Meglio la zuppa o il pan bagnato?

Il dibattito sulle prospettive del Movimento 5 Stelle (4) ● Carlo Baviera

polDirò subito (è uno dei miei tanti difetti) che preferisco non parlare di quanto “inquina” la normalità della vita repubblicana; per non dargli enfasi. Di certi fatti e persone, meno se ne parla e meglio è. Non dico di nascondere la testa nella sabbia, ma nemmeno di dare spazio a chi non ne merita.

Per questo vedo di non parlare molto di una destra plebiscitaria, del suo padrone, della degenerazione democratica degli ultimi vent’anni (anzi diciotto, perché da fine 2011 la normalità è tornata, anche se sotto le forme per molti discutibili del Governo tecnico del Presidente o delle larghe intese protette dal Presidente).

Anche con il fenomeno Lega mi sono comportato in questo modo; e noto con piacere che si deve ricorrere a commi “Panda” per difenderne in futuro la presenza parlamentare. Nonostante la conquista di tre Regioni (per questo mi chiedo se non siamo noi “nordisti” i meno svegli del Paese) la sua attrattiva è in calo e la sua proposta non riesce a rispondere più in modo soddisfacente. Non era un fuoco di paglia (siamo al venticinquesimo di presenza), ma si avvia lentamente al tramonto.

E in coerenza con tutto ciò, ritengo che la storia repubblicana, dopo il 1994, contempli il Governo Dini, il grande periodo dell’Ulivo, Prodi, D’Alema, lo scivolone del reincarico ad Amato, ancora Prodi, Monti, Letta; per il resto qualche buco nero da non ricordare e che è stato dannoso per la nazione e i suoi rapporti internazionali, che la storia mi auguro non prenda in considerazione.

Per una volta contravvengo a questo mio non prendere in considerazione fenomeni “difettosi” della democrazia. E lo faccio con l’unico titolo che posso avere: quel poco di esperienza politico amministrativa accumulata in quarant’anni di attività, in seconda o terza fila all’interno di partiti e istituzioni.

Le immagini dell’Aula Parlamentare di questi giorni non possono passare sotto silenzio. Strame delle regole, delle buone maniere, del rispetto dell’avversario; scordato il proprio ruolo di rappresentanti del popolo, di classe dirigente che deve essere esemplare; uso rozzo di strumenti discutibili e sempre al limite del tollerabile; impeachment ridicolo contro Napolitano; sboccate insinuazioni a deputate pd e alla Presidente Boldrini.

Cose a cui, però, se siamo onesti, abbiamo assistito altre volte. Tralascio ostruzionismo, il lancio di oggetti, e il salto degli scranni che hanno macchiato anche la prima repubblica; ma il cappio, gli striscioni, la mortadella, le espulsioni dall’aula per punire i violenti sono cose relativamente vicine a noi, non le possiamo derubricare a ragazzate. Anche quella era violenza pura! Oltre che imbecillità. Quindi ciò che si è verificato nei giorni scorsi non è nuovo. La solennità del luogo, il Parlamento, non consente neanche la goliardia e il folklore di bassa lega; figurarsi le degenerazioni da stadio degli ultras.

Detto questo bisogna considerare che il fenomeno pentastellato non è solo urla e offese rivolte contro gli avversari, a cominciare da quel Re Giorgio visto come fumo negli occhi. Va analizzato più in profondità e da chi ha competenze e professionalità: io posso solo fermarmi a pochissime considerazioni elementari e molto superficiali.

Quello che si è sviluppato è un fenomeno nuovo, ma anche la Lega lo era. Però è diverso dal leghismo: là c’era il Paese attivo e produttivo, la difesa dell’identità e dei profitti del nord, c’era avversità <all’invasione dei “marocchini”>, c’era Roma ladrona. Qui c’è un malessere più diffuso, figlio in parte della lunga crisi e in parte delle mancate risposte, delle lungaggini burocratiche, degli sprechi e dei privilegi che alcuni (soprattutto i rappresentanti nelle istituzioni) continuano a dimostrare. Là c’era un po’ di volgarità  da bar o da mercato, qui ci sono persone anche molto istruite, soprattutto giovani, ma indispettiti e arrabbiati per l’uso maldestro del denaro pubblico.

E c’è, cosa più importante, la fine della Politica, la fine del ruolo di collegamento tra istituzioni e società che era dei partiti, lo snaturamento partitico diventato occupazione del potere da parte di pochi gruppi (considerati casta) sempre più chiusi e ripiegati su se stessi, anche molte volte inconsapevolmente.

