Il triangolo d’oro

Roberto Borri

treSabato 22 marzo 2014, il quotidiano La Stampa, che, per ovvie ragioni, ha grande popolarità nelle nostre zone, ha dedicato i due articoli firmati Roberto Fiori ed occupanti l’intera pagina 19 – compresa nella sezione delle notizie a diffusione Nazionale – ad una zona che, indubbiamente è un fiore all’occhiello non solo del Piemonte o dell’Italia, il che sarebbe già tutto dire, ma dell’intero Orbe.

Stiamo parlando di una zona che si trova per la maggior parte compresa in un triangolo avente per vertici Acqui Terme, Alba ed Asti, elencati in ordine rigorosamente alfabetico. Le meraviglie paesaggistiche, con il susseguirsi di campagne con colline dalle pendenze quasi mai troppo pronunciate, ed armonicamente tappezzate da campi, vigne, orti e qualche bosco, le prelibatezze gastronomiche derivanti da un’agricoltura che raggiunge vette nella vitivinicoltura e da un’allevamento in grado di regalare carni e formaggi di prim’ordine, unitamente alla quota parte di partrimonio artistico, talvolta appartato, ma sempre e comunque in grado di appagare lo spirito, sono elementi ormai a tutti noti, tanto da candidare la zona quale patrimonio dell’umanità, da porre sotto la tutela dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, le Scienze e la Cultura (UNESCO); l’estensore degli articoli si sofferma inoltre sul carattere della popolazione, lodandone la cortesia e l’affidabilità. Parallelamente, però, accanto al mettere in evidenza tutte queste caratteristiche positive, si paventa un probabile aumento dei prezzi degli immobili, come già accaduto per certe zone della Toscana, in base ad un fenomeno che gli economisti vogliono farci credere essere inevitabile e del quale, invece, nessuna mente sana comprenderebbe, né, tanto meno, giustificherebbe la ragione e, anzi, una mente sana, specie se nella testa di chi ha il delicato compito di rappresentare un’intera popolazione, farebbe di tutto affinché la situazione rimanga entro i limiti delle eque condizioni, anziché trattare il mercato come se fosse una suprema autorità.

Accanto a quanto finora indicato si evince altresì che il triangolo d’oro è legato al resto d’Italia mediante fili di ben meno nobile materiale: infatti, il Fiori cita tra i pregi della zona la breve distanza da Città come Milano o Torino in termini di tempi di percorrenza stradale in autovettura, il che, se potrebbe rientrare negli usi che discutibili nostri rappresentanti ci stanno costringendo ad assumere, mal si associa a persone provenienti da Svizzera, Germania od altre Nazioni ancora più Nord, dove le autovetture hanno buon diritto di cittadinanza, ma la priorità viene assegnata al trasporto pubblico, che ha, nella ferrovia, il cardine della modalità terrestre. Al pari del resto del Piemonte e della Lombardia occidentale, la zona dispone di una rete ferroviaria capillare, che, se adeguatamente valorizzata e, come auspicabile, assoggettata a migliorie, è in grado di servire tanto i viaggiatori abituali, quanto i turisti, specie quelli che giungono da lontano in aeroplano e, di conseguenza, non hanno un’autovettura al seguito. Paradossalmente, una miope Pubblica Amministrazione Nazionale, grazie al programma tristemente famoso con il nome di rete snella, ha mutilato l’infrastruttura, dapprima disattivando, se non fisicamente eliminando tutti gli scali merci, che potrebbero tornare utili per il trasporto delle preziose derrate agroalimentari prodotte in zona (Castagnole Lanze, ai tempi d’oro, movimentava diecimila carri l’anno!), poi eliminando binari di precedenza e d’incrocio, trasformando anche stazioni dal piazzale generoso, in semplici fermate, infine, eliminando i collegamenti di più ampio respiro, lasciando il tutto allo sbando nell’incuria più totale. L’Amministrazione Regionale, dal canto suo, ha scelleratamente pensato di sospendere l’esercizio su circa un terzo della rete, ormai delegata al mero trasporto di prossimità, contribuendo in maniera deliberata ad allontanare l’utenza dal mezzo pubblico, con la ben nota dottrina dello shock, accuratamente descritta da Naomi Klein nel suo trattato, con l’obiettivo di far dimenticare al più presto l’esistenza di un servizio ferroviario e creando le basi per la soppressione anche del suo insufficiente surrogato automobilistico.

