La moglie di Cesare e l’ombra del sospetto

Domenicale Agostino Pietrasanta

comNarra Plutarco che un giorno Cesare ripudiò la sua terza moglie, Pompea; anche allora ed anche gli eroi erano, nei loro rapporti sentimentali, molto vivaci ed assai mobili, tanto più che il vincitore delle Gallie, che non disdegnava neppure i rapporti omosessuali, scelse ancora una quarta moglie, Calpurnia, la quale lo accompagnò fino alle Idi di marzo.

Protesto, convinto, di non voler proporre alcun accostamento e tanto meno il minimo confronto; anche i morti, dico sempre per averlo imparato dal catechismo, hanno diritto al rispetto ed alla loro buona fama.

L’aspetto intrigante della questione però sta nella ragione del ripudio; messo alle strette dal giudice, Cesare rispose che era corsa voce o pettegolezzo di un tradimento di Pompea ed alla domanda se ci fossero state delle verifiche ragionevolmente probatorie, la risposta fu tranciante: non c’è bisogno di verifica, la moglie di Cesare non deve neppure essere sospettata.

La frase viene abbondantemente ripresa, ogni volta che si profilano sospetti sui comportamenti dei politici nostrani; qui verifiche non sarebbero necessarie perché si tratta spesso di fatti acclarati ed ammessi. Resta però vero che il sospetto costituisce sempre, per chi è responsabile nelle istituzioni, un’ombra ambigua e dirompente.

Anche per questi motivi sono da valutare con soddisfatto consenso le proposte dell’amministrazione comunale, per una nuova cultura della legalità e per un percorso di trasparenza che, si spera, potrebbe evitare, nel futuro che addirittura un Consigliere comunale venga coinvolto in un processo per associazione a delinquere di stampo mafioso.

E tuttavia la cosa, in sé lodevole e rilevante, potrebbe non bastare se continuassero ad insistere le voci che sospettano di una continuità di rapporti delle pubbliche istituzioni con persone legate da stretta affinità coi responsabili dei crimini già sanzionati. So quanto sia difficile interrompere certi legami, so che in tempi di vacche asfittiche più che magre possono passare sponsorizzazioni instaurate da amministrazioni precedenti, so che per certi incarichi, non superiori a determinati impegni di spesa bastano le delibere dei dirigenti prese in assoluta autonomia.

So benissimo ed ammetto senza difficoltà tutte queste cose; ma alla fine il sospetto grava sull’amministrazione e ad essa il cittadino chiede conto. E’ vero: con le grane che abbiamo e le vessazioni fiscali che subiamo, queste sono viste come taccherelle, ma le obiezioni sono dietro l’angolo ed anche ovvie. La salvaguardia dell’onestà è un dovere in sé soprattutto per chi gestisce la cosa pubblica; inoltre, non si dubiti, di certe cose e di certe responsabilità, se  non si verifica scandalo immediato, al momento opportuno, magari in campagna elettorale, ci sarà chi ne farà “opportuna” menzione e l’elettorato non farà certo caso al moralista del momento, anche se si tratta di chi nelle operazioni pubbliche ha fatto bello e cattivo tempo, instaurando, proprio lui, rapporti, appunto, sospetti.

Per quanto riguarda l’autonomia dei dirigenti non si scappa, viene prevista dalla norma. E tuttavia, mi si permetta, per quanto ne capisco, ci sono quattro modi di rapportarsi alla loro opera e non tutti appropriati ed opportuni

Primo; si instaura un rapporto di perfetta fiducia ed allora le cose procedono secondo fisiologia e risultato. Secondo; non si stabilisce fiducia alcuna e si lasciano liberi di fare, nel rispetto dell’autonomia di cui si diceva, ed allora il pericolo ed i conseguenti sospetti sono inevitabili. Terzo; non essendoci rapporto di fiducia, si apre un contenzioso ed allora si cade in una situazione devastante ed il dirigente la vince comunque. Quarto. In mancanza di fiducia si provvede a sostituirli ed allora si percorre una strada ragionevole; non si eviteranno neppure le grane e le difficoltà, ma non c’è alternativa e, nello specifico, non si offre l’azione amministrativa al sospetto dell’elettorato.

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