Avanti Cociv!

Angelo Marinoni

cotLeggo, sbigottito, che il sig. Cota, un signore che è stato nominato Presidente della Regione Piemonte, ma la cui nomina è giuridicamente decaduta e la sig.ra Bonino, devastante assessore ai trasporti prima che la sua nomina, come quella di chi l’ha voluta a quel ruolo,  decadesse presenzieranno come Presidente di Regione e Assessore ai Trasporti a un convegno che disegnerà le strategie per l’adeguamento infrastrutturale della SFM5 Orbassano – Torino  Stura, l’ennesimo linea metropolitana passante (nel niente).

In primis direi che una Giunta Regionale, dichiarata illegittima, che cancella 500  km di rete ferroviaria complementare, un terzo della rete ferroviaria piemontese, per assecondare, fra le altre cose, il discutibile piano industriale di un vettore che su quelle tratte ha scientificamente operato malissimo (le paginate di “soppressi” sui tabelloni delle stazioni non andrebbero dimenticate)  è un fenomeno aberrante che pretenderebbe ben altra visibilità.

A parte il fatto che tutti stanno accettando i calci di un giocatore espulso, gli arbitri evidentemente hanno un potere consultivo e le leggi oramai sono consigli, la cronaca locale ci regala l’avanzata imperterrita del Cociv e della facilità con cui sono archiviate le proteste delle autorità locali e le preoccupazioni di enti locali, associazioni e semplici cittadini circa i rischi determinati dal procedimento di scavo del discutibile Terzo valico.

Ho letto con piacere che il Senatore Borioli ha posto ufficialmente il problema del mantenimento in efficienza delle centinaia di chilometri di ferrovie dall’esercizio sospeso come quelle piemontesi sospese dalla Giunta che c’è nonostante non ci dovrebbe più essere perché non dovrebbe esserci mai stata.

Con molta intelligenza politica il Senatore ha evitato di citare le nefandezze della regione Piemonte cercando di ottenere una garanzia senza colore politico per le preziose infrastrutture che a vario titolo non sono attualmente esercite, infrastrutture ferroviarie sparse sul territorio nazionale in modo abbastanza uniforme a parte l’impennata statistica del nordovest, area dove si può assistere a un transito di treni ogni due minuti a Torino Stura e contare QUATTORDICI tratte abbandonate da Tortona a Cuneo … senza considerare il terzo scalo merci d’Italia fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso ridotto a enorme monumento di archeologia industriale (parliamo di Alessandria Smistamento, stazione merci e scalo di prim’ordine proprio alle spalle del terzo valico, come del secondo, del primo e del quarto).

In varie occasioni ho argomentato lo scarso valore dell’opera in costruzione fra Piemonte e Liguria che, come tutte le cose poco utili e potenzialmente dannose in Italia, ha ritmi di crescita cinesi e rispetto teutonico dei programmi di realizzazione: se si fosse adoperata la stessa tenacia per la galleria Ghersi di Neive sulla Alessandria – Alba, con una spese qualche migliaio di volte inferiore, si sarebbe recuperato un ottimo collegamento ferroviario fra Lombardia e cuneese quindi alpi marittime, quindi Tenda, quindi Liguria, quindi Francia.

Spesa analoga anche per un’altra disastrata galleria, almeno cosi’ ci hanno raccontato e ci piacerebbe tanto verificare, a Ozzano Monferrato, su quella Casale Monferrato – Asti che ha paritetico valore di collegamento. Esisteva un simpatico Milano – Cuneo fino agli anni Ottanta che passava proprio da li’.

RFI si sa, ha poca fantasia, e galeotta fu un’altra galleria sulla ferrovia Chivasso – Asti, all’altezza di Brozolo e a Chivasso si arriva da Aosta e da Asti si prosegue per Genova … viene fuori che spendendo l’1 per mille dei fondi destinati al Terzo Valico recuperavamo tre corridoi subito pronti, con un altro 1 per mille si sarebbe potuto recuperare gli incroci eliminati per piacere alla rete snella o meglio anoressica che piace a Moretti secondo il quale in treno si va da Milano a Roma, da Alessandria a Cuneo si prende il pullman o anche niente. Va anche a finire che se la percentuale distratta dal terzo valico arrivasse al tre per mille si potrebbero fare quegli adeguamenti infrastrutturali alle tratte esistenti che restituirebbero efficacia alla rete complementare che, parzialmente, con una spesa relativamente bassa, diventerebbe rete fondamentale.

