Filippi il cardinale ed il metodo Boffo

Domenicale Agostino Pietrasanta

filMi perdonerete qualche ripescaggio nel mio incolpevole nozionismo, ma nei giorni scorsi mi è capitato di ripensare, senza alcuna volontaria malizia, al cardinale Thomas Wolsey. Costui, benché “principe” della Chiesa, non lasciò tracce di una particolare convinzione religiosa, né tanto meno di attaccamento alle norme cattoliche sull’indissolubilità del matrimonio. Per questo, quando il suo re e signore, Enrico VIII d’Inghilterra, della cui politica sua grazia il cardinale era l’ispiratore e responsabile, si innamorò di Anna Bolena e pretese dal papa il divorzio da Caterina d’Aragona, egli ne fece di tutti i colori per sostenere le speciose quanto strumentali ragioni del sovrano. La sua fedeltà, ignara di ogni principio morale, però non fu premiata, né il suo impegno fu riconosciuto; poiché il papa non se la dette per inteso, Wolsey fu sloggiato dai reali palazzi e solo l’intervento di una morte pressoché repentina quanto provvidenziale gli evitò di concludere i suoi giorni sul patibolo.

Nessun accostamento oggettivo, solo una sensazione personale. Sta di fatto che la reminiscenza ha trovato causa prossima in quanto è successo nella vicenda della mancata “candidatura Filippi” alle regionali del maggio venturo. Mi ha colpito il fatto che proprio l’impegno profuso dallo storico collaboratore del Presidente, sia stato contraccambiato con il suo allontanamento dal palazzo; benché si siano mosse una gran parte delle istituzioni apicali della provincia alessandrina, il partito di riferimento ha detto di no ed il collaboratore storico è caduto in disgrazia né più né meno di quello che ebbe a subire sua grazia Wolsey (allora i cardinali non godevano dell’epiteto di eminenza). Per fortuna l’amico caduto, considerate le culture politiche di oggi, non subirà destino tragico, ma gli ingredienti sono intriganti.

Mi direte che è tutto normale dal momento che la politica vive sull’intrigo; io però credo ancora nella correttezza, per quanto rara della politica e non capisco perché tanto accanimento e tanto rumore. In fondo l’autorevole Presidente aveva preso da tempo le distanze dal PD, ne aveva criticato, a suo rispettabile e legittimo parere, le posizioni, magari perché voleva difendere la Provincia come istituzione indispensabile, indipendentemente dal fatto che lui ne fosse a capo; aveva addirittura attaccato un ministro della Repubblica in quel momento legato al partito, sempre per ragioni del tutto indipendenti dal suo tornaconto personale ed ora non si capisce perché il PD lo dovrebbe candidare, salvo ovviamente prova contraria che, allo stato, a me sfugge.

Capita, in ogni caso, che dopo la bocciatura democraticamente sanzionata dagli organi provinciali, autorità superiori abbiano tentato diversa soluzione, anche per autorevolissimi interventi locali; ma si sa che anche gli interventi autorevoli, per quanto sostenuti da idee forti, sono sempre arricchiti da sensibilità soggettive e personali: cosa inevitabile ai comuni mortali ed a tutti gli umani.

Alla corte, gli organi provinciali non cedono e per Filippi c’è una definitiva fumata nera; sarà anche immeritata, considerata un’autorevolezza che gli derivava dal fatto di essere stato eletto ripetutamente ai vertici dell’Amministrazione provinciale ed una volta addirittura al primo turno, condizione non riservata neppure al suo grande predecessore. E tuttavia, immeritata o meno, il procedimento non sembra per nulla irregolare, né tanto meno anti/democratico.

Ora però una cosa mi preoccupa; non ovviamente per il successo del PD alle elezioni (per carità! la libidine alla sconfitta è nel DNA del centro/sinistra), ma per il destino di Filippi che, nella tradizione dei democristiani, chiamo amico. Mi domando pensoso: non potrebbe stare quieto e sperare nelle future sempre possibili candidature? Ed invece no; è tanto amico del PC (voglio dire il computer), al punto che quando gli parli assieme continua a manettarlo e tormentarlo, che si rivolge a quella autentica “diavoleria” di facebook per attaccare al limite del personale una candidata, per di più vicina ad un responsabile autorevole del PD cittadino.

Che il “metodo Boffo” abbia fatto breccia nell’animo del prestigioso Presidente?

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