Sul superamento della banalità al potere

Angelo Marinoni

ferL’Italia è un paese particolare, deve sempre arrivare a toccare il fondo per cominciare a ragionare seriamente: e’ un paese che non riesce a impegnarsi costruttivamente fino a che non è arrivato alla fine, fino a che la situazione non è tale da porre la popolazione e la sua classe dirigente al bivio se sopravvivere o impegnarsi.

Il Piemonte non fa eccezione, anzi ha fatto, o meglio sta facendo, da esempio di questa caratteristica per quanto concerne il sistema trasporti. Un crollo verticale iniziato quindici anni fa, parallelamente all’esclusività della competenza regionale ha portato il Piemonte in una situazione di  imbarazzo e vergognosa arretratezza.

Da una parte del Ticino, in un qualunque paese del magentino per esempio, oltre la stazione ferroviaria ci sono le fermate degli autobus extraurbani con le paline intelligenti che informano sulle linee in transito e sui tempi d’attesa per destinazione, dall’altra parte del Ticino le stazioni ferroviarie sono abbandonate e l’erba cresce sulle rotaie mentre su paline con fogli scritti e malamente appesi si informa il malcapitato viaggiatore degli orari dei radi autoservizi sostitutivi e qualche volta delle autolinee di passaggio: talvolta le paline recano solo la scritta “fermata autobus” e basta, monumento kafkiano all’inefficienza.

Province storiche e importanti mutano gli orari scolastici sulla base delle disponibilità economiche per l’erogazione dei servizi di trasporto scolastico, dimostrando che una classe dirigente incapace confonde il sistema trasporti con lo scuolabus che è solo un aspetto, fra i tanti, del sistema trasporto pubblico.

La conferenza organizzata dall’Associazione Ferrovie Piemontesi a proposito delle intenzioni dei candidati alla Presidenza della Regione che si è svolta a Torino il 12 maggio scorso è stato un momento alto e importante non solo di una campagna elettorale interessante a livello locale, nonostante una certa tristezza del livello nazionale e poco incisività a livello europeo, ma è stato uno dei pochi momenti di contenuto su un argomento, quello dei trasporti, intorno al quale normalmente fioccano le banalità.

Quando le banalità sono andate al potere hanno portato alla chiusura di 500 km di ferrovia efficiente solo in Piemonte.

Durante la conferenza è intervenuto anche Giuseppe Arena storico, seppure un po’ cacofonico quanto a risultati, imprenditore del mondo ferroviario che ha vissuto sulla sua pelle gli effetti della banalità al potere: leggi e regolamenti che hanno negato de iure qualunque concorrenza e qualunque attività che non fosse gradita al vettore “teoricamente” nazionale.

Faccio sempre un po’ fatica a definire “ferrovie dello Stato” una società che ha un piano industriale concentrato a un settore di nicchia come l’alta velocità e che, tramite i suoi vertici (uno è stato spostato per fortuna), continui a dichiarare inutile il vettore ferroviario in tutte le realtà dove, invece, è indispensabile: trasporto locale, relazione aree provinciali fra loro e con le metropoli, trasporto merci capillare.

Va ricordato che alla società Arenaways a tre giorni dall’inizio attività è stato negato il diritto di fermare nelle stazioni intermedie, come se a un commerciante cui è stata rilasciata regolare licenza e che ha in maniera trasparente investito i suoi capitali in una nuova attività venisse vietato di tenere aperto nelle ore diurne.

Il gravissimo episodio è passato praticamente sotto silenzio, considerato normale e anzi quasi molti si erano stupiti che Arena avesse pensato che “glielo avrebbero lasciato fare” trovando normale l’applicazione del sopruso e la violenta e inaccettabile reazione del sistema a chi lo solleticava nella sua insopportabile inerzia.

Ora che la campagna elettorale sta volgendo al termine registriamo finalmente impegni non banali, sembrerebbe, a sentire molti  esponenti politici, che ci sia l’intenzione di mettere mano al sistema trasporti e di prendere in seria considerazione quello che il mondo intellettuale della zona sta copiosamente producendo anche attraverso lo strumento associazionistico come l’Associazione Ferrovie Piemontesi (http://www.afpiemonte.it/afp/).

Alessandrino e Astigiano sono i mondi in cui la banalità ha registrato i risultati più devastanti arrivando a concepire di fare della trasversale giolittiana nonché ferrovia di Pavese una pista ciclabile e della Asti – Casale un percorso verde per pedoni e velocipedi usando l’insulso albionismo “greenways”:  un percorso pedonale e ciclabile è sicuramente un ottimo strumento di promozione e salvaguardia del territorio, ma solo se è relazionato a un sistema di mobilità sostenibile, nel caso in cui il “percorso verde” si sostituisca allo strumento di mobilità sostenibile ovvero si sovrapponga alla ferrovia e si relazioni al territorio con gli strumenti principe dell’insostenibilità ambientale come strade e parcheggi, diviene un  pericoloso viatico all’ impoverimento infrastrutturale e incentivo al trasporto su gomma con tutte le ricadute ambientali, sanitarie e economiche che questo ha sul territorio: non volendo in questa sede insistere sul valore storico e culturale oltre che economico e ambientale delle linee ferroviarie inopinatamente sospese dalla  banalità al governo locale.

