Ed ora, Sindaco, salta!

Domenicale Agostino Pietrasanta

renzPotrei benissimo scegliere una citazione più semplice, ad esempio un proverbio popolare come “hai voluto la bicicletta e adesso pedala”, anche se per la strada da fare, la congruità della bicicletta mi sembra discutibile.

Ad ogni modo, trattandosi di Matteo Renzi che della sua interminata guerra ha vinto battaglia, trattandosi di un fiorentino colto, mi corre l’obbligo di ricorrere a citazione più paludata. Me la presta niente meno che Esopo. Egli narra, in una delle sue gustosissime favole, di un atleta sbruffone (lo sbruffone lo toglierei, ma voi fate ciò che vi pare), il quale afferma di avere fatto un salto favoloso mentre si trovava a Rodi e di potere esibire i testimoni dell’evento; ora succede che uno dei suoi ascoltatori gli oppone che i testimoni sono inutili: è sufficiente dar prova direttamente del salto. Faccia il salto in presenza dei suoi attuali spettatori e tutti gli crederanno. “Hic Rhodus, hic salta” che tradotto alla buona, viene a dire: “siamo a Rodi e dunque salta”.

L’analogia non è complicata; anche Renzi, ovviamente senza essere sbruffone, afferma di essere capace di un salto favoloso e noi siamo disposti a credergli, ma, con infinite scuse, non perché abbia testimoni credibili. Tutti sappiamo con chi ha da fare e non ci stupiremmo se i laudatores di oggi dovessero cambiare idea in poche settimane, ammesso che non l’abbiano già cambiata. E lui non ha che una strada: fare il salto, ma farlo sul serio, perché il solo dirlo, sia pure affidandosi ai testimoni delle sue capacità, potrebbe essere rischioso. Ed il salto oppone un’asticella altissima: da atleta straordinario, non sbruffone.

Intanto nel corso dell’anno dovrà fare le riforme che contribuiscano a ridare un minimo di consensi alla politica; la riforma elettorale, quella del Senato e del titolo V sugli enti locali. Fino ad ora abbiamo visto il gioco di reciproco veto e di ostentata manfrina. Ad ogni modo, se ci riuscisse entro il 2014, qualche possibilità, per il futuro, potrebbe guadagnarla. Dimenticavo: il suo obiettivo  è il 2018.

E qui sta il punto, perché le summentovate riforme taglierebbero proprio quei costi della politica che l’opinione pubblica, vessata dalle tasse e colpita dallo smantellamento dello Stato sociale, invoca da tempo; e, di conseguenza ne potrebbe sortire una maggiore compattezza sociale ed un correttivo alla frammentazione politica in mano alla protesta ed alla rissa. Ma non ne deriverebbe assolutamente il risanamento della spesa pubblica né si produrrebbero le risorse per una vera crescita ed una svolta nell’economia. Qualche tempo fa, un valente ed informato collaboratore di Appunti, notava, dati alla mano, che i tagli ai costi della politica comporterebbero un risparmio inferiore al miliardo di Euro all’anno, mentre la corruzione incide sulla spesa pubblica per sessanta miliardi su un totale di ottocento miliardi complessivi; in altre parole una cifra enorme di ruberie nascoste dentro specifiche voci di spesa pubblica. Non solo, ma la cifra dell’evasione si aggira sui centoventi miliardi all’anno. Orbene, senza tali risorse, si possono anche tagliare gli stipendi ai politici (e si fa bene, anzi benissimo, tanto più che con i lavoratori ed i pensionati si è già ampiamente provveduto), ma non si trovano risorse adeguate per la crescita.

Il salto è appunto questo: attaccare i centri della corruzione e dei potentati della burocrazia tanto costosa quanto inefficiente e convincere i contribuenti a fare il loro dovere, dopo avergli però inculcata la convinzione che appunto di dovere si tratta. Troppo a lungo troppe “autorità” anche morali non hanno provveduto ed i cittadini, o almeno una parte di essi, evidentemente non sono migliori dei loro eletti.

Un’aggiunta. Consiglierei tutti, a cominciare dal pugnace Brunetta, ai fogli del cavaliere, ai tribuni della stampa di diversa tendenza, di andarci dolce con Napolitano, dal momento che hanno ampiamente dimostrato di non essere in grado di eleggere un Presidente della Repubblica, in sua sostituzione.

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