Di fronte a queste “lacune” dell’intera classe politica e dell’incapacità a presentare prospettive veramente alternative e scelte radicalmente diverse fra le coalizioni avverse (sono tutti uguali; che differenza c’è che vinca l’uno o vinca l’altro? queste le frasi più comuni) prende spazio chi le spara grosse, chi  invita a “mandare a casa tutti”, chi vuole bonificare radicalmente, chi propone interventi “radicali” di pulizia, chi si lancia i “vaffa” verso ogni autorità. Nel 1994 si rincorrevano promesse paradisiache (un milione di posti di lavoro, libertà dai vincoli ‘comunisti ‘ nell’economia e nella Costituzione, divertimenti goderecci attraverso la TV commerciale); oggi si vuole più correttezza, più rigore, più trasparenza. E questo il M5S lo ha saputo interpretare e cavalcare molto bene. Anche se con una buona dose di radicalismo e di ingenua inesperienza, trasformatisi in giacobinismo strisciante.

Quali sono i punti deboli che io vedo dietro a questa esperienza/proposta? Non c’è più il partito come lo abbiamo conosciuto, ma un guru che detta la linea. Il partito non è più strumento per il riscatto di persone e gruppi sociali. C’è solo “la rete” e non le sezioni, in cui è possibile il confronto personale, la nascita di legami e amicizie. C’è il sondaggio continuo su tutto, senza una possibilità di mediazione con gli avversari: e tutte le altre componenti sono ritenute avversarie, senza possibilità di stabilire qualche rapporto comune. Non è prevista autonomia per gli eletti, e non si considera che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”; anche se questo è un aspetto di degenerazione che caratterizza non solo i 5Stelle. Cos’è il voler blindare la maggioranza, e i tentativi di penalizzare qualunque dissociazione di voto che in più occasioni si sono tentate, ma anche l’interpretare la cosiddetta “disciplina di partito” come una specie di catena a cui legare i parlamentari?

E’ un limite non prendere in considerazione nessuna possibilità di collaborazione (vogliamo arrivare al 51%!!), anche se legittimo; dice dell’incamminarsi su una strada che può portare al regime, perché si pone la questione come inutilità delle minoranze. Che è cosa diversa dalla vocazione maggioritaria di veltroniana memoria. Cosa sarebbe stata l’attuale legislatura se si fosse usata più flessibilità e disponibilità verso le avances di Bersani! Si sarebbe isolato definitivamente il padrone del centro destra, non sarebbero nate le odiate larghe intese, alcuni provvedimenti da loro richiesti e per loro qualificanti si sarebbero adottati, avremmo un Presidente della Repubblica che non deve fare da balia al Governo tutti i giorni, perché la maggioranza sarebbe largamente garantita.

Aggiungo anche una certa insensibilità e irriverenza verso persone e ruoli istituzionali, e poco o nullo rispetto delle procedure; che all’inizio si potevano addebitare a ingenuità, a irruenza giovanile, e a inesperienza. E che oggi invece dimostrano una violenza e un’arroganza che non possono essere tollerate.

L’unico modo per rispondere e per non dare loro carburante ulteriore, ritengo che non sia quello di rincorrere i “grillini” con la rissa, gli insulti, lo scontro verbale; peggiorerebbe tutto senza produrre novità buone. Servono invece Partiti nuovi e Politica nuova. La politica di un tempo è finita, sono finiti gli uomini “padri della patria”; siamo in un campo assolutamente nuovo, dove mancano ideologia, principi e valori che hanno fondato culture politiche importanti. Si è passati da partiti ideologici a partiti programmatici; e da questi a partiti puramente pragmatici senza valori. Le persone chiedono moralità pubblica, rapidità e chiarezza nelle decisioni, nessun compromesso al ribasso. Ci vogliono regole che diano la possibilità di decidere, di non avere chi blocca e rimanda (e qui nei 5Stelle c’è contraddizione per l’ostruzionismo continuo): ecco l’importanza di riforme istituzionali e costituzionali! Con l’attenzione a non snaturare la nostra democrazia parlamentare in presidenzialismo decisionista.  E in effetti quando si tratta di inventare nuove imposte, di ritardare i pensionamenti, di creare esodati si è molto rapidi; per tagliare ai grand commis o ai manager di istituzioni pubbliche gli stipendi si ricorre ad indicarne l’incostituzionalità; per limitare privilegi consolidati ci vogliono anni. Questo è ciò che incrementa i consensi ai 5stelle. E anche i partiti non devono essere chiusi, ma strumenti fra la gente, che garantiscono continua discussione. Devono darsi regole in cui si privilegi l’ascolto delle persone e degli ambienti; ma soprattutto si costruiscano le proposte insieme alle persone e agli ambienti. Partiti leggeri sì, ma non semplici comitati elettorali. Partiti  in continuo confronto con gli elettori, trasparenti nelle decisioni; e capaci di tornare a formare le nuove generazioni  alla competenza  nella gestione pubblica e al servizio del bene comune.