E’ stata decisa l’elettrificazione della tratta Alba – Bra, operazione che consentirà (i bimodali o l’impiego di treni diesel a Porta Susa come in tutte le stazioni normali lo consentirebbero lo stesso) di portare il Sistema Ferroviario Metropolitano a Alba: difficile far capire a questa classe, ahi noi, dirigente, che basterebbe restituire a Alba le sue ferrovie per Alessandria e Asti per connetterla non solo a Torino, ma al resto del paese con quello che questo significa per la capitale di una zona che si candida a diventare patrimonio dell’Unesco.

L’elettrificazione del solo tratto Alba – Bra non risolve nulla perché potrà solo migliorare di qualche minuto i collegamenti con Torino e consentirà, probabilmente, l’abbandono della tratta Bra – Cavallermaggiore che, evidentemente è un altro piccolo indiano della lista nera del vettore, posticipando sine die o affossando del tutto gli eventuali lavori di ripristino della tratta Alba – Castagnole delle Lanze interrotta a Neive dal 2010 per impossibilità di reperire fondi per la messa in sicurezza della galleria Ghersi,  secondo l’ultima versione ufficiale.

Mentre discutiamo di treni lunghi un chilometro destinati a portare i contenitori pieni di quei prodotti costruiti in paesi da lavoratori privati dei diritti umani che devasteranno con la concorrenza sleale l’economia dei paesi di destinazione lasciamo che i rovi devastino la nostra  storia, chilometri di ferrovie storiche oltre che bellissime: la ferrata pavesiana, Nuto come Berto e Talino, la splendida architettura degli edifici civili  della Asti – Chivasso, i percorsi in Langa, nell’ormeasco, nel monregalese, nel saluzzese e lasciamo che grandi opportunità di sviluppo economico sostenibile vengano abbandonati: la direttrice Lombardia – Langa, la direttrice Aosta – Genova, la direttrice – Sempione – Arona – Santhià’- Torino.

Non si parla di ferrovie da costruire, né di grandi investimenti, solo rimettere in funzione quanto inopinatamente dismesso facendolo gestire da chi è in grado e intenzionato a farlo, evidentemente non da chi ne ha plauso la chiusura come vettore. Gli investimenti graduali verranno gratificati dal successo di una buona gestione di queste tratte e invece di discutere di amianto a Carrosio e di montagne violentate potremmo discutere di sviluppo sostenibile del turismo e del trasporto merci, di splendidi panorami fatti scorrere dal finestrino di un treno, di mobilità integrata e di territori tutelati e conservati.

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One thought on “Avanti Cociv!

