Alcune riflessioni dall’interno del M5S: come si arriva alla scelta del voto e alla partecipazione attiva

Il dibattito sulle prospettive del Movimento 5 Stelle (6) ● M5S Alessandria

(Ospitiamo oggi un intervento del Movimento 5 Stelle di Alessandria. Nel ringraziare Angelo Malerba, Presidente del Gruppo Consiliare M5S del Comune, e Antonella Cassinari per il gentile contributo, ricordiamo i precedenti articoli sul tema oggetto del dibattito: Giacomo D’Alessandro “A riveder le (cinque) stelle. Nuove generazioni e stravolgimenti politici“, Marco Ciani “E intanto Grillo…“, Don Walter Fiocchi “Il gusto del budino“, Fabio Camillo “Una ricetta oligarchica ed indigeribile“, Carlo Baviera “Meglio la zuppa o il pan bagnato?” e Dario Fornaro “Compagni che sbagliano“. Ap).

m5sIn questi ultimi anni di cambiamenti “per non cambiare nulla” da parte della classe politica e dirigente italiana, i cittadini, che hanno assistito al progressivo degrado della loro qualità della vita e del sistema Italia, al momento del voto sono stati sempre meno guidati e divisi dal proprio orientamento ideologico, di destra, sinistra o centro che fosse.

Si riduce il numero dei fedelissimi ad un partito, il menefreghismo e la superbia della politica tradizionale stanno creando un terreno sterile attorno a sé e sempre meno persone decidono di seguirla; l’aridità di contenuti e i giochi di potere consumati sulla sua pelle, spingono la popolazione a guardare altrove per farsi degnamente rappresentare.

E così, mentre una parte dell’elettorato ricerca ossessivamente la sopravvivenza ad oltranza per sé stessa e per una politica funzionale a questo, un’altra vuole correggere gli errori che per 40 anni i suoi genitori e nonni hanno commesso. Errori che hanno consegnato il nostro paese nelle mani di spregiudicati speculatori che l’hanno impoverito e umiliato, privandolo di quella rispettabilità agli occhi del mondo, guadagnata nei secoli dalle opere di inventori, artisti ed uomini d’ingegno impareggiabili. Un patrimonio unico di cultura, storia, arte e scienza, dimenticato e ridicolizzato da governanti senza scrupoli.

Mettiamoci nei panni di un giovane, di un diciottenne che oggi, per la prima volta, potrebbe recarsi alle urne per decidere le sorti del suo paese e, come tutti i giovani, privo del prezioso, ma a volte pesante, bagaglio di ricordi ed esperienze politiche che le precedenti generazioni custodiscono gelosamente. Ricordi ed esperienze che a quel giovane sembrano distanti, grandi battaglie che condussero grandi persone a costruire un paese evoluto; un  lavoro importante, distrutto irrimediabilmente dalle scelte partitocratriche dell’ultimo ventennio, volte esclusivamente  all’arricchimento personale e alla conquista del potere. Un giovane che conosce solo questa stagione politica ed in essa identifica la politica Italiana.

Sentir parlare dei grandi ideali politici, di destra o di sinistra, ma non vederli rispecchiati nei partiti di oggi, questo non può che portare le ultime generazioni a cercare nel nuovo il loro futuro. Un nuovo che, per essere tale, reclama a gran voce il ritorno alla legalità perduta, alla partecipazione diretta, da troppi anni sostituita dall’abitudine a demandare.

Il voto di questo ragazzo non è un voto di pancia, ma un voto di consapevolezza; la sua esperienza è solamente negativa, l’unico modello di governo avuto davanti agli occhi è un modello di corruzione e di illegalità; la sua ricerca lo porta così ad un movimento che cerca di riconquistare il suo futuro attraverso il ritorno proprio a quei valori che passano dall’essere una semplice narrazione, al diventare regole condivise. Quest’ultimo passaggio è fondamentale anche per comprendere il voto e l’impegno attivo dei meno giovani.

All’inizio il voto per il M5S è stato un voto di protesta; la prima, potente reazione di cittadini, tanti anche da sempre moderati, resi letteralmente furibondi dall’aver visto calpestati anni di lavoro, di crescita personale, e per tanti anche di studio e investimento nella propria crescita professionale. Quante volte ci siamo ritrovati superati da persone che non sono state portate più in alto di noi dal merito, ma dalla “giusta” appartenenza politica, o dalla “giusta” parentela o relazione.