Venendo all’esame di alcuni dettagli tecnici, si può facilmente osservare che, nell’area, insistono 102.52 km di ferrovia, di cui 45.47 fra Acqui Terme ed Asti, linea che, a Nizza Monferrato, situata a 20.51 km da Acqui Terme e 24.96 da Asti, incrocia la Cavallermaggiore – Cantalupo, percorrendo la quale per 36.93 km, si raggiunge Alba; mentre, da Castagnole Lanze, situata a 13.43 km da Alba e 23.5 km da Nizza Monferrato si dirama un tronco di 20.12 km, che conduce ad Asti. La distanza media fra un nodo e l’altro (ve ne sono ben quattro nell’area di nostro interesse!) è di 25.63 km, il che consente di soddisfare le più disparate esigenze, programmando servizi di prossimità e di più ampio respiro secondo itinerari d’incomparabile varietà, per non parlare dei panorami che si possono godere semplicemente viaggiando senza doversi preoccupare della guida o adirarsi per il traffico sempre crescente. Città come Torino e Milano, ma anche Genova, Alessandria, Bologna, Savona od Imperia sono o, purtroppo, al giorno d’oggi, utilizzando il modo condizionale, sarebbero comodamente raggiungibili con una vera razionalizzazione dei servizi, ben diversa da quella razionalizzazione propinata da vari impostori, i quali, ignorando anche la lingua Italiana, impiegano la parola quale sinonimo di taglio o, peggio, credono e vogliono far credere all’opinione pubblica che usare razionalmente una risorsa significhi usarla poco o non usarla affatto. Chi decide di visitare le nostre zone o financo di acquistare un’abitazione nell’areale sulla base anche di motivazioni ambientali – ed è fuor di ogni dubbio che l’aria sia più sana di quanto non possa essere in un agglomerato urbano ad alta concentrazione industriale – gradirebbe spostarsi con mezzi ecologici quali sono i treni, per non contribuire a far diventare l’ambiente simile a quello da cui proviene, specie se le sue origini riconducono a terre dove questo è possibile con una certa facilità, tanto dal punto di vista della programmazione del servizio, quanto dal punto di vista della gestione dei titoli di viaggio. La tecnica moderna permetterebbe di avere prestazioni di tutto rispetto in termini di velocità, comodità, capillarità, periodicità ed eterotachia del servizio, ma, naturalmente, occorre adeguare anche l’infrastruttura o, quanto meno, iniziare ad utilizzarla appieno senza infliggerle mutilazioni inopportune, specie in questi tempi, in cui la crisi economica e l’inquinamento ambientale attanagliano in un morso sempre più serrato. Non è affatto fuori luogo pensare a servizi Torino – Alessandria via Carmagnola – Bra – Castagnole Lanze – Nizza Monferrato – Cantalupo o Cuneo – Milano via Fossano – Cavallermaggiore – Bra –  Castagnole Lanze – Asti – Casale Monferrato – Mortara, come già estevano in passato, ma anche vetture letto in composizione a treni notturni internazionali, da trasferire, in nodi come Milano o Torino a treni locali, in maniera tale da creare un servizio diretto veramente di prim’ordine per quei turisti che intendono partire da lontano per visitare le Langhe ed il Monferrato.

Prossimamente, si terranno le elezioni per la nuova Amministrazione Regionale: auspichiamo che i nostri nuovi rappresentanti sappiano fare un buon uso del patrimonio sprecato da persone illegittimamente elette, che dovranno pagare eventuali debiti con la Giustizia, altrimenti, avremo un triangolo d’oro dentro un campo d’ortiche.

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4 thoughts on “Il triangolo d’oro

  1. AGGIORNAMENTO

    Di recente, è stato presentato il cosiddetto piano industriale delle Ferrovie dello Stato, grazie al quale siamo scaduti veramente in basso: dalle gloriose Ferrovie, che costituivano un sistema di trasporto veramente integrato, che univa velocità e capillarità, con Ingegneri di prim’ordine nei posti di comando ad una vile società per azioni come se fosse una qualsiasi azienda privata che produce pezzi di ferro o patate. Veramente deplorevole la spaccatura tra servizi a mercato, che, al pari del mercato medesimo, non dovrebbero esistere, e servizi universali, quando, caso mai, i treni lenti dovrebbero fungere da raccoglitori e distributori nei confronti di quelli veloci, naturalmente accessibili tramite supplemento, ma, vice versa, biglietto per treni veloci valido automaticamente per tutte le categorie inferiori. Che dire delle divisioni che, con un pomposo albionismo, diventano business units?
    Notare l’intento di maggiore integrazione tra ferro e gomma, che, tradotto dal linguaggio burocratico, significa solo direttrici principali su ferro e, per tutti gli altri spostamenti, autobus.

  2. Niente soldi. Senza soldi spesi per le nostre vere priorità, non si fa niente. I regionali non camminano, e comunque nemmeno gli autobus possono nulla davanti ad uno stato predone che pretende di sciupare i nostri quattrini in sciocchezze di cemento.

  3. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, le Scienze e la Cultura ha incluso il triangolo d’oro fra i patrimoni tutelati: occorre davvero provvedere affinché residenti e turisti abbiano adeguata mobilità.

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