Dire, fare, calpestare

Qui Alessandria  D. For.

flalC’è una città – la nostra, naturalmente – che nel mese di marzo si rammarica a mezzo stampa per il degrado estetico-funzionale dei Giardini, specie fronte Stazione, e nel mese di aprile promuove, ed esalta, sempre a mezzo stampa, una mostra-mercato di prodotti florovivaistici “stravaccata” sulle aiuole e sui tappeti erbosi dei Giardini medesimi. Non solo banchetti, stand e spazi espositivi a terra, ma con andirivieni e stazionamento di furgoni e auto al servizio del carico-scarico commerciale. I camminamenti sono per il pubblico; tutto l’ambaradan espositivo (compresi dolciumi, frutta e verdura, complementi vari di giardinaggio) è piazzato direttamente sul “verde”.

Dopo qualche edizione di qualità in Cittadella, non si è capito il perché dello spostamento, e relativo calo di qualità, della manifestazione fioristica ai Giardini. Semplice analogia botanica per una “location” inadatta o che altra pensata?

Domenica sera (27.4) era uno spettacolo assistere allo “sbaracco” della mostra e alle manovre sui tappeti erbosi di una quindicina di furgoni e camioncini utilizzati per il recupero merci e attrezzature. Il giorno successivo, meglio non passare nei dintorni a constatare i segni del glorioso passaggio fieristico.

Speriamo, per quel che vale, che chi dispone a suo libito degli spazi pubblici cittadini, se vorrà confermare questo appuntamento primaverile (peraltro ripetuto in ogni dove tra marzo e aprile) voglia rettificare il posizionamento di “Floreale” verso una superfice lastricata o asfaltata e che, se proprio occorre insistere sui Giardini – ormai stabilmente annoverati tra gli “Instrumenta Bancarellarum” dell’economia alessandrina – vengano ubicati nel Viale della Repubblica, già usi ad ogni schieramento di commerci, gli armamentari della mostra floricola, con adeguata salvaguardia (Vigilanza Urbana) del verde-verde dalle “immissioni” estranee.

Comunque sia, ci stiamo via via perdendo i Giardini, ormai terra di tutti e terra di nessuno! Stressati e malmessi oltre i limiti del buon senso (quelli del buon gusto, non parliamone). E vorremmo tuttavia innalzare le insegne e le promesse della “Smart City”: ma mi facci il piacere!

 

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