La  cronaca locale ci ha informato che anche ad Alessandria, tramite l’Associazione Cultura e Sviluppo, si è parlato di trasporti, la cosa deve sollevare vista l’indispensabilità del settore nell’economia locale e le alte potenzialità di ricchezza economica che possono ricadere sul territorio con un adeguato sfruttamento della posizione e delle infrastrutture non ancora devastate dalla banalità al governo locale e dalla scelleratezza al governo di alcune società di Stato.

Preoccupano alcuni contenuti che sono stati espressi in quella sede da parte di un esponente  del mondo accademico che pur mettendo giustamente in guardia la classe dirigente della pericolosità di un sistema trasporti ridotto allo sfascio, ha espressi concetti, a mio giudizio, sbagliati e pericolosi.

Mi riferisco al poco felice intervento per cui le sostituzioni con autobus delle linee minori sarebbero state una scelta corretta perché l’impiego del vettore ferroviario era diseconomico su quelle tratte definite locali: l’affermazione è stata uno degli argomenti principe della banalità al governo che ha prodotto danni per milioni di euro abbandonando ferrovie efficienti, promuovendo la mobilità insostenibile, dimenticando che una ferrovia dignitosamente gestita è uno strumento efficace e “verde” di mobilità di persone e merci dai costi di manutenzione dell’infrastruttura ben più bassi di una strada ai cui alti costi di manutenzione si somma la pericolosità, la maggiore esposizione agli agenti meteorologici, l’inquinamento dell’aria e il consumo del territorio.

Qualche conto di ragioneria dirà che una ferrovia locale presa isolata costa molto più di quello che rende, ma a parte il fatto che il problema è secondario trattandosi di un settore strategico del paese e di un servizio pubblico i cui ricavi sono irrilevanti, resta il fatto che una ferrovia locale è parte di una rete complessa e articolata e la sua esistenza consente anche alle linee ad alto rendimento di essere tali, eliminandola si riduce la potenza della rete e anche la linea ad alto rendimento perderà attrattiva.

Insisto sul fatto che approcciare il tema trasporti dal punto di vista economico sia sbagliato, per buona pace del nuovo verbo liberista che attribuisce all’economia una disumana priorità,  l’approccio corretto al tema trasporti è quello della dotazione del paese di un sistema di comunicazioni in grado di farlo sopravvivere e affrontare anche le tematiche economiche: la mobilità di persone e merci  è un inalienabile diritto del popolo e delle imprese ed è un dovere dello Stato la sua erogazione.

Non è accettabile sostenere che in tempo di crisi il diritto alla mobilità sia declassabile: è del tutto evidente, la realtà che ci circonda lo dimostra meglio di qualunque algoritmo, che i territori impoveriti nelle loro infrastrutture di trasporto ferroviario divengono marginali per le attività produttive e accumulano economia inefficiente con alti costi di produzione e alti costi ambientali. Strade sempre insufficienti divorano sempre maggiori porzioni di territorio facendo scempio del panorama e riempiendo le vallate di autotreni, furgoni, vetture e autobus che da utile integrazione divengono insufficiente rifugio per le fasce più deboli della popolazione e costoso quanto inefficiente scuolabus.

Avendo toccato il Piemonte (facendo eccezione dell’area metropolitana torinese) il fondo nel settore trasporti e dovendo e volendo ripartire deve partire proprio da quei chilometri di ferrovie sospese, riportandoci i treni a correre sopra in una rete integrata e gestita con dignitosa efficienza da un vettore o gruppo di vettori che ci sappia trovare anche l’opportunità di interesse economico: le potenzialità turistiche delle ferrovie monferrine e di Langa sono chiare, saperle sfruttare sta all’impresa, doverle mettere in efficienza quanto a esercizio sta allo Stato e alle sue espressioni locali come gli organi regionali che siamo incaricati di rinnovare il 25 maggio.

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One thought on “Sul superamento della banalità al potere

  1. Per quanto riguarda la programmazione per il futuro, occorre che la popolazione esprima in maniera chiara la linea di condotta ai suoi rappresentanti, i quali, a norma di legge, hanno l’obbligo di attuarla, essendo l’ordinamento repubblicano democratico e non monarchico.
    Circa i bilanci, questi debbono essere calcolati su di un dominio d’integrazione che dovrà essere sufficientemente ampio; passando su scala minore, è fisiologico avere isole di guadagno affiancate ad isole di perdita o di pareggio.

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