L’intelligenza e la volontà

Il punto  Marco Ciani

goreSarò franco: non mi pare che il governo di Matteo Renzi, che pure ho sostenuto nelle ultime due primarie, nasca sotto una buona stella. E non mi riferisco alla cruenta defenestrazione di Enrico Letta che, a mio parere, poco o nulla di significativo ha compiuto nel corso della sua permanenza a Palazzo Chigi per migliorare la situazione del paese.

Eugenio Scalfari questa mattina dalle colonne di Repubblica ipotizza maliziosamente che il cambio della guardia al governo sia stato indotto dai successi del precedente inquilino, fatto che sarebbe provato da un timido inizio di ripresa economica, ripresa della quale il sindaco fiorentino vorrà tra qualche mese intestarsi il merito, usurpandone la paternità.

In realtà, come sa chiunque segua minimamente le vicende globali, la striminzita ripresa dell’Italia è quasi esclusivamente imputabile al cambio di direzione del ciclo a livello mondiale. Semmai l’Italia, di questa ripresa, è la Cenerentola, il che la avvia, a meno di riforme strutturali, ad essere di nuovo in affanno, per non dire peggio, appena la dinamica economica dovesse nuovamente mostrare qualche segnale di raffreddamento.

Ma a parte questo, ritornando alla formazione del nuovo esecutivo, la prima istintiva considerazione che mi veniva da svolgere è che si tratta di un esecutivo dove non sono presenti nomi di rilievo. Per qualche comprensibile motivo tutte le “stelle” interpellate dal rampante segretario del PD per entrare nel governo hanno declinato l’invito. Segno, normalmente, che lo ritengono debole e incerto.

Gli unici nomi di qualche peso sono quelli di Pier Carlo Padoan all’Economia e, molto in subordine, quello di Federica Guidi allo Sviluppo Economico. Il primo è un tecnico “politico”, non particolarmente considerato nel mondo accademico, né dai liberisti alla Bisin, né dai liberal alla Krugman. E’ noto che la sua ascesa si deve principalmente alle entrature nel mondo dei DS. Tra l’altro è un possibile fautore della patrimoniale. Che tradotto significa altre tasse.

La Guidi, direttore generale della Ducati Energia, è la figlia di Guidalberto Guidi, già numero due di Confindustria e risulta vicinissima politicamente a Forza Italia. Una che comunque ha ancora tutto da dimostrare, in quanto non è titolo sufficiente per ricoprire un incarico di tanta rilevanza portare un cognome importante.

Per il resto si tratta dei vecchi ministri del Nuovo Centrodestra, più la primavera del PD. Il fatto che siano tutti o quasi giovani non fornisce alcuna garanzia di qualità. Anzi. La rottamazione, per come almeno la intendevo io non si riferiva all’età anagrafica, quanto alla sostituzione di personaggi vecchi e giovani che avevano dato prova negativa di sè negli ultimi anni. Anche perchè, soprattutto in alcuni dicasteri, l’esperienza ha un valore. E, almeno in linea di principio, un governo adeguato dovrebbe essere composto da un mix di energia e competenza. Ma transeat.

Il fatto poi che alcuni ministri, in primis la Madia, risultino avere come unica caratteristica parentele, frequentazioni e abilità nel cambiare corrente di partito al mutare degli equilibri interni, secondo la tradizione nazionale che vede sempre gli italiani correre in soccorso del vincitore (Flaiano docet)  non depone certo a favore del nuovo Governo.

Aggiungo che il tradizionale autolesionismo della sinistra, che porta un Civati a mettere in dubbio la fiducia, ponendo potenzialmente in grossa difficoltà la maggioranza al Senato, fa presagire per l’esecutivo una vita travagliata.

Se questo è il governo che dovrà compiere le tanto agognate riforme di cui l’Italia necessita da tempo senza che nessuno sia riuscito a portarle a compimento – tra le quali il varo della nuova legge elettorale e la modifica costituzionali del Senato – tanti auguri e figli maschi.

Per come la vedo io e, a quanto pare, anche le opposizioni, l’esecutivo può ambire al momento ad un anno di vita, giusto cioè il tempo di scavallare il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea. Dopodiché sarà dura. Aggiungo che nemmeno il placet del Presidente Napolitano, ormai logorato dopo i tentativi mal riusciti con Monti e Letta, sarà di grande aiuto alla sopravvivenza della legislatura.

Cionondimeno siamo obbligati a sperare che il tentativo di Renzi, non so in base a quale miracolo, riesca. L’unico fondamento razionale di tale desiderio sta nel fatto che, per quanto audace e spregiudicato sia il nuovo premier, egli sa bene che in caso di una sua sconfitta la propria carriera politica verrebbe irrimediabilmente compromessa ed egli finirebbe, per usare una metafora d’attualità in questi giorni, come certi cantanti semi/sconosciuti che vincono il Festival di San Remo per poi ritornare velocemente nell’oblio dal quale erano venuti.

Insomma, siamo costretti ad essere gramscianamente pessimisti con l’intelligenza, ma ottimisti per volontà. Renzi, come ha ricordato nella sua iniziale uscita da primo ministro, si gioca la faccia. L’Italia qualche altra cosa.

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