Reggio Calabria – Kijev: nessuna fermata intermedia

Angelo Marinoni

treIl tema di questo intervento e’ ferroviario, ma e’ necessario un cappello introduttivo di carattere generale: la scorsa settimana le vicende della Crimea e la (allucinante) pagella europea hanno occupato titoli e spazio sui media spostando in secondo se non in terzo piano l’incidente ferroviario recentemente avvenuto in Calabria, quando due convogli della ferrovia complementare a scartamento ridotto si sono scontrati frontalmente.

Mentre ci rendiamo conto che Obama fa un po’ rimpiangere Nixon dimostrando finalmente a tutti che non e’ il colore a rendere democratici ma l’anima e mentre in molti convergiamo sull’idea che che la Comunita’ Europea, ormai, ispiri solo quanto in modo impareggiabile disse Troisi al confine dello Stato Pontificio nel film “non ci resta che piangere” apostrofando un grottesco doganiere, continua, imperterrito e ignorato, lo sfascio del sistema infrastrutturale italiano, specie quello ferroviario che per primo dovrebbe essere tutelato e potenziato.

Burocrati e banchieri europei si indispongono che sfugga la preda ucraina confondendo il mercato e i loro profitti con la democrazia e il diritto di autodeterminazione dei popoli consentendo che gli stessi strumenti indispensabili alla produzione che dicono di voler rilanciare vengano abbandonati o smantellati a vantaggio di infrastrutture insostenibili e spesso inutili perché riedizioni europee delle “cattedrali del deserto” italiane.

L’Europa dei numeri disumani non si occupa dello scempio infrastrutturale in atto in Italia: il recente disastro piemontese che ha sancito la dismissione di 500 km di ferrovie efficienti negando in un paio di delibere regionali deliranti mobilita’ sostenibile e ottime possibilità’ di sviluppo segue la dismissione della rete ferroviaria abruzzese e l’abbandono della splendida rete a scartamento ridotto della Calabria, solo decidendo di restare nell’ultimo decennio; una regione, la Calabria, comunque coraggiosa che seppure violentata da una potentissima criminalità’ ha fatto risorgere societariamente le “Ferrovie della Calabria”, organismo regionale con le velleità di vettore passeggeri e merci (non dimentichiamoci di Gioia Tauro, un porto che alle sue spalle dovrebbe avere quantomeno l’infrastruttura ferroviaria dello Skandinanvienkai di Lubecca), ma la preziosa rete va in pezzi e itinerari dalla valenza turistica oltre che metropolitana e commerciale sono sempre più lontani dall’esercizio. Della rete delle “calabro-lucane” ormai solo pochi chilometri sono ancora eserciti, chilometri in cui può’ avvenire, come e’ successo, uno scontro frontale fra convogli, proprio poco prima dell’arrivo dei nuovi treni, proprio mentre un fermento sociale (penso al Ciufer del prof. Gattuso)  rivendica le sue ferrovie e il suo territorio, completamente da solo.

L’Europa fa i conti, non conta le traversine. All’Europa non importa se parli calabrese o russo, basta che cerchi di comprare degli euro e non delle lire o dei rubli. L’Europa vuole il libero mercato, poco importa che due terzi della rete ferroviaria nazionale che si vorrebbe “privatizzare” sia allo sfascio.

Oltre a far discutibili conti e a imporre politiche rigoriste che continuano a impoverire la popolazione stupendosi che l’economia non si riprenda e il disavanzo statale aumenti, la classe dirigente europea non sta muovendo un dito per l’enorme e ricco patrimonio infrastrutturale che politici locali mediocri mandano alle ortiche.

Secondo il doganiere di Troisi l’Italia non ha fatto ancora abbastanza, non sono stati abbastanza i sacrifici chiesti al Paese, sacrifici rispetto ai quali cosa e’ corrisposto?

Nel settore dei trasporti in Italia, fra le tante scelleratezze evidenziamo cosa succede da una parte e dall’altra del Paese: tre quarti della rete ferroviaria complementare calabrese e’ abbandonata e l’ultimo quarto e’ soggetta a incidenti, un terzo della rete ferroviaria piemontese e’ sospesa mentre  il presidente di Ferrovie italiane promuove le merci su camion  e aborre il trasporto ferroviario regionale ritenendolo inutile “nei piccoli centri”: il presidente del Collegio Ingegneri Ferroviari sostiene che fra Genova e Milano sia normale che le merci si muovano su camion, un’assurdità che non ha fatto nemmeno notizia e sulla quale credo non valga nemmeno la pena di spendere altre parole.

Siamo il Paese di Stenterello del resto per cui si discute giornate sulla parità di genere, sulla demolizione del sistema democratico parlamentare spacciato come necessaria innovazione, siamo il paese che difende l’interesse nazionale imponendo di violentare due territori con gallerie di quaranta chilometri posponendo alla realizzazione di queste opere colossali una gestione dignitosa della rete ferroviaria nazionale, quindi un sistema di trasporti sostenibile e quindi un’economia sostenibile.

Non si tratta solo di occasioni perse nella mobilita’ ambientalmente e  socialmente sostenibile di uomini e merci, ma di opportunità’ di crescita economica che quei binari abbandonati negano. Sentiamo blaterare spesso di concretezza, ebbene e’ quasi ora che concretamente i treni smettano di scontrarsi in Calabria e rincomincino a circolare in Piemonte, quando questo avverrà’ allora potremmo pensare di non essere nel paese in cui e’ sempre carnevale.

