Papa Francesco sulle frontiere del mondo

Carlo Baviera

papDa un anno siamo immersi in un papato nuovo, che ha sorpreso, che ha dato nuovo entusiasmo; di cui si parla sempre positivamente, da cui si attendono innovazioni pastorali, a cui si guarda con affetto per quello stile che riporta la Chiesa a chinarsi sulle tante ferite dell’umanità.

Francesco attraverso all’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium ha indicato il percorso e lo spirito del cammino che sono richiesti ai credenti nell’impegno di evangelizzare in questo tempo. Un testo bello, semplice ma essenziale e profondo, che ci aiuta a respirare aria fresca, spiritualmente e pastoralmente. Un invito ad uscire dalle sacrestie, a rinnovarsi, a convertirsi, a ritrovare entusiasmo.

Mi sono chiesto come le parole del Vescovo di Roma interpellino le nostre realtà ecclesiali ripetitive, vecchie (soprattutto demograficamente), abbastanza clericali, con laici educati a collaborare solo nelle liturgie, nelle attività oratoriane e catechistiche, e in quelle caritative attraverso distribuzione di pacchi viveri, vestiario, pagamento di bollette. E mi sono chiesto perché, dopo l’entusiasmo post Conciliare, in tante Parrocchie si sia ancora ai preliminari dell’applicazione dello spirito del Vaticano II, il quale chiedeva di essere presenti nella città, a fianco delle persone, per testimoniare la salvezza ricevuta. In fondo le nostre comunità sono molto cambiate rispetto agli anni cinquanta, ma sembrano (parlo ovviamente in generale e conoscendo anche esperienze eccellenti) inadeguate all’oggi.

Mi ha colpito una riflessione del giornalista Pio Cerocchi il quale, ritornato a visitare la sua vecchia parrocchia romana e il quartiere dove ha vissuto gli anni giovanili, commenta: Le chiese? Sono uguali le chiese? In larga misura si. Gli altari sono quelli e i marmi del barocco non si possono spostare. Però sono cambiati i frequentatori: sia in numero, sia in qualità. Quando ero chierichetto le chiese del rione erano frequentate dal popolo. Da tutto il popolo: sia i ricchi, sia i poveri. Adesso che la maggior parte degli abitanti di una volta, si è spostata nei nuovi quartieri, non si sentono più le grida dei ragazzi dell’oratorio che arrivavano sino nelle navate della chiesa. Rare anche le vecchiette e le candele votive. Sono aumentati, invece, i turisti e i curiosi stupiti dalla bellezza degli spazi del barocco romano. Un mondo a sé che, però, ha perso il suo odore di cera consunta e quello della polvere nelle pieghe dei marmi e degli arredi”.

Grosso modo anch’io potrei commentare che, nella mia realtà, tante cose sono rimaste: la processione della Madonna Addolorata, la Via crucis del Venerdì Santo, l’impegno dei catechisti, le liturgie con il coinvolgimento dai laici, la Conferenza di s. Vincenzo che continua ad assistere i più poveri, momenti di preghiera e di confronto con i documenti della gerarchia (per il terzo anno dedichiamo un breve momento settimanale che abbiamo chiamato Preghiera per il Bene Comune, un discernimento sui temi sociali); ma i momenti liturgici vedono una diminuzione forte della partecipazione, l’oratorio non funziona più, la Parrocchia come centro di vita comunitaria è quasi marginale. Restano solo liturgie e preghiera. Ovviamente il pienone si ha per le Palme, per le Ceneri e per la benedizione della gola a S. Biagio: e ci sarebbe da interrogarsi sul perché.

E allora cosa è richiesto ad una comunità come la mia? Cosa è richiesto per annunciare la gioia del Vangelo, per non “fuggire dalla Risurrezione di Gesù”, per non essere una “quaresima senza Pasqua”? Il Papa ci ricorda che “Gesù Cristo può anche rompere gli schemi noiosi nei quali pretendiamo di imprigionarlo e ci sorprende con la sua costante creatività divina. Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale”. E poi sottolinea che “la Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione»[…] perciò non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre chiese”.

Conseguentemente, a parte l’impegno ad uscire verso le periferie sia quelle esistenziali che quelle territoriali, l’impegno di una comunità dovrebbe essere in primis quello di non rimanere tranquilli, di indagare i segni del proprio tempo, di fare opera di discernimento comunitario confrontandosi con i suggerimenti della Parola. Infatti la Evangelii Gaudium afferma che “la nuova evangelizzazione si realizza in primo luogo nell’ambito della pastorale ordinaria, animata dal fuoco dello Spirito, per incendiare i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunità; […] e questa pastorale si orienta alla crescita dei credenti, in modo che rispondano sempre meglio e con tutta la loro vita all’amore di Dio”.

Ciò non significa solo momenti liturgici o di preghiera, ma una crescita anche nel farsi carico delle situazioni concrete degli abitanti di un rione o di un quartiere. Vuol dire passare a condividere e sostenere le richieste che inevitabilmente hanno risvolti civili e sociali. Vuol dire comunità che si compromettono e sono all’avanguardia nella costruzione di comunità locali con una coscienza comunitaria e attenta agli eventi.

Nascono lodevolmente, soprattutto sulle pagine di Facebook, siti per la difesa e la valorizzazione di storia, costumi, ricordi, di Paesi e di territori, di rioni cittadini; tutto ciò è positivo perché aiuta a mantenere viva la memoria e può portare ad un approfondimento della propria identità che possa confrontarsi e dialogare con i “nuovi cittadini” che provengono da altre culture e storie.

Allo stesso modo la comunità credente, se vuole svolgere i proprio ruolo di annuncio col metodo del dialogo e del rispetto, deve recuperare la sua storia e i personaggi che l’hanno accompagnata non per un semplice amarcord o un rituale nostalgico, ma per ricordare ad ognuno che prima di lui c’è stato chi ha seminato e irrigato e testimoniato la fede compatibile con il suo tempo. Oggi tocca a noi farlo, con gli strumenti e la sensibilità adatta alla nostra epoca, nel rispetto dell’essenzialità del Vangelo, senza contorni inutili e senza forzature pericolose; ma solo con la forza della mitezza e del servizio.

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