Parco Carrà AMIU e capponi di Renzo

Domenicale Agostino Pietrasanta

carCarlo Carrà, è noto, è stato un grande pittore; nato sullo scorcio del secolo XIX, ha attraversato l’età del rinnovamento artistico, dal futurismo alla “metafisica”. Un mio amico, frequentato soprattutto in giovinezza, nato a Quargnento come lui, me lo ricordava un giorno sì e l’altro pure; anche per questo, quando per solo ed esclusivo caso, mi è capitato di avere qualche influenza, ho avuto parte, certo marginale, nell’intitolazione di un parco cittadino alla sua figura.

Si tratta di ambiente cospicuo, dotato di piste ciclabili, di torre per arrampicate, di vari giochi per bambini, di un chiosco ed infine, per non sfigurare con gli usi americaneggianti, di una pista per skateboard; ma soprattutto è un bel polmone di verde, posto verso il Nord di un ambiente cittadino che, a dispetto delle dichiarazioni in contrario, con un po’ di generosità mi vien da definire grigio ed appannato.

Sta di fatto che, per quanto interessante, il parco è anche sporco, tanto da essere qualificato come “piccola discarica”; all’interno, cartacce, bottiglie di plastica, lattine ed anche qualche carcassa di animaletto o animalaccio che, senza colpa alcuna, vi trova riparo per esalare gli ultimi respiri. Per la verità anche agli altri angoli cittadini esistono polmoni di verde, ma non così attrezzati per le ludiche soste.

Ne consegue la diversità più decisiva. Se il Carrà, di tanto in tanto, attira l’attenzione dell’AMIU che provvede alle relative bonifiche, per gli altri siti,  i provvedimenti sono molto più rari. Non insisto per non fomentare discordie tra le varie zone cittadine; si farebbe la figura dei capponi di Renzo che, destinati ai banchetti, per fortuna poi evitati, dell’Azzecagarbugli, si davano di becco fra di loro.

La questione che mi preme è un’altra. Lasciamo stare gli animaletti o gli animalacci che non possono avere colpa, ma per quanto riguarda le bottiglie di plastica, le cartacce, le lattine, i vari contenitori di latta, se dopo le pulizie, ricompaiono con puntualità ricorrente, qualcuno deve pure essere responsabile della faccenda; qualcuno deve pure essere il “porcaccione” incallito; non solo, ma qualcun altro che pur non sporca, vede e tace. Siamo fatti così: in questo gli Alessandrini, sono epifenomeno del comportamento italiano; si fanno gli affari loro in nome dei diritti individuali o, sarebbe meglio dire, individualistici.

Io però la voglio mettere sul positivo e trovo anche il movente giusto ed adeguato. Sia chi sporca, sia chi tace sa benissimo quali pericoli si stanno prospettando per il lavoro e l’occupazione; per questo, temendo che anche gli operatori ecologici, nei prossimi tempi, perdano posto, si preoccupano di dare una mano ai lavoratori e dunque continuano a sporcare e tacere così da creare le condizioni più acconce al lavoro. In una prospettiva di solidarietà non pensano ai costi; e non pensano neppure che sta arrivando l’ennesima stangata, quella della TARI 2014, la quale, a parte il nome sempre diverso, costituisce la tassa della raccolta rifiuti.

In fondo da novembre a marzo, almeno a febbraio siamo stati risparmiati, ovviamente al netto dell’IRPEF che bussa puntuale ogni mese. E così oltre a sporcare, stiamo anche zitti: risparmiamo il fiato, necessario a lanciar lamento per le continue e “vessatorie” tartassate.

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