Addio Don Luigi: presso Dio!

Domenicale Agostino Pietrasanta

driCerto, anche don Luigi Riccardi conobbe la croce; ma non mi riferisco agli innumerevoli lutti familiari che pure costituirono un capitolo della sua sofferenza personale, attraverso parecchi degli ultimi decenni della sua vita. Voglio richiamare un’altra medaglia della sua vicenda. Don Luigi si trovò ad attraversare un periodo di svolta nella società e nella Chiesa, ma lo attraversò da interprete di una particolare esposizione esterna, soprattutto, ma non solo, come direttore del giornale diocesano. Sicuramente seguì con attenzione l’evento conciliare, dopo una formazione legata alle indicazioni dei pontificati che, nel corso del secolo scorso, si susseguirono fino a Pio XII; ne comprese molte delle acquisizioni forse anche perché aveva seguito la storia pastorale e civile di don Primo Mazzolari con l’entusiasmo proprio della giovinezza, ricavandone forza di impegno per i lunghi anni della sua presenza nella pastorale diocesana. Conobbe ed apprezzò le punte più significative della presenza laicale nella Chiesa e nella società italiana. In un passaggio in cui la formazione sacerdotale risentiva di un carattere un po’ appartato, l’insegnamento di una figura straordinaria del movimento cattolico alessandrino, don Carlo Torriani, contribuì ad aprirgli orizzonti che, se oggi sono da ritenersi naturalmente datati, allora costituivano un registro di apertura sulla storia civile oltreché religiosa.

Non è un caso che mentre parecchi nella Chiesa, anche locale, sognavano ancora un regime di sacralità e di cristianità superate, egli si entusiasmò alla proposta politica di De Gasperi, al punto che le bonarie “malizie” della curia gli appiopparono il titolo del grande statista trentino; e così per molti amici, don Luigi rimase “De Gasperi” ancora negli anni successivi al passaggio epocale della politica italiana degli ultimi periodi.

In questo contesto, egli finì per vivere inevitabili incomprensioni, prima per la sua apertura alle storie più impegnate del sacerdozio e del laicato, dopo per le ambivalenze dei movimenti che accompagnarono il Concilio e che lui intuiva come ricchezza, sia pure nella frequente disapprovazione; soprattutto subì con  sofferenza i passaggi dei due referendum sul divorzio e sull’aborto, senza nessun riparo e senza alcuna protezione, dal momento che ne doveva dare valutazione e giudizio sul giornale diocesano.

Le critiche, talora impietose, gli fecero male, anche quando (o soprattutto quando) gli venivano rivolte da amici che come tali non gli voltarono mai le spalle.

Non solo. Sofferse sia pure mantenendo un profilo rispettoso dell’autonomia dei laici in politica, la fine dell’unità politica dei cattolici; gli fu difficile accettare che le opzioni della politica, non sono necessariamente univoche, né le scelte monocordi. Inevitabilmente l’organo della diocesi risentì di questa sua precondizione ideale; tanto più che veniva interpretata con un’autorevolezza che gli fu riconosciuta, sia pure con qualche eccezione, anche da quelli che non la pensavano come lui.

A suo modo tuttavia era di temperamento “liberale”; non esitava a pubblicare opinioni contrarie alla sua opinioni che valutava attentamente prima dell’uscita del giornale. Una “virtù” non trascurabile: leggeva prima di mandare in macchina; me ne accorsi un paio di volte che avendo accennato, in miei interventi, a particolari del tutto infondati nei fatti, me li vidi soppressi.

Tuttavia un suo fondamentale contributo alla pastorale della Chiesa di Alessandria fu in “Azione cattolica”. Credo che altri avrà da dire, ma qui sta lo snodo per comprendere la sua apertura motivata e consapevole al laicato, apertura che non si smentì neppure durante le epoche dei rigurgiti clericali e carri eristici degli ultimi anni.

Mi lusingò la continua attenzione affettuosa alle scelte che ritenni di fare, anche quando ebbe a scrivermi, con una cifra di grande amicizia, che faceva fatica a capirle. Come quando con un gruppo di amici, non ci parve più adeguata la collaborazione al giornale diocesano e demmo vita ad uno strumento diverso (non alternativo!). Mi dispiace non essere riuscito a chiarirmi dal momento che non ritornammo mai più sull’argomento; evitò sempre con squisita cortesia i miei tentativi per farlo. Anche per tale motivo da questa sede (lo farò anche in altre), gli dico un mio “addio” particolare, un “addio” nel senso più vero: arrivederci nella casa di Dio, presso Dio, don Luigi amatissimo.

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