From April 25th to May 25th

Andrea Zoanni

warE’ notizia di questi giorni che il Politecnico di Milano ha deciso dal prossimo anno accademico di effettuare in inglese 29 corsi di laurea sui 34 disponibili. E devo dire che anche nel liceo scientifico frequentato dalla mia seconda figlia le lezioni di scienze naturali si tengono per metà in lingua d’oltre Manica. Mi paiono lodevoli iniziative, ma il mio parere poco conta, ha di certo maggiore importanza quello degli studenti, decisamente favorevoli all’esperimento. Salvo ulteriori ricorsi al TAR dei professori dell’ateneo milanese. Mi è sembrato giusto richiamare nel titolo questa importante novità.

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Era usanza paterna farci trascorrere qualche giorno delle sue ferie d’agosto visitando il Bel Paese. Nell’itinerario c’era sempre un giro di boa, che consisteva in una importante città o regione del centro/sud d’Italia. Casualmente potevamo sperare in qualche giorno di mare, ma solitamente papà lo considerava tempo perso. E siccome ogni tanto capita che i figli somiglino ai genitori, anch’io tengo nei cromosomi il piacere di viaggiare, senza disdegnare un successivo periodo di riposo.

Tale modo di far vacanza mi ha permesso di vedere la penisola in lungo e in largo, percorrendo anche itinerari secondari. La mia innata curiosità era appagata, curiosità che approfondivo su libri e cartine geografiche ed oggi anche tramite internet, che non sostituisce la carta stampata ma permette in breve tempo di assimilare molti concetti da possedere correttamente.

Capitava di passare per luoghi ove erano sorti cimiteri militari, in ispecie lungo la Linea Gotica o nei dintorni di Montecassino, cimiteri militari segnalati da una cartellonistica che aggiungeva un aggettivo riferito alla provenienza di quei soldati sfortunati. I polacchi, per esempio, con il loro Corpo d’Armata, ma anche gente di ogni provenienza e fede.

Ricordo bene che anche solo per un attimo dovevamo soffermarci e magari esprimere un semplice pensiero o qualche riflessione che toccasse l’animo. Mio padre era fatto così, anzi lo è ancora, seppur dica di essere all’ultimo chilometro di vita. E lo ringrazio, perché penso sia importante conoscere anche visivamente la storia del Paese nel quale si è nati e si vive. Del resto lui aveva patito la guerra da giovane e conosciuto il significato della fame senza nulla avere da mangiare.

Tengo a chiarire che non giro i cimiteri per gusto o professione, ma credo che la storia  di una comunità passi anche dai luoghi dove riposano le spoglie delle vittime della furia umana. Ora non più, ma fino a poco tempo fa nello sfondo del mio profilo di facebook si vedeva il sacrario di Redipuglia, immagine di un recente percorso in compagnia di amici e colleghi di lavoro, che ci aveva visto toccare la Risiera di San Saba e la Foiba di Basovizza (e anche il mare della Croazia).

Ma quello che più mi è rimasto in mente l’ho visto a Verdun, complici alcuni parenti francesi residenti nelle sue vicinanze. Una sorta di necropoli della prima guerra mondiale. Davanti all’ossario dall’impressionante struttura sono sistemate tombe a perdita d’occhio. Una sezione del cimitero è disposta in direzione della Mecca e riposano i caduti musulmani. Un monumento presso il cimitero è dedicato ai caduti ebrei.

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La celebrazione della ricorrenza del 25 aprile è stata meno tribolata e polemica rispetto agli ultimi anni. Sarà stata una combinazione di fortunati eventi, ma vorrei davvero sperare che anche tra noi maturasse la capacità di far bene i conti con la nostra storia, senza paure o tentennamenti, considerando che se errori vi son stati è perché questi sono parte della natura umana.

Serve davvero pienezza di riconciliazione, in un momento delicato per lo sviluppo del nostro Paese. Anche i partiti politici dovrebbero abbassare i toni, ma soprattutto non anteporre calcoli elettorali di breve periodo a provvedimenti di lungo respiro per uno sviluppo sostenibile.

A dire il vero, qualche episodio non proprio tranquillo si è registrato. Mi riferisco principalmente a quanto è successo al corteo nella capitale. Con sincerità penso che in certe situazioni si perda senso della misura e lume della ragione. Com’è possibile celebrare la Festa della Liberazione rincorrendosi e scazzottandosi? Con le buone maniere forse non capirebbero. Prenderei questi imbecilli e li costringerei a solcare i cimiteri di guerra con le ginocchia.

Lo voglio dire prescindendo dai torti e dalle ragioni dei manifestanti, dalle motivazioni endogene ed esogene al corteo, dai vari “sì…pero” dilaganti sul web e costruiti guardando prima chi ha attaccato e chi si è difeso, chi ha provocato e chi ha reagito, aldilà dell’avvenuta chiarezza sui fatti accaduti. Atteggiamenti lassisti e giustificazionisti portano inconsciamente verso gli efferati episodi di delinquenza urbana accaduti prima della finale di Coppa Italia di calcio e per i quali un giovane sta rischiando seriamente di morire. Noi non siamo in guerra e la violenza non va né giustificata né condannata a metà. Ad ogni buon conto è stato il miglior 25 aprile degli ultimi anni. Come mai?

