E intanto Grillo…

Il dibattito sulle prospettive del Movimento 5 Stelle (1) ● Marco Ciani

griPrendo spunto da un articolo di Giacomo D’Alessandro di qualche settimana fa, sempre su Appunti Alessandrini, per discutere del tema, ancora poco compreso, del Movimento 5 Stelle e sui possibili, futuri impatti sullo scenario nazionale.

Devo dire, in premessa, che Giacomo mi ha portato a riflettere, tra gli altri, su un aspetto che non consideravo e cioè il fatto che giovani della sua età, ovvero ventenni, hanno conosciuto praticamente solo due alternative politiche: Berlusconi, il vincente, e il PD litigioso e quasi sempre perdente (o i gruppi che l’hanno via, via costituito).

Io che invece sono nato all’inizio degli anni ’70 ricordo e bene ancora l’ultimo periodo della prima repubblica, la crisi che ne minò le fondamenta, l’incerto passaggio alla seconda e, ovviamente, l’ultimo ventennio all’insegna del Cavaliere che coincide anche con il peggior declino che l’Italia abbia conosciuto dal dopoguerra.

Lo dico perché chi come me ha raggiunto l’età del senno prima di Tangentopoli per anni si è portato dietro (e forse in parte ancora lo fa) schemi interpretativi obsoleti ereditati dalla precedente stagione politica. Del resto la forma mentis, superata l’adolescenza, non è una di quelle cose che si cambiano facilmente. Magari non sempre abbiamo capito ciò che veniva avanti e come stava cambiando il modo di percepire la politica. Si pensi, ad esempio, all’avvento di internet ed i suoi effetti anche sulla recente campagna elettorale.

Invece il mondo si trasforma. Nuove generazioni si avvicendano. Il progresso fa il suo corso. E si modifica anche la politica. Ma questo noi non potevamo intenderlo più di tanto prigionieri di uno schema sinistra/destra, comunismo/anticomunismo, est/ovest che ci aveva accompagnato per quasi mezzo secolo senza grossi scossoni. E che, tutto sommato, ci evitava grossi ripensamenti.

Ed è anche per questa inerzia mentale che non ci accorgemmo di cosa avrebbe significato l’avvento di Berlusconi ieri. Così come oggi fatichiamo ad inquadrare il fenomeno del Movimento 5 Stelle, che si chiama fuori dagli schemi e che, quale sia il giudizio che se ne può trarre, ha innovato la politica italiana.

Partiamo da quest’ultimo aspetto. Se qualcuno ha letto il libro di Ilvo Diamanti “Mappe dell’Italia politica”, Ed Il Mulino, anno 2009, ricorderà che vi si faceva una lunga e circostanziata analisi rispetto alle elezioni politiche dell’anno precedente. Inoltre venivano messi in rapporto i risultati di quella tornata elettorale con tutte le precedenti elezioni a partire dal 1948.

Ne emergeva, forse a sorpresa, un quadro di sostanziale stabilità mantenuto sia durante tutta la prima repubblica (e questo, magari, era piuttosto scontato), ma anche in tutto il periodo successivo alla discesa in campo di Berlusconi. Aspetto, forse, era assai meno banale.

Infatti, analizzando il voto provincia per provincia nel corso delle successive votazioni, se ne poteva dedurre che le forze di sinistra o centro/sinistra avevano mantenuto il primato, nelle elezioni del 2008, nelle stesse aree in cui avevano vinto 60 anni prima. L’indice di coincidenza risultava pari all’82%.

Ma, passando dall’altra parte del campo, risultava altresì vero che “fra le 13 province in cui la Lega Nord ottenne le percentuali di voto più elevate, nel 2008, 10 sono le stesse in cui la Dc, nel 1948, aveva conseguito le performance migliori”.

Ultimo dato, “tra le province dove il centro/destra (Pdl+Lega Nord+Udc) ottiene i risultati peggiori nel 2008 (entro il primo quartile) e quelle dove il Fronte democratico popolare ottiene i risultati migliori nel 1948 (sopra il terzo quartile) esiste un indice di coincidenza del 77%”.

Questa premessa a conferma di quanto il bipolarismo italiano fondato sul binomio comunismo/anticomunismo e berlusconismo/antiberlusconismo dal 1994 in poi, ci abbia consegnato per più di 6 decenni un panorama del voto piuttosto immobile. La gran parte di chi votava Dc più alleati o Msi nella prima repubblica aveva preso a votare per Berlusconi nella seconda; viceversa, chi votava per il Pci più alleati fino a 20 anni fa, aveva scelto Ulivo o Pd più alleati nella seconda. Per rubare un commento a Diamanti, eravamo passati “dal muro di Berlino a quello di Arcore”.

Con le elezioni del 2013 però lo scenario è cambiato, e questa volta in modo consistente e radicale. L’entrata in scena di Grillo e del Movimento 5 Stelle hanno rotto uno schema che durava, con qualche aggiustamento, dai tempi della guerra fredda. Tale novità è stata analizzata a sua volta in un altro testo di Ilvo Diamanti ed altri uscito l’anno scorso, dal titolo “Un salto nel voto”, Ed. Laterza.

