Perchè amare la musica classica

Andrea Zoanni

Pclaerché amare la musica classica? Comincerei col dire che le ragioni sono le stesse che portano ad amare ogni altro tipo di musica. Direi soprattutto per la sensazione di piacere che inducono il flusso melodico o il carattere struggente di certe arie; o ancora la pulsione ritmica incalzante, specie nella musica del novecento; oppure la forza emozionale che emanano certi contrasti tematici e certe atmosfere meditative; o infine il richiamo identitario, legato alla memoria profonda di ognuno di noi, che ci fa riconoscere in una certa “maniera” di cantare o di suonare che è proprio di ogni comunità.

Tali meccanismi di coinvolgimento e di soddisfazione funzionano con ogni tipo di musica. Non a caso la musica è uno dei più universali ed efficaci strumenti di dialogo e di incontro culturale. C’è dunque una ragione generale nell’amore per la musica classica: è l’amore per la musica in sé come seme di crescita umana, come fattore di auto rappresentazione culturale, come veicolo di contatto con l’altro.

C’è però qualcosa di specifico che riguarda la musica classica ed è quel legame strettissimo, ancorché non sempre evidente, con la storia universale della cultura e della civiltà umana. Siamo nel cerchio delle belle arti che hanno accompagnato nei secoli lo sviluppo della conoscenza e delle relazioni sociali, insieme alla pittura, alla scultura, all’architettura, alla letteratura. La musica è la colonna sonora della storia.

Accostandosi alla musica classica, oltre a gustarne le preziosità melodiche, ci si deve lasciar trasportare armonicamente nel tempo passato, come se la storia stessa si materializzasse. Ascoltando brani di epoche diverse si percepisce il modificarsi del livello di civiltà e del vivere comune, come accade ammirando dipinti, palazzi d’epoca, oppure leggendo poesie o versi in prosa. Non è solo un viaggio nel tempo, lo è anche in terre lontane. E’ un piacere estetico e culturale nello stesso tempo. Infatti la storia andrebbe studiata attraverso le arti e i mestieri.

Come siamo messi in Italia? Male, perché da noi vige l’idea che con la cultura non si mangia. Cosa non vera, molti mangiano eccome…… Mi rendo conto di aver risposto in modo secco, deciso e provocatorio, ma le poche eccellenze nazionali dimostrano che la realtà non è proporzionata al nostro sconfinato panorama musicale. Eppure la nuova tecnologia aiuta a superare alcuni preconcetti e avvicina al giovane utente le molteplici discipline musicali.

Lo scorso anno agli Arcimboldi di Milano, per il MITO festival è stata rappresentata la Sagra della Primavera di Strawinsky. Il teatro era stracolmo di giovani, così come lo era la sala del Conservatorio durante lo svolgimento di due concerti per pianoforte di Mozart. Sono segnali positivi da non trascurare, ma essi non cancellano né controbilanciano altri aspetti contraddittori.

La partecipazione dei cittadini agli eventi musicali non cresce come sarebbe auspicabile e rimane un fatto sostanzialmente elitario, complice un costo del biglietto spesso poco accessibile. Al pubblico storico difficilmente se ne affianca uno nuovo, specialmente negli abbonamenti stagionali. Del resto molte istituzioni culturali hanno difficoltà economiche non di poco conto e faticano ad avviare politiche anticicliche.

Questo impatta anche sulla vendita di prodotti di musica classica, sia che si tratti di cd, dvd o della riscoperta del vecchio vinile. Non esistono grandi tirature e pertanto il costo resta piuttosto elevato, per di più le regole spietate del business non considerano detto settore passibile di campagne promozionali e pubblicitarie. Conseguentemente sono sempre più rari, quasi per amatori, i negozi specializzati in musica classica o comunque di repertorio antico. Restano i grandi magazzini commerciali, ma raramente sono adatti a ricerche di qualche preziosa rarità.

Questa è la situazione odierna che deve virare verso una più massiccia vendita di files musicali, regolamentando per via legislativa lo scambio degli stessi tra utenti di Internet, implementando parallelamente un mercato del “disco usato sicuro e garantito” di incisioni fuori produzione o fuori catalogo.

Perché accade tutto ciò? Servirebbe un’analisi profonda e compiuta, forse c’è ancora il pregiudizio che sia musica difficile, noiosa, impegnativa ed in alcuni casi contemporanei anche incomprensibile. Una sorta di vecchiume che non calza più in un tempo nel quale contano le cose veloci, brillanti, divertenti e immediate nella loro comprensione.

