Dalla fine della DC alla irrilevanza politica dei cattolici

Maurilio Guasco

catGli inizi degli anni Novanta avevano visto il tentativo dei diversi partiti di darsi un nuovo volto e anche un nuovo nome: una scelta che sarebbe stata imitata anche dalla Democrazia Cristiana, che nel luglio 1993 annunciava la volontà di cambiare linea e nome, il che sarebbe avvenuto il 18 gennaio 1994, nei giorni in cui si ricordava la nascita nel 1919 del Partito Popolare di Sturzo: sigla, PPI, che sarebbe stata riesumata, abbandonando quella di DC. Come forse si poteva prevedere, una parte dei membri del partito non concordava con quella scelta, e fondava il Centro Cristiano Democratico (CCD).

Ma in seguito alla “discesa in campo” di Berlusconi, il nuovo Partito Popolare si sarebbe trovato nella necessità di scegliere le alleanze, tenuto presente che stavano anche formandosi due poli, reciprocamente alternativi. La maggioranza del PPI decideva di schierarsi con il nuovo centro-sinistra, mentre un parte sceglieva il centro-destra, determinando la nascita di un nuovo raggruppamento politico, il CDU (Cristiani Democratici Uniti).

Quelle scelte mettevano a disagio parte del mondo cattolico, abituato a una certa unità attorno a un partito, la Democrazia Cristiana, e che ora si trovava a dover scegliere fra due schieramenti apparentemente antitetici. Il primo risultato sarebbe stato interessante, e in qualche modo realizzava quanto già Paolo VI aveva detto da tempo: la stessa fede religiosa può portare a schieramenti politici diversi fra di loro, o in altri termini la fede come tale non è l’unico elemento che determina una scelta politica.

Accettare simile ipotesi non risolveva però i problemi. Con il passare degli anni, i vari partiti di ispirazione cattolica perdevano voti, fino a determinare una vera e propria diaspora del mondo cattolico: con il rischio della insignificanza, cioè la presenza dei cattolici era di fatto in forte minoranza in ogni schieramento politico, e quindi la loro voce sembrava diventare sempre più flebile.

Tra l’altro, questo avrebbe determinato per circa venti anni un nuovo protagonistmo da parte della gerarchia cattolica, sia in conseguenza della situazione ricordata, sia perchè il presidente della Conferenza Episcopale, il cardinale Ruini, assumeva un nuovo ruolo anche nella politica italiana, con un presenzialismo molto accentuato.

Il propblema oggi appare evidente da descrivere, meno da affrontare: alcuni cattolici sono tentati dall’idea di far nascere un nuovo partito cattolico, che sia quasi l’ago della bilancia, svolgendo quel ruolo che di fatto negli anni Ottanta svolse il Partito Socialista. Altri pensano che questo sia ormai impossibile: in questo caso sono costretti a ripensare al ruolo politico del mondo cattolico e alla sua possibilità di influenzare certe scelte.

Mi pare siano queste, attualmente, le due possibilità: lasciando da parte, anche se credo sarebbe il discorso più serio da affrontare, cosa significhi oggi per il mondo cattolico svolgere un ruolo di annuncio dei valori cristiani, cioè di un vero e proprio ritorno alla Parola del Vangelo.

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