Moriremo socialdemocratici (o invece riformisti)?

Carlo Baviera

socEccoci al dunque. Un partito, nato da culture diverse e con l’ambizione di fonderle in una nuova cultura politica che in qualche modo sapesse rappresentarne le parti migliori, ha scelto la casa europea a cui aderire. Fino ad ora gli eletti PD al Parlamento Europeo hanno adottato la soluzione di aderire al gruppo parlamentare Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici: un escamotage per dire che si stava coi socialisti ma non si era socialisti. Cosa diversa è aderire come Partito al Partito Socialista Europeo.

Il Segretario Renzi ha fatto la sua proposta (pur chiedendo di discuterne): “Entriamo nel Pse per cambiare il Pse e l’Europa”. Anche Federica Mogherini, responsabile per l’Europa nella nuova Segreteria PD, conferma la scelta, pur con qualche indicazione aggiuntiva: “Sul piano simbolico, i dem italiani porteranno sul tavolo anche il cambio del nome, alla stregua di quanto già avvenuto nel parlamento europeo, con la nascita del gruppo dei “Socialisti e democratici”, nel quale la delegazione italiana con 22 membri è seconda solo a quelle di Spd e Psoe (23 ciascuno per tedeschi e spagnoli)”.

Se il cambio di nome fosse riuscito sarebbe stato un buon risultato: ma la soluzione “PSE-socialisti e democratici” non mi sembra una svolta epocale! E la questione non è solo e tanto il nome.

La questione, secondo me, è che se il PD deve essere la novità, l’amalgama di storie diverse, il superamento di vecchie appartenenze, non può accasarsi e accodarsi ad un percorso che appartiene a visioni e battaglie del secolo scorso. Non dico che le idee e le proposte sostenute del PSE non abbiano dignità o che vadano accantonate, anzi. Ma una storia nuova non può essere la semplice continuazione di un cammino già sperimentato; un accogliere in una famiglia coloro che sono rimasti senza la propria.

Non a caso anche Pierluigi Castagnetti (ex Segretario PPI) la ritiene una scelta sbagliata, anche se come tanti altri non avrà la forza (né la possibilità?) di opporvisi in modo deciso: “Un partito che rinuncia alla sua originalità, prende atto cioè che è fallita nel senso che non si è adeguatamente realizzata, e con molto realismo rinuncia ad ogni ambizione.[…] A fare problema è la sua normalizzazione che lo fa diventare un partito come gli altri. Rattrista l’idea che in un momento di grande crisi dell’Europa si rinunci a un qualsiasi tentativo di modificare il quadro come se dalla crisi si potesse uscire tornando a precedenti schemi novecenteschi largamente usurati dalla storia”.

Chi arriva da altre storie: liberal-democratici, cattolici-democratici, ambientalisti, nativi PD dovrebbero avere la stessa dignità di chi è stato (ed è) socialista, comunista, socialdemocratico. E l’approdo europeo del PD, insieme a personalità come Olof Palme a Willy Brandt a Paul Henri Spaak ad Altiero Spinelli, dovrebbe sentirsi continuatore anche dell’opera di Jean Monnet, di De Gasperi, Schuman, Adenauer, Kohl e dello stesso Prodi (che socialista non è). 

Quindi, a me sembra che, le spiegazioni date dal segretario e dalla responsabile per i problemi europei  non bastino a chi nel Pd non ci sta ad accettare questo percorso come ineluttabile. Beppe Fioroni ha promosso appena pochi giorni fa un documento anti-Pse sottoscritto da centinaia di amministratori locali. «Renzi non può far ripartire la pace tra gli italiani e la politica invitandoli a entrare nella famiglia socialista europea, ormai superata dalla storia – insiste l’ex ministro – mi auguro invece che lavori per una nuova casa da fondare insieme, con i tanti che si considerano i veri riformisti». Una linea condivisa anche da altri esponenti dem, dall’ex popolare Pierluigi Castagnetti (già citato) al liberal Enzo Bianco.

Se queste sono le decisioni, penso che si taglino i ponti con molti simpatizzanti. L’addio al PD, che qualcuno può aver dato per vicende locali o per un momentaneo sostegno elettorale ad un altro gruppo o candidato non PD, diventerebbe definitivo. A meno che gli italiani non riescano davvero a far cambiare, con il nome, anche in modo significativo il vecchio partito socialista europeo, trasformandolo in una forza riformista moderna e con una visione di Europa innovativa; scaricando chi resta ancorato a vecchie logiche (almeno ci sia prima il termine democratici e poi socialisti).

Si dirà che oggi gli schieramenti in Europa sono sostanzialmente due (i Popolari e i Socialisti) e se si vuole condizionare le scelte e far pesare le proprie proposte occorre schierarsi; e inoltre, che agli elettori, soprattutto quelli giovani poco interessa il riproporre questioni ideologiche. Vediamo però che le sinistre cercano di proporre novità, contro le politiche eccessivamente rigoriste imposte dalla finanza, facendo quadrato attorno a Tsipras, i populisti e gli antieuropeisti si raccolgono in gruppi nuovi, altri hanno dato vita  alla costituzione del Gruppo Spinelli (con l’obiettivo di rilanciare il processo di integrazione dell’Ue, anche grazie a uno steering committee di cui fanno parte Jacques Delors, Joschka Fischer, Pat Cox, Ulrich Beck, Amartya Sen, Mario Monti e Romano Prodi. La laicità della politica richiederebbe di stare dalla parte di chi ha più sensibilità sociale, più impegno per l’uguaglianza e la giustizia, osare cose nuove anche nei contenitori, e non restare ancorati a vecchi strumenti e a vecchie divisioni come il Partito popolare e il Partito socialista europei.

Mi scuso per un riferimento personale. Io sono fra coloro che parteciparono ad Congresso del Partito Popolare Italiano (partito che si è poi spaccato per scegliere Prodi e che in Europa, per coerenza è uscito dal PPE sempre più conservatore) in cui si affermò che “non moriremo socialdemocratici”. E’ vero che solo i cretini non cambiano idea, quando serve; ma è anche vero che non si può ripudiare la propria storia o rinnegare il proprio passato se non è disastroso o scandaloso. Mi pare che Martinazzoli, Castagnetti, Gerardo Bianco (e con loro, Bodrato, Rosy Bindi, Franceschini, Marini, Scoppola, Elia, De Rosa) non abbiano nulla di scandaloso o disastroso da nascondere e da farsi perdonare: errori forse, ma come tutti coloro che compiono scelte e assumono responsabilità. Così come nulla avevano da nascondere Moro, Zaccagnini, Donat Cattin, Scalfaro, Granelli che pure sono riferimenti per tanti che fanno parte o votano per il PD.

Un PD che non pochi ex popolari e cattolici democratici hanno contribuito a fondare, pensando ad uno sbocco europeo non accodato ai vecchi contenitori; ma desiderosi di vedere nascere un Partito nuovo anche in Europa, con proposte nuove, con una cultura politica che sappia usare termini e strumenti nuovi per far ripartire il processo federale e unitario e interpretare in modo attuale le esigenze di libertà, di giustizia, di fratellanza.

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