Democrazia, rappresentanti e rappresentati

Roberto Borri

demIn Piemonte, da circa due anni è stato sospeso l’esercizio su ben cinquecento kilometri di quelle strade ferrate che i nostri avi ci hanno lasciato con lungimiranza ed a prezzo di duro lavoro, soprattutto umano, vista l’epoca della costruzione, non ostanti le numerose manifestazioni di protesta e le raccolte di firme contro quel dissennato provvedimento assunto da un’Amministrazione Regionale che, poi, il Tribunale ha dichiarato decaduta perché illegittimamente eletta. La questione, al pari di altre, dovrebbe far riflettere sul concetto di democrazia e su quale ruolo abbiano gli eletti nell’ambito di una democrazia rappresentativa. In una piccola comunità, la democrazia diretta è facilmente praticabile, anche senza gli ausili che ci mette a disposizione la tecnica moderna, ma, al crescere della popolazione, si rende necessario il ricorso ad altre forme di governo, fra le quali spicca la democazia rappresentativa.

Nella democrazia rappresentativa, la popolazione, mediante elezioni regolate da apposita legge, conferisce ad alcune persone il mandato ad esercitare la sovranità popolare. A titolo esemplificativo, il nostro ordinamento repubblicano, prevede che un contingente di ottantamila abitanti o superiore a quarantamila sia rappresentato da un Deputato di età superiore a venticinque anni e che un contingente di duecentomila abitanti o superiore a centomila sia rappresentato da un Senatore di età superiore a quarant’anni ed eletto da persona che ne abbia compiuti venticinque; a dispetto di quanti vorrebbero un Parlamento monocamerale, questo garantisce un più corretto processo di gestazione delle norme di legge, essendo diversi tanto l’assortimento degli elettori e dei cittadini rappresentati, oltre al reclutamento in fasce d’età diverse. Occorre tuttavia guardarsi dal rischio, sempre presente, che gli eletti a cariche pubbliche si comportino come monarchi o, meglio, come oligarchi, facendo così venire meno il concetto di democrazia e trasformando de facto, ancorché non de jure, l’ordinamento di una Nazione, di una Regione, di una Provincia o di un Comune; tale rischio è non solo paventato, ma tristemente reale allorquando i detentori di potere esecutivo e, quindi, destinati a far osservare leggi esistenti, non si limitino a questo compito od a formulare proposte a quanti abbiano nelle loro mani il potere legislativo, ma abusino della possibilità loro, giustamente, offerta, di poter emettere decreti in regime d’urgenza: volendo usare un parallelo con il mondo sanitario, ci sarebbe un numero abnorme, fittiziamente aumentato, di patologie classificate in codice rosso, al solo scopo di favorire i vezzi loro o di altre persone.

Ciò posto, resta da domandarsi quali siano i mezzi da attuare affinché l’operato dei rappresentati sia effettivamente espressione della volontà dei rappresentati. Certamente, il comportamento dei primi, sovente, non aiuta, visto che, sovente, una volta eletti, si guardano bene dal contatto con i secondi, a meno che non si tratti di parenti od amici. Un movimento politico nato di recente ha suggerito un uso intelligente dei moderni mezzi di comunicazione: una discussione per via informatica delle proposte di legge da esaminare in Parlamento; di certo un primo passo, ma si potrebbe andare oltre. Ferma restando la possibilità di discutere con mezzi informatici un disegno di legge, il Parlamento, che, a questo punto, potrebbe anche essere davvero monocamerale e costituito da un numero ridotto di membri, avrebbe il compito di realizzare la stesura definitiva di un progetto di legge, da sottoporre a voto popolare telematico, a scrutinio palese, essendo la rete vulnerabile e potenziale fonte di brogli; per le questioni più delicate, invece, si potrebbe organizzare una o due tornate annuali di votazione con il sistema del referendum classico a schede, inserendo anche l’opzione propositiva oltre a quella abrogativa già presente in Costituzione. Un siffatto sistema non sarebbe scevro da rischi, non ultimo quello di votare per una bassa imposizione fiscale e, contemporaneamente, uno Stato sociale forte, ma, inserendo alcuni correttivi, sarebbe proponibile e civile, conciliando aspetti tipici della democrazia diretta con altri caratteristici di quella rappresentativa.

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