Le conferme e le sorprese del Matteo

Domenicale Agostino Pietrasanta

reMentre il Matteo locale sembra incassare qualche soddisfazione, almeno in fatto di conti finanziari, il Matteo nazionale annaspa sotto gli occhi impietosi dei principali leader di un’Europa che qualche responsabilità nel disastro che ci tiene svegli la dovrebbe pure ammettere. Qui però entra in gioco il più straordinario degli eventi logicamente comprensibili; tanto da costituire la conseguenza di una costante del comportamento degli umani: fare della responsabilità un bene o, se preferite, una virtù sempre altrui.

I politici nostrani poi qui scoprono una componente religiosa straordinaria per fondare le loro dichiarazioni e le loro esplicite attività; e non da adesso, ma,  si direbbe in linguaggio popolare, “da quei giorni”. Devono aver meditato sulla Bibbia e sul passaggio che della irresponsabilità costituisce l’inno più immortale. Mangiato dell’albero, l’uomo rimproverato da Dio non ha dubbi nella giustificazione: la colpa è della donna; interrogata allora la donna, anche lei non ha dubbi: la colpa è del serpente  Insomma nessuno è responsabile, perché tutti lo sono, purché ovviamente siano tutti gli altri.

Come vedete, non fa una grinza: l’agenda viene ricavata dalla Bibbia. Però con un po’ di frettolosa disattenzione dal momento che il dopo, quello che viene in coda nessuno lo legge. Né io voglio togliervi la sorpresa; basta andiate a consultare uno dei primi passaggi del Genesi.

A me però viene da riprendere questa ripetuta espressione delle sorprese. Il Matteo non può certo sorprendersi che la colpa dei buchi che continuano a dilatarsi in un bilancio disastrato, nonostante l’andamento non negativo del deficit, sia da addebitare ai  predecessori, ma non può neppure sorprendersi se non può più alzare le tasse, pena il crollo dei consumi e della crescita; da tempo i Presidenti del Consiglio che si sono succeduti non si sono sorpresi. E dunque neppure lui lo può fare; né può sorprendersi se non ne cava risultato alcuno fin che non pone mano al taglio della spesa, né può sorprendersi se il taglio non viene perseguito con intervento chirurgico sulla corruzione e sulla evasione.

Non può sorprendersi, ma lo farà, altrimenti gli verrebbe tolta l’opportunità di riconoscere agli altri e non già a se stesso la “virtù” della responsabilità.

E lo ha già fatto dal momento che è fresca di dichiarazione l’uscita che le cifre dettate da Letta non erano veraci; non dirò false per responsabile diplomazia.

Ma qui conviene uscire dalla banalità; qui siamo al dunque e al dunque anche i sudditi hanno diritto alla chiarezza, figuriamoci dei cittadini sia pure tartassati e non solo dalle tasse, ma anche dalle improvvide uscite dei loro governanti. Ora basta con gli sbruffoni: se Letta non ha detto il vero sia messo nero su bianco e dimostrato; se Renzi da i numeri per “non pagare dazio”, nonostante le ostentazioni non è in grado di governare. E se ne prenda atto. L’alternativa è il crollo del Paese? Può essere, ma la falsità, di fronte al crollo già in atto del cittadino medio che sta pagando per colpe prevalentemente altrui, non è ammissibile: figurarsi se il protagonista è il Presidente del Consiglio. Sarà pure giovane, ma l’età della ragione l’ha raggiunta e superata.

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