Una volta urlata l’indignazione a lungo sopita, grazie alla riscoperta dell’unica arma che abbiamo a disposizione per cambiare il nostro paese e renderlo migliore, vale a dire il voto, con il quale abbiamo eletto i nostri rappresentanti nelle istituzioni, la scelta è diventata sempre più razionale. È una presa di coscienza del fatto che il sistema dei partiti attuale non possa continuare; che si debba avviare un profondo e radicale cambiamento negli ingranaggi del potere; che si debba costruire un futuro in cui il merito, l’impegno e il rispetto della legge, siano i veri motori della società e non il clientelarismo.

Il trasporto iniziale delle imprecazioni di Grillo, sicuramente è servito a smuovere le coscienze e a portare l’attenzione sui problemi; tutti noi abbiamo iniziato il cammino verso il M5S leggendo il blog di Grillo che parlava dettagliatamente di vicende ancora del tutto ignorate dall’informazione tradizionale. Il carisma dell’uomo da palcoscenico ha intercettato l’attenzione delle persone, invogliandole poi a ragionare ed aprire gli occhi su fatti che poi si sono rivelati vere e proprie catastrofi economiche che hanno interessato la storia italiana degli ultimi tempi.

Queste battaglie solitarie e spumeggianti di Beppe, stanno sempre più lasciando il posto, come era nelle sue intenzioni, agli eletti, molti dei quali giovani. Persone che quotidianamente si stanno dimostrando preparate, scrupolose e sincere negli ideali; realmente orientate non agli interessi hobbistici, bensì al bene pubblico, perché dai cittadini non le separano i privilegi della politica, che per loro (da Statuto) non può divenire un mestiere. E così il consenso cresce trasversalmente nelle diverse classi socioculturali, aumentano i consensi di “cerebro”, non più di “pancia”, quelli senza i quali non sarebbe possibile riappropriarsi dell’identità italiana.

Gli elettori sentono di non essere più solo dei sudditi, ma riscoprono nel Movimento il valore della partecipazione, perché questa parola troppo spesso abusata, specie dalla sinistra, fa la differenza fra uno stato di diritto ed uno stato autoritario. Poter votare le scelte dei tuoi eletti, anche di quelli alla Camera e al Senato, essendo certo che la tua opinione conta e che loro ti rappresenteranno. Lavorare, informarsi, confrontarsi con gli altri, anche con i propri rappresentanti nelle istituzioni, per difendere insieme i nostri diritti e il bene pubblico. Questa è la partecipazione nel M5S.

“E’ tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli.” Oliver Cromwell alla  Camera dei Comuni il 20 aprile 1653

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4 thoughts on “Alcune riflessioni dall’interno del M5S: come si arriva alla scelta del voto e alla partecipazione attiva

  1. Mi chiedo, tra l’altro, che ci faccia Oliver Cromwell in chiusa dell’intervento del M5S, Risente, quest’ultimo, dell’indubbio fascino teatrale dell’invettiva antiparlamentare (citata a stralcio) e la cosa finisce lì, oppure il fascino dell’invettiva si estende anche alla figura e alle vicende politico-militari del bellicoso, controverso condottiero puritano? Così, tanto per farsi un’idea.

  2. Nel Suo nell’articolo trovo elementi che condivido, cosa particolarmente piacevole in un momento storico in cui se venissi chiamato alle urne passerei ore leggendo la scheda senza trovare mai il coraggio di mettere la croce da qualche parte. Gli elementi condivisi, pero’, mi portano nuovamente lontano dal M5S, perche’ evidenziano la necessita’ di una politica fatta di morali e ideali, la politica vera dei partiti come comunità’ di persone che condividono morale e prospettiva della società’, quei partiti che hanno fatto questa Repubblica e la cui dissoluzione ha generato il ventennio berlusconiano. Al diciottenne bisogna insegnare che i partiti come luoghi della politica sono stati vittima non carnefice e la risposta all’orrida attuale classe dirigente sta nella politica, non nella sua generica negazione, nel superamento di “ideologie” non superabili, nel superamento di un modello parlamentare efficiente per l’incapacità’ degli ultimi suoi attori. I partiti sono stati meravigliosi strumenti di politica, cultura d sociologia, non li confondiamo o facciamo confondere con alcune figure che hanno sfruttato per fini personali e/o illeciti il sistema politico italiano.

  3. Pingback: 5Stelle, né problema, né soluzione | Appunti Alessandrini

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