In quale ottica il futuro dei nostri territori?

Carlo Baviera

solContinuiamo a sentire, e a condividere, che è venuto il tempo per radicali cambiamenti: nell’economia, nella politica, nel funzionamento della giustizia, nel necessario ritorno alla responsabilità e alla moralità. Anche la Chiesa del tempo di Francesco introduce stili e termini apparentemente nuovi, ma che aiutano a tornare ad atteggiamenti abbandonati o dimenticati.

Leggevo un articolo in cui si sottolinea che C’è una dimensione sociale del Vangelo e dell’essere cristiani che si era, per il quieto vivere dimenticato

o accantonato e che oggi  costringe a ripensare la questione sociale attorno a quattro assi: la dignità del lavoro messa in discussione da un’economia dell’esclusione, la salvaguardia del creato come patrimonio comune da lasciare in eredità alle nuove generazioni, il contrasto verso i processi d’impoverimento delle persone e delle famiglie che mortificano il valore dell’uguaglianza e della fraternità umana, e l’attenzione ai processi migratori che richiedono nuove forme di accoglienza, di accompagnamento e d’impegno per la pace e la convivialità”.

Ne consegue, utilizzo le parole dell’articolo citato, che è venuto il tempo di tornare alla responsabilità sociale, da parte di tutti, singoli, gruppi, imprese, comunità religiose ….. Una responsabilità che deve anche essere accompagnata da scelte e da istituti che garantiscano una nuova cultura rispetto ai quattro temi indicati: dignità del lavoro, salvaguardia del creato, contrasto delle povertà, accompagnamento dei processi migratori.

Per provvedere al bene comune, in questo tempo difficile, è il  lavoro oltre alla ricchezza che va ripartito, garantendo anche l’opportunità, ai lavoratori, di essere coinvolti e partecipi alla realizzazione dei beni; sono atti di difesa del suolo e interventi manutentivi adeguati che evitino frane o il degrado di aree agricole  facile sito per discariche; sono visioni nuove di welfare e una fantasia che eviti tagli al settore socio assistenziale oppure politiche giovanili adeguate che devono fronteggiare l’impoverimento crescente; sono idee d’inclusione sagge che possono limitare le paure e le reciproche diffidenze che consentono l’affermarsi della convivialità delle differenze tra culture, religioni, provenienze diverse.

Cose che devono iniziare, per quanto ci riguarda, già dai nostri Comuni e dalla nostra Provincia, sempre che la nuova Provincia abbia competenze e risorse per politiche di questo tipo. Cose che devono anche coinvolgere le nostre comunità religiose, se queste vogliono essere all’altezza dei tempi e rispondere alle sollecitazioni di Francesco, diventando seminatrici di Speranza.

“Essere portatori del Vangelo della speranza: I cristiani sono invitati a fare la loro parte portando un loro specifico contributo immergendosi (incarnandosi) evangelicamente nei problemi del nostro tempo” è un suggerimento importante da raccogliere.

A Casale, dove stanno nascendo liste e intese in prospettiva elettorale, si comincia ad ascoltare slogan e a stendere programmi. Molti di questi, come nel recente passato, saranno in larga parte sovrapponibili e conterranno, in alcuni settori, identiche risposte: e ciò non è affatto negativo in quanto aiuterà dopo a ricercare soluzioni condivise. Sono, invece, le prospettive e gli elementi più qualificanti delle varie proposte quelle da valutare con più attenzione. Infatti non bastano più affermazioni generiche. Bisogna individuare risposte concrete e percorribili.

La Diocesi aveva fornito, attraverso ad “Agenda di Speranza per il Monferrato”, alcune linee concrete per rianimare il territorio; erano frutto di consultazioni e confronti con amministratori, operatori economici e sociali di vario tipo, e dicevano dell’importanza di far ripartire l’economia con interventi nel settore dell’innovazione, della green economy, dell’energia (estensione del teleriscaldamento), e puntando su turismo (con formazione degli operatori), rilancio dell’agricoltura (vite, vino, nocciole, ortofrutta, pioppi), e ambiente (buone pratiche, tutela idrogeologica, raccolta differenziata, bonifiche amianto). Erano anche indicazioni che puntavano su una visione di Welfare più sussidiario, per attenuare i sempre maggiori conti e le prevedibili diminuzioni di finanziamento (con il coinvolgimento del Terzo Settore, del volontariato, della cooperazione sociale) e con attenzione al ruolo sociale della Famiglia (da sostenere come soggetto produttore di servizi quali la cura, l’accudimento domestico, le relazioni, l’educazione, il risparmio e non solo come oggetto di assistenza); e la cultura come occasione per aiutare il dialogo, la valorizzazione della propria storia e del tessuto sia cittadino di ex capitale, che comprensoriale con i borghi che hanno creato il contesto per l’affermarsi del Marchesato (quell’identità territoriale che oggi è la forza dell’offerta che si può presentare al turista); cultura anche come crescita del senso di appartenenza ad una comunità, e insieme di apertura e di confronto con le esperienze e le espressioni che ci fanno globali.

Non si tratta che attendere. E non solo il confronto elettorale e i singoli programmi di liste e candidati sindaci; ma soprattutto il dopo. Di vedere come concretamente sarà affrontato il tema del lavoro da inventare e distribuire; cosa si proporrà per migliorare lo smaltimento rifiuti e renderlo economicamente redditizio; come ci si attrezzerà per evitare le esondazioni o come incentivare lo smaltimento del polverino (di eternit); quali politiche giovanili innovative che vadano oltre le semplici notti bianche o rosa, o all’offerta di musica a tutto decibel; come si rassicureranno le persone (anche le anziane innamorate da questo Papa “che dice sempre belle parole e ci parla in modo semplice e comprensibile”) che non siamo invasi da immigrati che ci portano via lavoro, sicurezza e tradizioni.

Da questo è messa alla prova la capacità dei credenti, che riterranno di partecipare alla competizione elettorale o di sostenere le varie coalizioni, di far emergere la dimensione sociale del Vangelo e dell’essere cristiani che, come si diceva all’inizio, si era dimenticato o accantonato anche per quieto vivere e che oggi ci costringe a ripensare profondamente la questione sociale; e in quale ottica pensiamo al futuro dei nostri territori.

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One thought on “In quale ottica il futuro dei nostri territori?

  1. I più alti valori morali, già presenti nell’antica Grecia, ripresi e diffusi da Cristo e da altri benemeriti, hanno portato alla nascita dei concetti di socialità e della nostra Costituzione, la quale, come noto, non è stata scritta da operatori finanziari, ma da esperti giuristi.

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