  1. Con ordine, alcuni commenti all’articolo che ha contenuti lodevoli.
    L’Amministrazione Regionale Piemontese è ufficialmente decaduta a seguito di una sentenza di un Ufficio Giudiziario, che ha il compito di stabilire se siano state violate delle leggi e, in questo caso, purtroppo, la risposta è affermativa. Pertanto, le persone, attualmente, quanto illegittimamente, in carica dovrebbero essere limitate ad occuparsi degli affari correnti, dell’ordinaria amministrazione, o, meglio, andrebbero sostituite da un Commissario Ministeriale, in attesa di nuove elezioni e, naturalmente, del processo penale, nel quale molti avrebbero buon diritto a costituirsi parte civile.
    Fa piacere leggere che l’On.le Borioli, da Senatore della Repubblica s’interessi della disastrata situazione ferroviaria Piemontese: un passo avanti rispetto al periodo nel quale svolgeva funzioni di Assessore ai Trasporti, per di più penalizzato da una formazione culturale inadeguata ad un compito così delicato e specialistico.
    Il discorso sugli scali merci deve essere impostato a vari livelli: non ha senso ridurre lo scalo di Alessandria ad un rudere, anzi, potrebbe essere collegato alla linea per Cavallermaggiore mediante una bretella molto breve ed essere attraversato anche da un servizio metropolitano viaggiatori Alessandria Centro – Alessandria Cristo – Cantalupo – Oviglio – Villa del Foro – Casalbagliano – Alessandria smistamento; parimenti, si deve percorrere a ritroso il cammino di devastazione per ricostruire quegli scali merci nelle altre stazioni, a cominciare da quelle situate nei Capoluoghi di Provincia, nelle Città, in corrispondenza dei nodi o delle diramazioni: è inammissibile che le merci viaggino da Novara ad Acqui Terme o da Torino ad Asti in autocarro e lo stesso dicasi del servizio postale, che dovrebbe avere quale cardine la ferrovia ed affidare la distribuzione nelle località non servite dal treno all’autobus di linea che, nella vicina Confederazione Elvetica, si chiama, ancora oggi, Autopostale, con evidente risparmio economico, avendo un mezzo che fa un viaggio e due servizi. Va da sé che, per fare questo con efficienza deve scomparire ogni traccia di mercato e d’interesse privato collegato ai servizi pubblici, i quali, per la loro intrinseca rilevanza sociale, debbono essere gestiti senza finalità di lucro e da persone di provata competenza e moralità accuratamente scelte dalla Pubblica Amministrazione, alla cui guida dovrebbero essere elementi il cui nitore spicchi da lontano.
    Non sono mai troppe le menzioni alle gallerie Ghersi, Brozolo ed Ozzano, che isolano la Città di Asti ed interrompono i collegamenti diagonali nella Regione, interruzione chiaramente strumentalizzata: in una Nazione più civile, qual era anche la nostra in altre epoche, si sarebbe colta la proverbiale palla al balzo per apportare migliorie quali la rettifica ai tracciati ed il raddoppio, che, seppur in tratte di limitata estensione, avrebbe, indubbiamente, portato vantaggi.
    La tratta Alba – Bra, come già osservato più volte in altre occasioni, è il vero asse portante della mobilità in direzione Est – Ovest nel basso Piemonte e parte integrante di un corridoio medio Padano comprendente la linea Bra – Castagnole Lanze – Alessandria, ingiustamente trascurata: questo ruolo la rende meritevole di priorità nel raddoppio e nell’elettrificazione e, in base a quanto detto poc’anzi, Alba dovrebbe avere una nuova stazione a Nord della Città, in riva al Tanaro; pur servendo il centro storico di Alba egualmente bene rispetto al vecchio scalo, consentirebbe a Barbaresco di avere una stazione comoda, raggiungibile mediante un semplice e comunissimo ascensore verticale, che potrebbe essere realizzato a pareti vetrate e, quindi, panoramico. A monte di Neive, la scelta se rientrare nel vecchio sedime oppure muoversi verso Nord – Est, individuando una nuova località per la stazione. Così facendo, si potrebbe anche meditare di spostare la diramazione per Asti da Castagnole Lanze a Barbaresco, dove la linea dovrebbe, più utilmente, correre a sinistra del Tanaro, ma si tratta di operazione dispendiosa.
    Resta comunque l’amaro derivante dal constatare che certe migliorie alla rete tradizionale, anche le più costose, hanno incidenza economica lontana unità logaritmiche rispetto ai costi sostenuti per le linee ad alta velocità, le quali, seppur utili, debbono essere realizzate con giudizio, senza creare assi viari a sei binari, mentre, altrove, l’unico binario non viene utilizzato oppure, nel caso che lo sia, le prestazioni offerte sono scadenti: verosimilmente, trattasi di un riflesso della distorta società (in)civile del momento, società che non solo accentua, ma, addirittura, legittima le disuguaglianze. Con questo, non si deve precludere la costruzione di nuove linee, anzi, queste dovrebbero essere realizzate in via prioritaria per portare il treno dove non è mai arrivato o dove, da troppo tempo, per miopi scelte, le cui radici affondano oltre mezzo secolo fa, non arriva più.

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