Riprendo dal saggio “La geografia elettorale dell’Italia è profondamente cambiata rispetto al 2008, ma anche rispetto ai tradizionali colori politici del territorio. Le mappe […] ci restituiscono l’immagine di una destrutturazione dell’assetto geopolitico italiano”. Si rifletta bene sul termine utilizzato: “destrutturazione”.

percBasterebbe questo elemento per porre questioni politiche di portata quasi storica nella nostra repubblica. Aggiungo, ad abundantiam, che il partito di Grillo ha caratteristiche completamente diverse anche da movimenti anti/sistema precedentemente affacciatisi alla ribalta, come poteva essere considerato in una prima fase, ad esempio, la Lega Nord.

Intanto il M5s è un soggetto (a differenza della Lega) di carattere nazionale. Sempre saccheggiando Diamanti “Il partito di Grillo non fa registrare una concentrazione in specifiche aree: è dappertutto. […] E’ il partito che attrae maggiormente le classi più giovani, in particolare la fascia 30-44 anni. […] In merito al profilo socio-professionale, è interessante notare che alcune categorie sono maggiormente rappresentate in questa base elettorale. Sono gli operai, i lavoratori in proprio e i disoccupati. In particolare, il M5s è la formazione più votata tra quanti svolgono un lavoro indipendente come imprenditori e artigiani (44%)”.

Insomma verrebbe da dire, a prima vista, che si tratta di un partito forte tra le categorie più dinamiche. Quelle che probabilmente più risentono della stagnazione italiana e dell’incapacità del paese di uscire dalla infinita ed esasperante transizione verso la normalità. Quelle che, più di altre, imputano ai partiti tradizionali l’incapacità di fornire risposte politiche serie ai gravi problemi da cui è afflitta la nazione.

Devo dire che, personalmente, avevo immaginato dopo le ultime politiche per questo non-partito un decorso piuttosto breve. Credevo cioè si trattasse di un fenomeno acuto ma passeggero di protesta contro la vecchia classe dirigente. Man mano però che si susseguono i sondaggi (e dopo qualche approfondimento), noto che lo zoccolo duro, dato intorno al 20%, fatica a sgretolarsi. Anzi.

Conoscendo l’abilità di Grillo nello smuovere l’elettorato con i suoi comizi/show in giro per l’Italia, immagino che in caso di elezioni lo vedremo nuovamente contendere la scena a Pd e Forza Italia. La loro debolezza e incapacità, costituisce l’elemento principale della sua forza.

Anzi. Se la legge elettorale concordata tra Renzi e Berlusconi, il cosiddetto Italicum, dovesse passare così come è stata scritta, non sarebbe affatto impossibile che il M5s guadagni discrete possibilità di concorrere per il ballottaggio. Del resto sarebbe una delle tre forze a passare la tagliola degli sbarramenti previsti.

A quel punto, in un ipotetico derby elettorale tra 5 Stelle da un lato e Pd o Fi dall’altra, non parrebbe nemmeno assurdo immaginare che a spuntarla sia proprio il movimento di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Non sarebbero infatti pochi gli elettori di destra o di sinistra che piuttosto di aiutare l’odiato cavaliere o, all’opposto, gli odiati “comunisti”, preferirebbero affidare il proprio voto, al ballottaggio, al comico genovese.

Dunque sarà bene approfondire sotto il profilo dei contenuti, anche con una serie di interventi sul blog di Ap, quali prospettive dobbiamo attenderci per il futuro. E quale ruolo potrà giocare, in questo ambito un Movimento che per molti italiani rimane ancora una notevole quanto imprevedibile incognita.

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8 thoughts on “E intanto Grillo…

  1. Purtroppo, la storia recente ha vissuto un clima bipolare, più simile alla lotta fra tifosi di Coppi contro quelli di Bartali che non ad un vero e proprio confronto umano e d’idee, ovvero politico nel senso più alto del termine: combattere un nemico per partito preso (il sostantivo, in questo caso, calza a pennello) o per dimostrare la propria abilità nell’ottenere consensi o successi di varia natura non aiuta di certo una Nazione od una Comunità a crescere.
    La nostra Costituzione, all’articolo 49, stabilisce il diritto ad associarsi in partiti, ma in nessuna legge è scritto l’obbligo di formare o di essere iscritti a partiti per concorrere a determinare la politica. Questa deve essere frutto di una vera larga intesa fra persone e non fra interessi particolari o, peggio, di portafoglio.
    Sono state citate le leggi elettorali: la soluzione più equa e democraticasarebbe una lista unica, ordinata alfabeticamente, dalla quale gli elettori possano scegliere i loro introdotta l’eleggibilità delle cariche esecutive, per candidarsi alle quali serva una preparazione nel campo specifico.rappresentanti, ancor meglio se fosse

    • ESPRESSIONE “rappresentanti, ancor meglio se fosse” DA TRASFERIRE TRA LA PAROLA “loro” E LA PAROLA “introdotta”

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