Contrastare la povertà per favorire l’integrazione

Carlo Baviera

razAdesso che la Ministra Kyenge non fa più parte del Governo; e che qualche pesante provvedimento è stato preso verso le curve di stadi dove erano presenti “cretini incalliti” per linguaggio e striscioni, gli insulti razzisti ci lasceranno un po’ di tregua? Nelle discussioni da bar e fra i soliti imbevuti di pregiudizi temo che le cose continueranno con il solito spirito populista e settario.

Ci vengono a rubare il lavoro. Aiutiamoli pure, ma a casa loro. Queste le frasi che più spesso si usano per mascherare la preoccupazione per l’estendersi dell’immigrazione (che per la verità, con la crisi, è diminuita), per i continui approdi dei barconi a Lampedusa, per il disagio anche culturale di fronte a situazioni nuove a cui non siamo preparati.

Nonostante l’impegno di volontari, di scuole e insegnanti, di Parrocchie e associazioni laiche, delle istituzioni e amministrazioni comunali più sensibili, il fenomeno migratorio non è stato ancora digerito e considerato la norma nelle nostre società. Non è certo normale che si sbarchi con carrette del mare e in condizioni disumane; ma non abbiamo ancora messo a fuoco la “normalità” delle odierne migrazioni.

Le manifestazioni di intolleranza contro la precedente Ministra dell’integrazione dicono di elementi provocatori, ma anche indisposti ad accettare una situazione considerata, in tante parti e in alcune situazioni sociali, “non confacente” con la vita tranquilla e abitudinaria a cui ci eravamo preparati.

E’ un ritorno, un rigurgito, di razzismo e xenofobia che non vuole piegarsi alla realtà; è un non voler sottostare a quella che è considerata un’imposizione da parte delle leggi e dei poteri statali? O c’è anche altro di cui tener conto?

Savino Pezzotta,  dal 2006  Presidente del CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati) afferma “Non credo che la nostra gente coltivi sentimenti razzisti o xenofobi, ma devo prendere atto che la crisi economica, la mancanza di lavoro, le difficoltà che insistono sulle famiglie hanno complicato tutto, generando timori e paure  che rendono più difficili i processi di convivenza e non solo con i migranti. A fronte di una situazione di questo genere non aiutano le semplificazioni “buoniste” o “cattiviste”, quello che serve è un sano realismo che tenga conto delle dinamiche sociali e della necessità di creare le condizioni per una convivenza pacifica e cooperativa. Per camminare spediti in questa direzione serve, da un lato una certa rigidità nel contrasto dell’illegalità e nella tutela dei diritti umani come definiti dalle convenzioni internazionali e dalla Costituzione Repubblicana e, dall’altro, una morbidezza che tenda a favorire l’incontro tra le persone e le culture”.

Perciò mi pare che, insieme a tutte le misure di accoglienza e integrazione necessarie; insieme alla legislazione relativa al riconoscimento della cittadinanza a chi vive, lavora, studia, e paga le tasse; insieme all’impegno per soccorrere quanti scappano da guerre e carestie, senza trattenerli in condizioni disumane in Centri di permanenza o di smistamento, sia necessario incentivare le misure per ricreare occasioni di lavoro, e sostenere tutte le iniziative che aiutano le persone ad incontrarsi e accettarsi.

Se non riparte il lavoro, ci si contrasterà e dividerà anche tra gli stessi nativi italiani per sopravvivere; ci si scontrerà tra aspiranti ai pochi posti disponibili. E la stessa cosa avverrà per i concorsi pubblici, per l’assegnazione degli alloggi popolari, tra chi è dipendente pubblico e chi no, fra chi ha raggiunto il sospirato pensionamento e chi non sa se vi potrà accedere e a quali condizioni economiche, e così via.

Quando la cosiddetta classe media è messa in ginocchio, non ha più la certezza di pagare affitti e scuola per i figli, deve ricorrere a mutui esosi (magari con gli strozzini), il segnale è grave; non può essere a lungo sottovalutato.

La classe media non è un movimento di studenti eccessivamente effervescenti o politicizzati; non è un insieme di Centri Sociali che  organizza proteste per diritti sociali o contro misure governative. La classe media è qualcosa di più complesso e numericamente più rilevante. E se anche questa viene ricacciata, prima nell’astensione elettorale, poi nella delusione delle proprie aspettative, ed infine nella rabbia per paura di perdere tutto quanto si era raggiunto e costruito, gli esiti sono imprevedibili.

Perciò anche l’attenzione a questa larga fascia di popolazione, sia con la ripresa di occasioni di lavoro, sia con livelli di imposta compatibili (pesando più sulle rendite speculative e sui grandi patrimoni) può aiutare a rendere gli italiani persone accoglienti e generose come sempre, e contrastare lo svilupparsi di incivili atteggiamenti di razzismo, senza buonismi inutili, ma con il realismo e la civiltà necessaria.

 

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