Se si garantirà questa trasformazione dei partiti e della Politica si spianeranno molte cose.

E allora dico, sapendo di sollevare un polverone fra i coetanei e i fra quanti hanno condiviso anni di impegno, che si deve trovare il modo di coinvolgere anche questo movimento “scivoloso” e sfuggevole, con proposte di vero, coraggioso, e significativo cambiamento. Metterli di fronte a decisioni e riforme che la gente capisca e condivida. Se si continua a lungo nello scontro frontale degli insulti e dei sospetti rischia il tessuto civile. Coinvolgerli è un rischio, ma anche una sfida che offre loro possibilità di incidere nella trasformazione. E soprattutto con uno scambio alla pari, dove loro devono smettere queste chiassate inutili e velenose in cambio di leggi che tengano conto delle giuste richieste che vengono dai cittadini.

Del resto se lo stomaco ha retto la necessità dell’incontro con il cavaliere, possiamo sottoporlo anche a questa prova. Si dice: “se non è zuppa è pan bagnato”. Bene, si può provare ad assaggiare la zuppa “geneovese” dopo essere stati costretti ad trangugiare cucchiai di pan bagnato di Arcore. Immagino che sia più digeribile.

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4 thoughts on “Meglio la zuppa o il pan bagnato?

  1. Pingback: Compagni che sbagliano | Appunti Alessandrini

  2. Forse nell’articolo c’é anche una parte di risposta alla domanda che volevo fare.
    E cioé: NON si può dialogare con chi non riesce a capire che l’Italia é cambiata e il vecchio sistema partitico non funziona più, ma nonostante ciò continua a comportarsi secondo vecchie regole e a pretendere che gli altri si adeguino. Se lo si fa, si scende a compromessi e si diventa come loro, parte di un sistema che, come ribadito anche dall’articolo, non funziona più ma si cerca di mantenere in vita a tutti i costi. Come é successo alla lega.
    Se l’attualità richiede qualcosa di nuovo e diverso, e parlo di modo e visione di intendere la politica e la gestione della “res publica”, sono i partiti che devono rendersene conto.
    E questo significa che devono cambiare al loro interno per adeguarsi a quello che gli Italiani chiedono. “Pensionando” una volta per tutte il vecchio sistema ed i suoi attori, quello che grazie all’ignavia di tutti ha rovinato il paese negli ultimi vent’anni. Diventando qualcosa di nuovo, nel rispetto delle diversità di pensiero politico, ma funzionale alla realtà e le esigenze di oggi.
    Con nuove persone, che non siano costrette a sottostare a quel sistema, non obbligate a garantire gli interessi particolari, le speculazioni, le grandi opere che non servono. Non asservite, loro sì, alle direttive di partito.
    Ma che possano riportare veramente al centro della visione politica le necessità del Paese e dei cittadini, non avendo vincoli, cambiali in scadenza o scheletri nell’armadio.
    La domanda é: Sicuri che con “questi” nuovi partiti invece il M5S non si possa confrontare?
    Attenzione: tutti i sondaggi sono concordi nell’identificare un possibile astensionismo tra il 30 e il 40%, il partito più grande d’Italia.
    Questa massa di voti non espressi fornisce una sola certezza: il non riconoscersi più nella politica tradizionale. Così come fa, in modo diverso, il M5S.
    Significa che almeno tra il 50 e il 65% degli Italiani non vuole più questo sistema politico.
    I partiti non se ne rendono conto, non vogliono farlo oppure… lo sanno benissimo e stanno provando a riscrivere le regole per blindare il sistema e la loro sopravvivenza.
    A voi la scelta.

  3. Pingback: Alcune riflessioni dall’interno del M5S: come si arriva alla scelta del voto e alla partecipazione attiva | Appunti Alessandrini

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