Il ponte Meier: i conti tornano con qualche amarezza appresso

Domenicale Agostino Pietrasanta

meiE così, a Natale, passeremo sul ponte delle infinite discordie; lo dichiara l’ingegnere capo del Comune e, stante l’indubbia professionalità di Marco Neri, possiamo credere che i conti del Meier finalmente stanno tornando.

Con alcune considerazioni, non prive di sottile amarezza. Per fortuna gli Alessandrini hanno, come gli italiani che si rispettano, memoria corta e le polemiche sui soldi spesi sono finiti nel dimenticatoio. Dico per fortuna e non per celia perché si è fatto un gran fracasso mediatico per dei fondi che non potevano essere usati che per la costruzione del manufatto; tuttavia qualcuno che di norma fa del populismo l’obiettivo del discredito delle amministrazioni, ha costruito un gran caso per la inopportunità della spesa quando il Comune si trovava in condizioni di dissesto. Ora le amministrazioni, purtroppo, non hanno bisogno delle confusioni mediatiche per subire sofferenza, ma nello specifico non si capirebbe perché non si sono sostenute, almeno da una gran parte dei media cittadini, le giuste ragioni di chi insisteva sulla pura constatazione: i fondi disponibili erano vincolati alla spesa per le opere di costruzione del ponte: e tanto sarebbe bastato.

Si potrebbe dire: pazienza, tutto è bene ciò che finisce bene. Si potrebbe, ma non si può, perché la bagarre, si spera per colpe e non per dolo, ha fatto da contesto ad una serie di ricorsi e controricorsi amministrativi che, mentre fanno la gioia della burocrazia, costituiscono il ritardo cronico nelle soluzione dei problemi del cittadino. Ne abbiamo visto tutti le conseguenze sulla mancata fluidità di un traffico cittadino, che non necessita di particolari attenzioni per essere rimarcata da chiunque abbia occhi per vedere.

Ci sono però conseguenze anche più sottili (si fa per dire), ma sicuramente più drammatiche per eventuali fallimenti di aziende che posizionate sulla riva sinistra del fiume e nei pressi del manufatto che si sarebbe dovuto costruire in tempi ben più rapidi, dopo il noto abbattimento, sono andate loro in dissesto ed hanno chiuso battente, alla faccia della crescita economica della città. Il garantismo è gran cosa, ma se salva tutti dal fallimento e non solo quelli che coi loro polveroni danno di piglio alla mazza della bagarre populistica. E quando mai certi danni potranno trovare riparo a fronte della complessità di una burocrazia, tanto ingrippata quanto sonnacchiosa?

Qui però siamo al tasto dolente, tutt’altro che limitato alle sventure alessandrine: il tasto delle decine dei laccioli burocratici che contribuiscono a bloccare la crescita del Paese nel suo insieme. Si ha un bel dire che le amministrazioni locali devono proporre, provvedere, intervenire; se il governo e gli organismi centrali, compreso il Parlamento, non riescono a sfrondare i potentati tecnocratici, tutto ciò che si dice rimane “flatus vocis”.

Tra l’altro, e per ritornare al ponte, sarebbe opportuno chiarire che finalmente il nuovo manufatto sarà in grado di permettere la portata d’acqua al secondo che il vecchio “cittadella”  era ben lontano da assicurare. Tanto per chiarezza dovuta a tutti quelli che, fin troppo a lungo e senza un’idea di proposta alternativa degna di ascolto, hanno difeso il ponte abbattuto, senza escludere coloro che avrebbero voluto alzarlo di qualche metro; salvo esonero, s’intende, di ogni responsabilità per  eventuali, futuri disastri.

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