Mi arrendo, anzi no

Angelo Marinoni

crasiDovrei ormai rassegnarmi: non esiste autorità dello Stato, politico più o meno autorevole, commentatore più o meno arguto che non ritenga il bicameralismo perfetto un elemento da superare ad ogni costo. Io continuo a ritenere che sia un indispensabile elemento di garanzia, uno strumento irrinunciabile in un paese dalla democrazia incerta come l’Italia, una garanzia dei diritti umani in un paese che eleva spesso al ruolo di principali interlocutori politici  cialtroni, delinquenti e capipolo dell’ultima ora.

E sia, venga superato questo bicameralismo! Cosi’, quando ne saremo privi, vedremo se guadato il rigagnolo vi riterrete davvero in salvo oppure, come penso io, solo più vicino al fiume in piena! Con i politici emersi e emergenti che ci sono la costruzione di un sistema legislativo servo del presidente, magari indicato sulla scheda, sarà veloce e sicura.

Siamo il paese che preferì’ i cannoni al burro, che credette di dare alla bella abissina un altro Duce e un altro Re, che cerco’ di risolvere con un macabro rituale di impiccagione al contrario il suo complesso d’Edipo con l’autorità, siamo anche il paese che, lasciato da solo, devastò la sua economia, l’ambiente e il suo futuro con gli scempi degli anni Sessanta, che senza l’autorità politica americana divenne vittima del terrorismo, che arricchito diede vita al craxismo, che stanco di essere derubato dal craxismo (inneggiando Mani Pulite che demoliva un sistema senza poterlo né saperlo sostituire) si consegnò al berlusconismo e al leghismo e che dopo vent’anni di varia ripugnanza si scinde in chi crede a una ragazzotta disinibita maghrebina come nipote di Mubarak, in chi crede a un ragazzotto dall’accento simpatico che promette tanti di quei danni da far rimpiangere certi politici degli anni Ottanta e in chi crede che basti strappare la pagina per dimenticarsi quello che vi si è letto.

Il problema di questo paese è il vuoto politico nel quale trovano spazi enormi pesci molto piccoli, che sguazzando pressoché da soli, occupano un palcoscenico tutto per loro. Esisterebbe un suggeritore, ma è quasi muto e la sua scenografia ha troppi spazi bianchi.
Il vuoto non esiste in natura, persino nei più remoti spazi siderali esiste una minima quantità di materia, la materia oscura, per cui il vuoto della nostra politica è stato artificiosamente creato: il primo svuotamento lo ha imposto la “shock economy” del liberismo, la trasformazione dei cittadini in consumatori ha reso necessario creare un esercito di persone che inseriscano, per esempio, nella loro lista dei desiderata un abbonamento alla tv a pagamento prima che alla scuola gratuita per tutti; oramai è normale consentire il numero chiuso nelle Università, i cittadini, pardon i  consumatori, prendono atto di questa barbaria classista e indegna, e non si scompongono tanto al fatto che andare all’Università non sia più alla portata di tutti (il che non vuol dire laureare tutti, anzi il contrario), semmai si indignano nel contare i seggi in Parlamento rassicurati da vari cialtroni che dimezzandoli il Paese diventerà l’Eden che i politici si sono mangiati.

Lo svuotamento definitivo lo ha fatto l’abolizione della cultura: la trasformazione delle scuole in aziende di formazione, la sostituzione dei programmi scolastici scritti dai Professori con i POF, piani formativi che convincano il genitore a iscrivere il figlio a quella scuola piuttosto che a un’altra sulla base dei gusti e non dei contenuti.

Una folle rincorsa al peggio fra elettore e eletto, man mano che peggioravano si inseguivano: l’eletto sempre più mediocre man mano che l’elettore medio perdeva di capacità di analisi e l’elettore sempre più affascinato da personaggi non politici, né di cultura, solo fuori misura, fuori coro; non importano i contenuti, importa come sono enunciati, non importa cosa si cambia, l’importante è la novità, la storia diventa un passato invece della propria coscienza, della propria esperienza di vita individuale e collettiva.

Si è perso il valore positivo della parola collettivo, relegato a un feticcio comunista anni Settanta, viene considerato come una massificazione, mentre nasce proprio per negarla: una cosa di tutti quindi propria per tutti, la storia collettiva di un Paese è l’insieme delle storie dei singoli che si muovono insieme, vivono e lavorano insieme, persa questa visione collettiva dello Stato e passato il messaggio che lo Stato è una torta da dividere o peggio, un’azienda da gestire, ci ritroviamo a non avere più una classe politica. Come possiamo avere una classe politica, quindi una classe dirigente, se neghiamo la legittimità dello Stato, se vogliamo distruggere lo Stato invece di distruggere i comportamenti che hanno reso lo Stato colpevole di vari soprusi, in verità funzionari di Stato, capi di Stato o di parti di esso come le regioni, hanno avuto comportamenti da reprimere, non è lo Stato che nega il lavoro sono gli incapaci che lo gestiscono che non sanno crearlo; non è lo Stato aguzzino che toglie il fiato all’Impresa, ma un politico che difende l’evasione perché una necessità  e che difende il fatto che una piccola minoranza detenga la quasi totalità delle risorse economiche; non è lo Stato che soffoca le imprese, ma la politica liberista che asseconda finanza e sistema creditizio negando il credito a chi ne ha bisogno, ma concedendolo a chi non ne ha bisogno per annullare il suo rischio d’impresa.

Quando la classe politica ridarà dignità allo Stato e alla Scuola, restituirà la Cittadinanza bandendo dal lessico, come dal diritto, il concetto di consumatore, scindendo linearmente il Cittadino dal Cliente restituendo a entrambi i diritti e imponendo a entrambi i doveri allora potremo ricominciare da capo e leggere le pagine di questi anni come un pericolo scampato, una brutta parentesi. In caso contrario a un pessimo presente seguirà un peggiore futuro.

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2 thoughts on “Mi arrendo, anzi no

  1. Il bicameralismo, com’è ora strutturato, garantisce anche diversa base rappresentativa: un Deputato (età minima venticinque anni) ogni ottantamila abitanti o frazione superiore a quarantamila ed un Senatore (età minima quarant’anni) ogni duecentomila abitanti o frazione superiore a centomila, con i debiti correttivi sul numero minimo (sei per ogni Regione, salvo la Valle d’Aosta che ne ha uno solo ed il Molise, che ne ha due) assicurano un certo controllo del legiferare. Non a caso, è stato definito con l’aggettivo “perfetto”.

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