Il gusto del budino

Il dibattito sulle prospettive del Movimento 5 Stelle (2) ● Don Walter Fiocchi

griStimolato dall’intervento di Giacomo D’Alessandro sul Movimento 5 Stelle e dal successivo intervento di Marco Ciani, vorrei tornare sul dialogo intercorso su questo argomento con Giacomo e Agostino Pietrasanta qualche settimana fa. Un dialogo interessante, che ci ha fatto guardare al “fenomeno” Grillo da un punto di vista per noi, per la nostra “vecchia” generazione, assolutamente nuovo e originale.

Continuo a non essere convinto da molte aspettative e prospettive di Giacomo, ma indubbiamente il suo punto di vista è per noi “illuminante”. In effetti per noi “reduci” della Prima Repubblica è difficile cogliere aspetti positivi nel modo di far politica di Grillo & Co. Abituati a figure “nobili” dal punto di vista politico (penso a personalità come Moro, Berlinguer, Almirante, Pajetta, Fanfani, Craxi, Nenni, Iotti, Zaccagnini, lo stesso Cossiga e tanti altri… figure “alte” nel bene e nel male, perchè anche coloro che hanno deviato dalla “buona politica” erano comunque di grande profilo intellettuale e politico), diventa difficile per noi “digerire” politici come Berlusconi e/o Grillo. Ma dimentichiamo che i giovani di questo ultimo ventennio solo il berlusconismo, i suoi lacchè, i suoi deteriori effetti anche sulle forze politiche che a quella degenerazione politica avrebbero dovuto opporsi costruendo una vera alternativa non inquinata dai germi che avrebbero dovuto combattere.

Ma lo “spettacolo” offerto in questo primo anno di legislatura con una forte presenza dei 5 Stelle che avrebbe potuto determinare e condizionare positivamente una reale riforma della politica e un decisivo cambiamento del suo esercizio. Così non è stato, non so dire se per la miopia o la superficialità o l’arroganza di Grillo (che per la proprietà transitiva riverbera spesso sui suoi), o per inesperienza o incapacità o ignoranza o per qualche misterioso calcolo politico degli eletti pentastellati nel Parlamento della Repubblica.

L’osceno comportamento di questi giorni, la pochezza di idee e argomenti delle “conferenze stampa”, la banalità giornalistica dei loro interventi in Parlamento, rilanciati subito dai loro fans con la dizione: “Storico intervento di…”, quando di storico nelle Aule parlamentari c’è poi solo la pochezza culturale, l’insulto gratuito o la volgarità di gesti e linguaggio, tutto questo mi fa ritenere ancora attuale quanto scrissi “a caldo” dopo le elezioni dello scorso anno. È quanto ho espresso nel dialogo con Giacomo e che ha stimolato il suo intervento.

Riporto perciò quel che scrissi lo scorso anno.

“Confesso che la mia prima reazione ai risultati elettorali è stata quella che ho scritto in post su Facebook: “Se i dati fossero confermati, tra Berlusconi e Grillo, allora gli italiani meritano di condividere la sorte dei greci…”.

E con ulteriori interventi ho scritto: “Qui siamo alla stupidità e al masochismo… Non sono bastati i venti anni del corruttore di Arcore? che della democrazia ha fatto letame? Qui c’è la dimostrazione che la sua opera di corruzione è stata efficacissima ed è arrivata alle radici”. Del resto son quasi venti anni che accuso il “corruttore di Arcore” di avere distrutto l’ethos del popolo italiano con le sue televisioni, i suoi interventi, il suo stile di vita; e chi mi conosce sa che non è mia caratteristica un certo “moralismo cattolico” e non solo, e che non ho alcun apprezzamento per certi moralismi. Per ethos intendo piuttosto i valori che erano parte delle radici, non solo cristiane, e dell’animo della nostra gente…

Per questa ragione ho anche scritto: “Sarà poco cristiano, ma non riesco a provare alcuna stima per qualcuno che oggi vota ancora per il corruttore di Arcore e per la sua corte di persone senza dignità…”.

Dopo aver sentito alcuni del M5S eletti al Parlamento posso dire (è un auspicio!) che:

1. Spero comprendano presto e bene il dettato della Costituzione che il parlamentare esercita la sua funzione “senza vincolo di mandato”. Che cioè non accettino passivamente di essere “eterodiretti e comandati” dal di fuori del Parlamento.

2. Che capiscano presto e bene che per tradurre in scelte concrete le loro idee o il loro programma elettorale (per certi versi “fumoso” e non sufficientemente legato alla realtà delle persone concrete con i loro bisogni e i loro guai, e che prescinde dalla necessità di tener conto delle leggi nazionali e degli impegni internazionali), necessitano per poter trovare attuazione di una ineliminabile “mediazione Politica”, che non è scelta del male minore, ma del miglior bene possibile.

3. Che capiscano presto e bene cioè che non sono “grillini” ma parlamentari del M5S eletti non da un comico, ma dal popolo sovrano e che al popolo sovrano devono rispondere non a un capopopolo…”.

Mi sento solo di aggiungere: Massimo Cacciari ha detto in un’intervista: “La prova del budino è nel mangiarlo, diceva un noto pensatore tedesco”.

Il Movimento 5 stelle ha sicuramente vinto le elezioni del 2013, anche rispetto alle più rosee aspettative e previsioni. Ma adesso che ha vinto, lo aspetta la “prova del budino”: un conto, infatti, è raccogliere il consenso degli scontenti di destra, di centro e di sinistra (dai “No Tutto” a Casa Pound), che non si capisce come possano stare assieme nello stesso gruppo parlamentare. Gridare nelle piazze è un conto, salire sui tetti del Parlamento è un altro, dare l’assalto alla Presidenza della Camera è un altro ancora, insultare pesantemente colleghi parlamentari e non ma ricorrere subito alla “maestra” quando qualcuno risponde alla fine paga dal punto di vista mediatico, vista la degenerazione dell’ethos italico, ma muoversi nei meandri dei regolamenti della Politica regolata dalle norme della costituzione, vale a dire mangiare il budino, è tutt’altra cosa. Abbiamo aspettato un anno per capire che gusto avesse. Al momento mi pare che non sia quello della cioccolata.

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4 thoughts on “Il gusto del budino

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