L’asticella

Dario Fornaro

citIl dibattito sulla Cittadella, con annessi timori e speranze a volontà, conosce un momento di pausa  tra l’individuazione del percorso di affidamento gestionale dell’insigne monumento ad “entità privata” e la possibilità di vedere (e considerare, e discutere), al momento opportuno, le “carte che tale percorso renderanno palese e dettagliato.

La prima fase del dibattito, innescata dalla notizia del nuovo protagonismo del Demanio nel farsi carico della Grande Negletta, ha riguardato le condizioni, le cautele e le inibizioni da inserire – in nome del pubblico interesse conservativo e culturale –  nel bando di gara per la ricerca del soggetto interessato alla concessione pluridecennale (max. 50) del compendio Cittadella.

Oggi abbiamo nozione, grazie a “Città Futura” del 23.01 (articolo Cavalchini), di una bozza  di documento tecnico-prescrittivo che, redatto in testo finale e rivestito delle forme opportune, dovrebbe costituire parte sostanziale del bando di gara relativo al “recupero, restauro ed utilizzo” dell’intera Cittadella. Col che si vanno precisando, al di là delle precedenti preoccupazioni d’ordine generale, le “linee guida” – effettive e stringenti –  per gli interventi da effettuare, sul corpo vasto e sofferente della Fortezza, ad opera di chi ne avrà diritto-dovere.

Si tratta di un notevole passo avanti, ancorché non ufficiale, non definitivo, per antivedere i contenuti concreti  del prossimo bando di gara, anche se non si conoscono ancora ipotesi di sorta circa il corrispettivo della concessione. Notevole, e pur non facile da interpretare, da chi non abbia qualche dimestichezza tecnico-economica con imprese di tal fatta.

Documento che tuttavia consente, anche ad un lettore non specialista, di porsi, con buona attinenza,  la domanda che aleggiava, inespressa, già nelle prime fasi del dibattito sulle nuove prospettive concessorie.

Similmente ad una gara di salto in alto, l’asticella costituita dal bando di gara risulterà, nei fatti, posta ad un livello difficile ma “abbordabile” dai possibili concorrenti, ovvero sarà subito percepita dagli eventuali interessati come invalicabile e scoraggiante, e dunque a rischio – salvo buontemponi – di gara deserta?

Non è proprio facile, infatti,  aggirandosi  tra i “paletti” posti a presidiare il compromesso raggiunto tra i due  legittimi e contrapposti interessi (pubblico e privato), immaginare un’attendibile area di business per l’ipotetico concessionario. Tale per cui ai notevolissimi costi di intervento, edificatori e gestionali,  possano corrispondere, sia pure nel medio-lungo periodo, ragionevoli prospettive di rientro degli investimenti, e di qualche margine, principalmente attraverso la locazione a terzi di locali – peraltro tutti da realizzare in profondo adattamento dell’esistente – per attività varie (commerciali, artigianali, di svago, di cultura etc.).

La comprensibile, diffusa soddisfazione per essere pervenuti – e non era facile – in prossimità del bando di gara da proporre ufficialmente urbi et orbi, dovrebbe perciò essere prudenzialmente contemperata dalla non remota possibilità che il primo esito non sia poi favorevole e si debba perciò ri-decidere il da farsi, mitigando le condizioni o che altro.

Tutto  ciò rimanendo all’interno della filosofia che regge l’operazione bando di concessione –  per la Cittadella come per tante altre opere storico-monumentali destinate alla “valorizzazione”  pubblico-privata –  ma consapevoli altresì che di fronte a tale prospettiva, altre filosofie si contrappongono vigorosamente (vedi da ultimo: S.Settis, Dall’Arsenale asburgico di Verona alla Cittadella di Alessandria, in Repubblica del 22.1.us) a maggior tutela del bene pubblico.

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2 thoughts on “L’asticella

  1. Ci sono diverse strade, egualmente percorribili: quella più banale comporta il rispolverare il vecchio contratto di enfiteusi, dove il conduttore di un fondo, in cambio di un canone ridotto o addirittura nullo, apporta le necessarie migliorie, che, naturalmente, restano anche una volta che l’enfiteuta abbia liberato il fondo. Un’altra sarebbe l’individuazione del complesso quale campo didattico per allievi degli Istituti tecnici e professionali con programma volto all’edilizia, nonchè delle Università (facoltà di Ingegneria ed Architettura): così facendo, l’usufrutto rimarrebbe comunque a vantaggio dell’Ente pubblico. In ogni caso, debbono essere rispettate due condizioni: i lavori debbono essere condotti secondo i criteri stabiliti dal Ministero per i Beni Culturali in materia di restauro e, nel caso di affidamento a privati, vigilare affinché le attività offrano beni e servizi ad eque condizioni, pur avendo il loro lecito guadagno.
    Tuttavia, visto che molti Uffici pubblici occupano immobili presi in locazione da privati, potrebbero essere trasferiti nella Cittadella, con evidente vantaggio e per l’Amministrazione e per gli Utenti, i quali troverebbero diversi Uffici concentrati in pochi metri.

  2. Pingback: L’asticella (II) | Appunti Alessandrini

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