato e continua a dare pessimi risultati.

La cronaca veneziana dopo quella milanese ci sta rivelando che i problemi di corruzione sono ancora la peggior piaga della classe dirigente italiana e ancora una volta si attacca il malato e non  la malattia, si rompe il termometro perché segna la febbre.

Dopo aver demolito i partiti, minato il sistema democratico, progettato un sistema politico “leggero” si scopre che la corruzione si e’ “ingegnerizzata”, il malaffare perdura e comanda: non sarebbe forse questo il momento di ricominciare a fare politica? Non sarebbe forse questo il momento di “occupare” i partiti per riportarli a essere strumento dell’esercizio della nostra democrazia?

Il Presidente Renzi ha, giustamente, tuonato che il problema sono i ladri e non le regole.

http://video.espresso.repubblica.it/palazzo/renzi-chi-ruba-deve-andare-a-casa-il-problema-sono-i-ladri-non-le-regole/2337/2334?ref=vd-auto

Partendo, o meglio ripartendo, da questo intervento possiamo auspicare che la politica torni a interessare non negando se stessa, ma tornando a fare il suo alto e fondamentale mestiere.

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3 thoughts on “Riflessione a freddo sulla tornata elettorale del 25 maggio 2014

  1. L’articolo illustra alcuni aspetti critici della situazione attuale. Anche il Grillo, per altri versi, criticabile in senso negativo – ma, come noto, non esistono persone prive di difetti – ha, correttamente, affermato che il partito di maggioranza oggi in Italia è l’astensionismo, astensionismo che trae le sue radici nell’abdicazione della Politica dal suo ruolo.
    Il termine “ideologia” ha assunto un significato distorto, talvolta spregiativo, mentre a null’altro serve se non ad indicare un discorso intorno alle idee, ovvero una disamina intelligente ed approfondita (il λογοσ Greco non è solo discorso, ma anche ragionamento) delle diverse opinioni politiche, siano esse programmi di partito o di singole persone.
    I partiti, invero, non sono al centro della dialettica politica, ma una possibilità giustamente prevista dalla Costituzione all’articolo 49, che sancisce il diritto dei Cittadini ad associarsi in partiti, ma, altrettanto giustamente, non prevede l’obbligo a far capo ad un partito per esercitare i diritti politici di elettorato passivo. Per illustrare l’apparente dualismo fra voto ad una persona e voto ad un partito, si potrebbe fare un paragone, ancorché i paragoni, a detta di un mio fu Reverendo Professore, siano paracarri, specie in questo caso, un cui si tratta di persone e di loro opinioni. In matematica, su di un insieme è possibile associare elementi secondo una relazione, la quale, quando sia riflessiva, simmetrica e transitiva, si dice di equivalenza: un classico esempio è la relazione di parallelismo, che associa due rette di un piano quando coincidano completamente o non abbiano alcun punto in comune. Va da sé che una retta è parallela a sé stessa, se una retta è parallela ad una seconda, anche questa è parallela alla prima e che se una retta è parallela ad una seconda e questa ad una terza, automaticamente, la prima e la terza sono parallele. L’insieme di tutti gli elementi che sono in relazione fra di loro viene detto classe di equivalenza; nell’esempio del parallelismo, non a caso citato, ogni classe di equivalenza prende il nome di direzione. L’identificazione di una classe di equivalenza viene fatta mediante illustrazione di un qualunque rappresentante di quella classe: nel caso delle direzioni, una retta od una qualunque altra che le sia parallela è adatta a rappresentarne la direzione. Fuor di metafora, la preferenza a questo o quel candidato dovrebbe rappresentare la scelta di un rappresentante nell’ambito di una classe di equivalenza d’indirizzo politico identificabile nel partito, ma, come dianzi affermato, trattandosi di persone la cosa è più complessa e può essere solo grossolanamente schematizzata in questo modo. Tuttavia, indipendentemente dal fatto che si votino capi, uomini, partiti (composti da uomini) o idee (concepite da uomini), resta l’amara constatazione del fatto che, oggi, mancano davvero gli Uomini, quegli Uomini che desiderino mettersi al servizio degli altri Uomini, di tutti i componenti della Società, nessuno escluso. Ovviamente, chi deve andare a scrivere le leggi, deve avere conoscenze di Scienza della Politica e di Diritto, ma avere anche competenze tecniche specifiche nel settore per il quale intende proporre una norma da inserire in una legge.
    Il Renzi, cresciuto in un’epoca in cui si affermava il culto dell’individuo e sono venuti meno i concetti nobili della Politica, e nella quale abbiamo assistito ad una decadenza della Cultura, altro non è che l’ennesimo fantoccio al servizio del mondo del vile denaro, quel mondo infame che ha trasformato l’Europa da somma di Nazioni a riassunto di banche centrali, come sottolineato in una felice espressione. Pertanto, non possiamo aspettarci gran che di diverso rispetto al passato, se non la ferma volontà da parte di costui di dimostrare che, in Italia, un partito di sinistra è riuscito a completare lo sfascio liberista che partiti di altra ispirazione non sono riusciti a compiere appieno.

  2. Vi ammiro per la pazienza che impiegate per procrastinare un’illusione ; il problema ( dei problemi ) contingenti è che lo Stato riesca ancora a trovare ( a debito ) i soldi per pagare le pensioni … fino all’estinzione della massa critica

  3. Quale illusione, di gratia?
    Il citato problema previdenziale, purtroppo, è frutto di tutti i pensionamenti impropriamente anticipati nel passato. Una previdenza non è un sistema d’accumulo individuale, ma un fondo comune, dove ognuno versa quello che può e che deve e prende ciò di cui ha bisogno, il che significa rendimento degressivo all’aumentare del versato e lo stesso con la percentuale dell’ultima paga che si trasforma in pensione, tanto più bassa, quanto più alta è la retribuzione: ben diverso dai piani d’accumulo sottoscrivibili presso le banche o gli uffici assicurativi.
    Il debito pubblico si ripiana molto agevolmente già stanando gli evasori della legge attuale, meglio si potrebbe fare ripristinando la progressività dell’imposizione fiscale, rendendo molto difficile l’esistenza di persone che hanno bilanci pari a quelli di una Nazione: accettando di vivere in una Società (maiuscola senz’altro più meritata rispetto alla società per azioni) se ne debbono accettare le regole della convivenza civile, una delle quali stabilisce il mutuo aiuto tra le persone, aiuto reso possibile e normato dalla legislazione fiscale. Diversamente, si ottiene una comunità di selvaggi, mentre, nella nostra, come già ebbe a dire il Foscolo, almeno formalmente, nozze e tribunali ed are diero alle umane belve esser pietose di sé stesse e d’altrui.
    Abbiamo consentito l’esistenza di un potere economico, financo a permettere l’uso dell’aggettivo “sovrano” in riferimento al debito, come se il denaro comandasse sul Diritto e sull’Uomo ed a considerare l’abbaiare del triplice mostro costituito dalle agenzie private di certificazione di bilancio quasi come voce di Dio o l’oracolo di Delfi, di Ellenica memoria ed ora ne paghiamo le nefaste conseguenze.

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