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Forse, uno dei sopracitati “fortunati eventi” è da ascriversi alle elezioni europee del 25 maggio prossimo. Tutti in campagna elettorale domestica, pronti a chieder di conto in caso di vittoria, pronti a giustificarsi in caso di sconfitta. Ammettere l’errore non è sport nazionale. Vorrei però richiamare l’attenzione al fatto che sono elezioni europee, dunque il nostro ragionamento finalizzato al voto dovrebbe estendersi a questa dimensione politica, altrimenti resteremo sempre un Paese provinciale.

Oggi è il 9 maggio e per la nostra storia significa il ritrovamento del corpo di Aldo Moro nel 1978. Da quel tragico episodio si è assunta tale data come “Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi”. Ma è anche la festa dell’Europa, a ricordo del 9 maggio 1950 quando il ministro degli esteri francese Robert Schuman propose la costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Vedremo se le news locali daranno spazio alla ricorrenza.

Dell’auspicio ad una politica prospettica ho già detto in precedenza riferendomi all’Italia, ma vale per tutte le nazioni. Come anche ritengo abusato, ancorché centrale agli attuali problemi europei, l’indirizzo meno finanziario e più sociale che deve intraprendere il continente europeo. Non ci sono molte verze da sfogliare: ad una finanza senza confini va contrapposta una politica con minori confini attuali e con intelligenti piani sostenibili per l’ambiente che sta soffrendo a dismisura.

A me preme sottolineare una questione che nel dibattito europeo su questo blog aveva preso forma nell’articolo introduttivo e che forse non è stata adeguatamente sviluppata. Io stesso ho ricordato come nel 2012 la Comunità Europea sia stata insignita del premio Nobel per la pace “perché da oltre 60 anni contribuisce al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”.

La generazione che ha vissuto la guerra sta per scomparire. E cosa sia la guerra al giorno d’oggi lo si vede solo dalle immagini televisive fredde e lontane, perché se alle moderne vie di comunicazione nulla sfugge poco viene trasmesso in modo coinvolgente. Il rischio è la convinzione che certi episodi non possano più ripetersi o quantomeno vi sia una possibilità alquanto remota.

Già l’Ucraina indebolisce questa convinzione, ma non possiamo dimenticare che dall’Europa si è propagata nel mondo ogni forma di guerra ed imperialismo coercitivo. Oggi abbiamo fatto passi da gigante, l’espansione stessa della Comunità Europea induce i nuovi Paesi a cessare le antiche diatribe. A noi corre obbligo di consegnare ai figli un mondo occidentale che non ripeta più gli errori del passato. Pensare ai “signori della guerra” che violentano ed uccidono in alcuni continenti fa rabbrividire. Che fare, al voto? “Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale, ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre”. L’espressione di Albert Einstein è significativa.

Io penso sia preferibile orientare il voto verso quelle coalizioni non xenofobe, né intrise di un nazionalismo trapassato. Tutto lascia pensare che non sarà così. Le elezioni cambieranno l’Europa in peggio. Non perché ci sarà ancora più economia finanziaria e meno economia sociale. Ma perché molto probabilmente il voto sancirà un copioso aumento di partiti estremisti di antico ricordo. Questo perché si propinano ideologie che vogliono negare Dio, ma nello stesso tempo sostituirlo con il superuomo o l’oltre-uomo. Così le nuove generazioni, bombardate e smarrite, continueranno a cercarsi senza mai trovarsi, facendosi anche del male. Certi insegnamenti se portati all’estremo ed in mano a menti deboli sono una licenza per uccidere.

Il Cardinal Martini certamente ne sapeva più di noi e ci ha lasciato molti insegnamenti e riflessioni acute. In una di queste soleva dire che la differenza non è tra credenti e non credenti ma tra pensanti e non pensanti. Bisogna allenarsi a pensare, altrimenti non è semplice. L’esercizio al pensare insegna quando ho qualcosa o qualcuno davanti. E’ l’attenzione insieme agli altri. E’ la sapienza che viene da ciò che si vive ogni giorno. Vigiliamo dunque, a volte basta un pretesto, come quello scatenante la grande guerra cui quest’anno ricorre il centenario.

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Termino con uno sguardo rivolto alla mia vicina Confederazione Elvetica, dove come noi si son posti il problema dell’ammodernamento della flotta aerea a difesa del Paese. Solo che mentre a casa nostra la decisone sulle quantità necessarie del nuovo caccia multi ruolo rimpalla fintamente tra questioni diverse e viene usata secondo l’interesse del momento, nel Paese della democrazia diretta finché il popolo non deciderà a maggioranza nessun aereo sarà acquistato. Che si chiami F35 o Gripen non fa differenza. Il 18 maggio andranno al voto, sarà una bella dimostrazione di volontà popolare praticata. Nel paese dei nominati mai sarà possibile.

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