Omaggio ad un laicato profetico

Domenicale Agostino Pietrasanta

acNon sono frequenti, sul nostro sito, le trattazioni di carattere intra/ecclesiale; lo facciamo solo quando riteniamo ne valga veramente la pena e mai per motivi di propaganda e tanto meno di proselitismo.

Si rinnovano in queste settimane, gli organismi dirigenti dell’Azione Cattolica, sia nelle Chiese locali, sia al livello nazionale. Si spera sia recepito da tutti che si tratta di una tappa importante della presenza autonoma e responsabile dei laici cristiani negli interventi pastorali e formativi offerti dalla Comunità ecclesiale italiana. L’associazione sceglie un suo percorso di presenza nella Chiesa e nella società con spirito di servizio, nella logica del volontariato, coniugando la rivendicazione di un ruolo da protagonista con l’assunzione del piano pastorale della Chiesa, nella sua totalità. Sotto questo punto di vista non ci sono alternative; tutti gli aderenti e tanto più i vertici responsabili dell’Associazione, ai rispettivi livelli, devono rendersi interpreti di questa straordinaria commistione tra responsabilità laicale e assunzione della pastorale ordinaria, con la speranza che la pastorale sia posta in essere; ovviamente pure la preghiera ne è parte, anzi ne è essenziale componente. Anche per questo l’atteggiamento dell’associazione si radica nella fedeltà, ma si esprime nella rivendicazione della responsabilità autonoma dei laici aderenti.

Non si tratta di sogni, né di stravaganze nostalgiche; si tratta di conoscere uno statuto ed una storia importante, non solo per la Chiesa , ma anche per la nazione. E non mi riferisco ai meriti acquisiti nel difficile percorso che l’Italia ha marcato tra otto e novecento; non richiamo solo il complesso cammino di cattolici che hanno contribuito alla vicenda nazionale: anzi su tutto questo non ho spazio per attardarmi e forse non ho neppure disponibilità per approfondire.

Mi limito a constatare i luoghi e gli spazi storici che hanno fatto seguito al Concilio. Forse la scelta che ha fatto più scalpore, senza essere stata capita nella sua pregnanza, è stata per l’appunto la scelta religiosa. Non si è voluto progettare un criterio di rinuncia agli impegni nel modo; al contrario, in una società secolarizzata e talora secolarista, in una società in cui il senso religioso è andato troppo spesso deviando nel devozionalismo, quando non è stato del tutto oscurato; in una società di questo tipo era necessario ed è tuttavia necessario indagare e capire i segni dei tempi, cogliere le orme positive del percorso umano ed anche profano puntando a scoprire in tale percorso l’impronta provvidenziale da promuovere e completare alla luce della Parola.

Su questo preciso versante, all’Azione Cattolica non è mancata la croce, credo a testimonianza della feconda prospettiva. Attaccata dal movimentismo della presenza e della conquista, spesso misconosciuta da pastori di grande taratura profetica, ma abituati ad uno stile di protagonismo autorevole e persino autoritario nel mondo, ha conosciuto la vicenda del  sospetto. Altri erano presenti, altri suscitavano l’entusiasmo, altri davano la tranquillità della conquista.

Non serve rinfacciare i risultati. Lo scenario è desolante; invece di discernere i segni dei tempi ed intervenire con un servizio di formazione delle coscienze, si è preferito puntare sulle contrattazioni dei privilegi, svendendo, molto spesso per un piatto di lenticchie, il proprio patrimonio di valori ad un degrado politico che un adeguato discernimento avrebbe potuto e dovuto prevedere ed evitare un coinvolgimento che è stato di scandalo agli occhi del mondo.

Facile profezia quella dell’Azione Cattolica: profezia affidata ad una scelta che, se fosse stata capita e posta in essere, avrebbe evitato anche qualche contrattazione improvvida e qualche scelta di parte non precisamente funzionale alla missione della Chiesa. In fondo l’Associazione non ha mai mischiato Dio con mammona, altri lo ha fatto e sembra insistere, senza riconoscerlo.

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