Certamente la musica classica non è musica necessariamente facile e immediatamente assimilabile, alle volte è anche brutta. Però questo carattere ostico si attenua se si allunga il tempo massimo che si può dedicare all’evento, garantendo attenzione, concentrazione e partecipazione. La frenesia odierna impone quasi un passaggio “ad altro” dopo pochi minuti, ma l’ascolto e il godimento della musica classica richiedono disciplina, pazienza ed autocontrollo unitamente ad un significativo livello di curiosità e di discernimento. Su questo piano la musica classica va controcorrente, in un tempo in cui hanno successo soprattutto le cose che non costano fatica e che non obbligano a pensare.

L’ultima riflessione è sul sistema formativo in campo musicale. Qualcosa si è mosso, nonostante i tagli all’istruzione, di certo molto è sulle spalle di volenterosi insegnanti e professori che si ingegnano nel presentare un prodotto di qualità. Le principali televisioni nazionali non aiutano, i pochi programmi dedicati sono trasmessi in ore impossibili. Gli utenti devono rivolgersi a canali esteri non sempre facilmente raggiungibili.

Se vi dovesse capitare di andare in una media città continentale, senza scomodare Londra, Berlino, Vienna, Praga e altre capitali di tale levatura, vi accorgereste di quanti concerti si producono in contemporanea e di come sono numerosi i negozi dove si vendono spartiti e strumenti musicali. Ciò significa che in quei luoghi le persone non si limitano ad ascoltare la musica ma la suonano in prima persona e di norma in gruppo, facendo dunque musica insieme.

Questi sono i risultati tangibili di politiche educative di lungo corso, che fanno della cultura musicale uno dei pilastri della costruzione della personalità umana e che rispondono al quesito insito nel titolo. La musica classica si ama per il piacere che infonde, per le emozioni che suscita, per l’arricchimento morale e culturale che assicura ad ogni essere umano. La musica unisce.

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3 thoughts on “Perchè amare la musica classica

  1. sono molto d’accordo con ciò che dici, io ho 15 anni e ho scoperto le bellezze che questa musica può trasmettere circa 4 anni fa. Lo stato dovrebbe veramente fare qualcosa, più di tanto non mi sbilancio sull’argomento. Penso che quest’articolo sia stato molto interessante.

  2. Chi scrive, essendo un organista regolarmente diplomato e già Direttore artistico di stagioni concertistiche, non può fare altro che associarsi al lamento dell’estensore del soprascritto articolo.
    Purtroppo, la Musica colta non è quasi affatto considerata e non è affatto vero che sia sgradita ai giovani; infatti, i membri di un Coro composto da allievi della Scuola dell’obbligo, una volta conosciuto il Canto Gregoriano, volevano cantare quasi esclusivamente quello. Invero, ci sarebbe da riflettere sull’enorme giro d’interessi economici che sta dietro al mondo della musica leggera o, peggio, del rumore da discoteca, interessi talmente elevati da spingere intere generazioni verso quella perdizione uditiva e non solo.
    La Musica è, innanzi tutto, una disciplina interiore e tutti dovrebbero essere stimolati a capirla, ascoltarla, eseguirla e, financo, comporla, ancorché questa attività sia particolarmente difficile e richieda un iter formativo piuttosto lungo. Sta di fatto che, da almeno un secolo, in Italia, il primo posto nella gerarchia delle materie di studio è assegnato alla Lingua e Letteratura Nazionale, anche nelle Scuole ad indirizzo non umanistico e, comunque, fra le discipline umanistiche, la Musica occupa l’ultimo posto in tutti gli Istituti diversi dal Conservatorio o dalle Accademie musicali; anzi, si spaccia la Letteratura per forma d’arte, quando, fra le discipline umanistiche è quella in cui il lato artistico è meno evidente.
    È veramente umiliante pensare che, in Italia, Nazione che ha dato i natali a Girolamo Frescobaldi, i cui Fiori Musicali, pubblicati nel 1635, furono oggetto di studio da parte di Johann Sebastian Bach, che li copiò personalmente, si faccia poco o nulla per la diffusione della Musica.

  3. Come titolo, personalmente, avrei usato “Perchè amare la musica” intendendo però come musica tutto quello che viene creato non esclusivamente per soli scopi commerciali o pere seguire le mode del momento. Per me non è più il momento di utilizzare la distinzione tra “musica colta”, intesa sempre e comunque come musica classica, per distinguere dal resto dove nel resto c’è un calderone informe dove troviamo di tutto dai Beatles ai Modà, da Miles Davis al Piotta, dai Led Zeppelin ai tormentoni sanremesi o ai guazzabugli disco. La musica è cultura, sempre e comunque, la musica ha una storia, lunga come l’umanità, è una delle massime espressioni dell’ingegno e della creatività dell’uomo, è di una ricchezza infinita di stili, sfumature, complessità (che non sempre si coniuga con bellezza o gradevolezza).

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