Quando le direttive della Comunità Europea volgeranno concretamente alla tutela del servizio e non si limiteranno a dare un indirizzo politico liberista non condiviso, allora guarderemo alle prossime consultazione europee con maggiore entusiasmo e qualche speranza.

Fa piacere leggere che la città di Alessandria si sia posta, finalmente, il problema del suo scalo ferroviario, come è oltremodo lodevole l’iniziativa legislativa in tema infrastrutture ferroviarie “sospese” che il Sen. Borioli porta avanti in Parlamento.

Condivido il suo stimolo a porre la situazione del trasporto pubblico fra le prime urgenze del governo, dal quale personalmente, finora, percepisco sgradevoli albionismi e similitudini sportive rigorosamente fuori luogo.

Se veramente si vuole arrivare a un’Europa dei popoli i punti di partenza sono proprio problemi concreti e relativamente locali come le Ferrovie della Calabria o come la Alessandria – Alba, non il Frejus, non il Terzo Valico; se l’Europa pensa veramente a una grande comunità allora per primo deve rispettare i territori che intende unire e tutelarli non permettendo ad amministrazioni come quella di Cota di nascondere nelle ortiche infrastrutture che sono un patrimonio economico, storico e culturale.

Le illusioni (comprate?) ucraine e la rabbia di Crimea hanno allontanato l’attenzione sul particolare di uno scontro ferroviario, tanto è vero che nessuno più si ricorda nemmeno dell’IC di Andora e nessuno si è domandato se i lavori della nuova ferrovia ligure a doppio binario (che dovrebbe aggiungersi e non sostituirsi a quella vecchia) proseguano oppure siano tornati a essere un progetto secondario.

Il legame fra l’interesse europeo delle vicende ucraine è solo apparentemente slegato alla vicenda calabrese che ha dato spunto a questo intervento: è la dimostrazione di come l’attuale potere europeo sia distante dai popoli che intende unire e come ambisca all’allagamento dei suoi confini per scopi meno nobili quali far intravedere ricchezze a chi non ne ha mai avute per poi far pagare, a rate molte alte, l’accesso al club dei ricchi, accesso al quale non sono pronti  ed al quale non sono stati preparati.

Vorrei che l’Europa si indignasse perché dopo l’investimento monumentale di Gioia Tauro invece di esserci l’adeguata infrastruttura ferroviaria e commerciale sia stata chiusa anche la ferrovia locale Gioia – Cinquefrondi, vorrei che l’Europa si indignasse perché il Monferrato e la Langa chiedono di diventare patrimonio dell’Unesco e contemporaneamente costruiscono il sistema di trasporti più insostenibile e inaccessibile del Sud Europa (provate a restare a piedi in un qualunque paese del Monferrato) abbandonando chilometri di ferrovie efficienti e fermando autobus non ancora ammortati perché non sono previsti i fondi per esercire le corse, vorrei che l’Europa si indignasse perché fra Italia e Francia con tre ferrovie internazionali (Cuneo-Nizza, Genova – Marsiglia, Torino – Chambery) si abbandona la prima, si gestisce l’altra come una ferrovia locale di quelle che non piacciono a Moretti, si depotenzia la terza pretendendo di farne una quarta in Val di Susa che sta creando un disagio sociale che non si vedeva da anni.

Per unire Reggio Calabria a Kijev bisogna passare da Gioia Tauro, Cinquefrondi, Matera, Lagonegro, Carpinone, Castagnole Lanze,  Saluzzo, Torre Pellice, Gattinara … non dalla Crimea russa .

Come la concretezza non sta in Italia negli albionismi e negli striscioni da stadio applicati al Parlamento, sta invece in Europa nella “definanziarizazzione della società”.

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2 thoughts on “Reggio Calabria – Kijev: nessuna fermata intermedia

  1. Nel lodevole articolo, si descrive la classica situazione, ormai proverbiale di chi lancia il sasso e, successivamente, ritrae la mano. Come a tutti noto, l’attuale congiuntura politica e, soprattutto economica, crisi e disuguaglianze nella distribuzione delle ricchezze comprese, è stata fortemente voluta da una classe politica debole, compiacente, connivente, se non francamente costretta o corrotta da parte del losco mondo della finanza e dei banchieri, ma politici definibili tali solamente per il fatto di sedere in certi palazzi, statistici, analisti, giornalisti, fanno un gran parlare e scrivere di quanto succede, spacciandolo per caso fortuito, evento imprevisto, inatteso, quando altro non è, al pari di tutti i fenomeni correlati all’economia, una diretta conseguenza del nostro volontario e, in questo caso, incosciente, agire.
    Circa la tematica ferroviaria, occorre, se necessario far pervenire questo ed analoghi scritti direttamente all’attenzione degli organismi centrali Europei, in attesa che qualcosa, finalmente, si muova.

  2. Le merci su camion? Bella battuta. I consumi di carburante sono al collasso. Non avremo grandi manager, ma almeno abbiamo grandi umoristi a guidarci: coleremo a picco col sorriso sulle labbra.

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