I poveri di Francesco

Carlo Baviera

Distributing food to the homeless

Da porta della casa Parrocchiale entrano ed escono “i poveri dei pacchi viveri”. Il secondo venerdì di ogni mese, la S. Vincenzo distribuisce le derrate raccolte con quanto offerto dai frequentatori della messa domenicale. Come avviene in ogni parrocchia d’Italia: infatti “i poveri li avete sempre con voi”. Nonostante le programmazioni economiche, le politiche di sviluppo, l’avanzamento generalizzato del benessere dobbiamo constatare che i poveri aumentano. E non è solo frutto della ormai lunga crisi che ci ha colpiti.

Ormai, da anni e da molte parti, si è preso atto che è arrivato alla fine un sistema che intendeva far crescere continuamente il benessere, ma che contemporaneamente impoveriva interi popoli o quanti, anche nelle nostre società ricche, restavano ai margini. Una inequità (così l’ha definita Papa Francesco, con una specie di neologismo) insopportabile per popoli che vogliono essere democratici e giusti. Già Benedetto XVI, nell’Enciclica Caritas in Veritate, ricordava che “Nella nostra epoca, lo Stato si trova nella situazione di dover far fronte alle limitazioni che alla sua sovranità frappone il nuovo contesto economico-commerciale e finanziario internazionale, contraddistinto anche da una crescente mobilità dei capitali finanziari e dei mezzi di produzione materiali ed immateriali. Questo nuovo contesto ha modificato il potere politico degli Stati” e che “L’aumento sistemico delle ineguaglianze tra gruppi sociali all’interno di un medesimo Paese e tra le popolazioni dei vari Paesi, ossia l’aumento massiccio della povertà in senso relativo, non solamente tende a erodere la coesione sociale, e per questa via mette a rischio la democrazia, ma ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del « capitale sociale », ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile. Bisogna, poi, che la finanza in quanto tale, nelle necessariamente rinnovate strutture e modalità di funzionamento dopo il suo cattivo utilizzo che ha danneggiato l’economia reale, ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo”.

Ora è Francesco a ribadire con forza il “no a un’economia dell’esclusione”, il “no all’idolatria del denaro”, il “no a un denaro che governa invece di servire”: ed esorta “tutte le comunità ad avere una sempre più vigile capacità di studiare i segni dei tempi”.

Mi torna in mente quanto diceva il vecchio Presidente nazionale della Caritas; se è necessario avere chi si occupa dei “feriti” della società perché in condizioni di povertà e abbandono (le associazioni di volontariato e caritative), ancor più è necessaria la presenza di chi previene “gli incidenti” (chi attraverso l’attività politica  crea situazioni in cui la povertà è fronteggiata e attenuata). E’ quindi l’impegno, la presenza nella Politica che manca fra le azioni delle nostre comunità. Non lo schierarsi a favore di questo o quello schieramento (cosa che attiene ai singoli), ma la consapevolezza di partecipare alla vita civile e di prendere posizione di fronte a quanto non funziona rispetto alla realizzazione del bene comune.

Quando il Papa parla di teorie o di scelte economiche che uccidono, perché escludono interi popoli o ceti sociali; quando si scaglia contro l’assoluta autonomia dei mercati e alla speculazione finanziaria, contro la corruzione e l’evasione fiscale egoista; quando invita a condividere i beni con i poveri per non derubarli e privarli della vita, ed esorta alla solidarietà e ad un ritorno dell’etica nell’economia e nella finanza  si rivolge a tutto il mondo e affronta questioni di carattere generale. Questo porta le comunità parrocchiali, soprattutto quelle periferiche, a sentirsi meno coinvolte, a pensare che non competa loro intervenire su questioni tanto rilevanti. Salvo lamentarsi che i governanti e i legislatori non combinano niente di buono.

E ognuno di noi si sente, di conseguenza, non chiamato in causa anzi giustificato a continuare con i nostri stili abituali, e soddisfatti perché raccogliamo viveri o indumenti e contribuiamo ad alleggerire la povertà esistente nelle nostre contrade. La Parola del Signore, ascoltata all’inizio della Quaresima, invece di invitava ad un sacrificio e a un digiuno che non è altro che “sciogliere le catene inique, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo, dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi è nudo”. Questo non è un comando solo personale, lo è anche in senso comunitario. E una comunità lo deve affrontare in modo anche collettivo, attraverso appunto azioni Politiche.

E’ questa la carenza che caratterizza le nostre parrocchie, le nostre associazioni (almeno buona parte di esse). La capacità di studiare i segni dei tempi a cui ci invita Francesco si ferma ad affermazioni teoriche e generali, non entra nel vivo della realtà locale, ha difficoltà a comprendere che la verità e la giustizia richiedono il dovere di conoscere a fondo la situazione e lo sporcarsi le mani coinvolgendosi in concreto. Abbiamo pensato che dividersi nelle analisi fosse un attentato all’unità comunitaria; e in questo modo abbiamo accantonato l’impegno di leggere i segni del nostro tempo, di giudicare le situazioni  e i motivi che le producono, non abbiamo discusso su come si può intervenire per cambiarle.

Così quelle persone “povere economicamente” continuano a farsi consegnare mensilmente il pacco viveri; ma tutto resta come prima, o peggiora, e nel contempo cresce anche la povertà morale, spirituale, culturale. Se non comprendiamo che anche noi dobbiamo cambiare le nostre scelte legate agli acquisti, ai consumi, all’uso del denaro, agli investimenti. Perché anche noi possiamo incidere sul consolidamento di un sistema che ha posto il denaro come vitello d’oro da adorare. Non ce ne accorgiamo, non ci facciamo più caso, si è attenuata la vigilanza, ma anche noi in qualche modo siamo colpevoli. Un peccato da confessare! E da confessare anche comunitariamente; dobbiamo rendercene conto. E’ questo che chiede il Papa, invitandoci a contribuire al cambiamento a favore dei poveri.

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One thought on “I poveri di Francesco

  1. La lunga crisi ci ha colpiti perché qualcuno l’ha creata ad arte, affinché la maggioranza della popolazione ne fosse colpita e fosse così impoverita fino all’osso.
    A vedere bene, ci sarebbero, forse, gli estremi per citare gli insegnanti di Economia e Commercio ed altre discipline similari per istigazione a delinquere (almeno contro la morale, se non, in certi casi, francamente contro la legge).

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