Ecce Homo!

Andrea Zoanni

ecce“Ora vado da solo, discepoli miei! Anche voi andatevene da soli! Così io voglio. Andate via da me e guardatevi da Zarathustra! Ancora meglio: vergognatevi di lui! Forse vi ha ingannato.

L’uomo della conoscenza non soltanto deve saper amare i suoi nemici, ma deve anche saper odiare i suoi amici.

Si ripaga male un maestro, se si rimane sempre scolari. E perché non volete sfrondare la mia corona?

Voi mi venerate, ma che avverrà, se un giorno la vostra venerazione crollerà? Badate che una statua non vi schiacci!

Voi dite di credere a Zarathustra? Ma che importa di Zarathustra! Voi siete i miei credenti, ma che importa di tutti i credenti!

Voi non avete ancora cercato voi stessi: ecco che trovaste me. Così fanno tutti i credenti; perciò ogni fede vale così poco.

E ora vi ordino di perdermi e di trovarvi; e solo quando mi avrete tutti rinnegato io tornerò tra voi”.

Quando ho letto il post, mi è tornato alla mente che proprio questo brano, in un passato scolastico molto lontano, era stato da me abbondantemente sottolineato e confrontato con il credo di altri filosofi e pensatori.
Ora, senza temere di scandalizzare quanti vorranno leggere questo commento, sperando non si fraintenda la mia semplice riflessione, che anche per ragioni di spazio tralascia contenuti più ampi e complessi a prescindere dalla loro condivisione, trovo che Nietzsche in questo passo parli con saggezza.

Il testo mi rammenta una recente intervista apparsa sull’Espresso a don Giovanni Nicolini, parroco della Dozza e del carcere di Bologna, cresciuto tra Lercaro e Dossetti, don Milani e padre Balducci, amico intimo di Claudio Abbado recentemente scomparso. Alla domanda se il Maestro Abbado fosse credente, così risponde:

““Il laico Abbado era a suo modo un credente, perché quando una persona si sente più piccola di qualcosa che lo avvolge e dà senso alla sua vita, è nell’orizzonte della fede. Questo era il suo rapporto con la musica, umilissimo, di continua ricerca, di chi sa che mai arriverà a toccare l’Assoluto.

E così è per me. La Parola di Dio la devi accogliere non presumendo di averla già capita, ma sempre riascoltandola come fosse la prima volta. Sempre novizi, mai possessori. Non puoi dire “ho capito”, verbo aggressivo che significa prendere, ma “ne intendo qualche scintilla”. Quando pensiamo di possedere l’assoluto, probabilmente ci siamo arresi ad un idolo.””

Subito ho legato quanto letto su quel settimanale ad un brano scritto da sant’Agostino:

“Anche in questa vita i buoni arrecano non piccoli conforti. Se anche ci angustiasse la povertà, se ci addolorasse il lutto, ci rendesse inquieti un malanno fisico, ci rattristasse l’esilio e ci tormentasse qualche altra calamità, ma ci fossero vicine delle persone buone che sapessero non solo godere con quelli che godono, ma anche piangere con quelli che piangono e che sapessero rivolgere parole di sollievo e conversare amabilmente, allora verrebbero lenite in grandissima parte le amarezze, alleviati gli affanni, superate le avversità.

Ma quest’affetto è prodotto in essi e per mezzo di essi da Colui che li rese buoni con il suo Spirito.

Così in tutte le cose umane, nulla è caro all’uomo senza un amico.

Ma quanti se ne trovano di così fedeli, da poterci fidare con sicurezza riguardo all’animo e alla condotta in questa vita?

Nessuno conosce un altro come se stesso: eppure nessuno è tanto noto a se stesso da poter essere sicuro della propria condotta del giorno dopo.” (L.130,2.4)

Io non credo molto negli slanci di generosità estrema, se non da parte di chi ha un profondo desiderio di felicità per sé. Ma chi è minimamente serio con la propria vita e vuole con coraggio capirla fino in fondo non può non desiderare di stare accanto ai “buoni” di cui parla sant’Agostino.

Ma chi sono questi buoni? Per me sono persone mosse da un profondo amore per se stesse, da una sorta di egoismo, o cinismo direbbero molti, forse; persone che cercano in ogni cosa la propria felicità.

Non temono di affrontare le circostanze della propria vita perché sanno che, senza mettere le mani nel fango, non esiste felicità e mostrano, per questo, una profonda lealtà verso le persone che avvicinano.

Non offrono ciò che non sono ma solo ciò che sono, senza falsa generosità che alla lunga stanca e ferisce tutti.

Per questo ogni volta che ho occasione di camminare insieme a persone buone godo di una grande possibilità di crescita e di uno stimolo ad approfondire le mille sfumature del mio essere.

Sono persone, queste, che non legano a sé ma rilanciano chi gli sta a fianco in un’avventura senza pari.

Con queste persone, che io chiamo amici, vengono lenite le amarezze, alleviati gli affanni, superate le avversità. Ma non si corre il rischio di alleviare, superare e lenire abdicando alla propria responsabilità e lasciando quindi che la statua del maestro ci schiacci!

Esse sono solo un pungolo per affrontare da protagonisti ogni momento della propria esistenza, sempre più consapevoli delle molteplici manifestazioni della propria anima, così splendida e forte e, allo stesso tempo, vulnerabile e misteriosa.
Concludendo, che sia l’Ecce Homo del “Come si diventa ciò che si è” dell’anticristo nietzschiano (che mi convince poco perché uno sempre comunque è, seppure in molteplici declinazioni) o che sia l’Ecce Homo di Pilatesca memoria (che molto mi convince nell’interpretazione autentica di Papa Francesco, perché ributta il mistero di Dio dentro nella Storia, nella sua precarietà e nei suoi limiti) ho avuto la fortuna nella mia vita di incontrare qua e là “persone buone” e a queste persone posso solo dire grazie.

Buona Pasqua a tutti.

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