Lo chiede l’Europa!

Angelo Marinoni

eur2Ho letto con interesse l’ultimo articolo di Carlo Baviera sull’opportunità Europa e sul significato che dovranno assumere le prossime elezioni europee di maggio, che francamente auspico restino europee e non si portino dietro quelle nazionali italiane per i colpi di scena dei discutibili vecchi e nuovi (pessimi) attori della politica italiana.

Avevo anch’io la medesima visione della prospettiva europea e il medesimo entusiasmo nell’immaginare una comunità di Stati dalla storia significativa  e importante convergere verso un progetto di convivenza comune.

La storia recente, proprio quella scritta dopo il 1989, ha però modificato sensibilmente non tanto la prospettiva quanto la strada per arrivarci: l’ha modificata così radicalmente che la prospettiva iniziale si è persa trasformando una convergenza di popoli in un appiattimento di destini verso il ruolo di consumatore.

Della prospettiva europea scritta da Jacques Delors non rimane quasi nulla, principalmente grazie alle politiche thatcheriane che devastarono la Gran Bretagna importando in Europa il morbo del liberismo nella sua più feroce espressione.

All’Europa di Delors avevo creduto e vi crederei ancora, ma l’Europa della quale andiamo a rinnovare il Parlamento è un’altra cosa ed è un organismo dove il rinnovo del Parlamento è quasi un feticcio, visto che la politica economica è stata già scritta ed il liberismo e la fredda e criminale politica monetaria non sono opinabili, ma regole da seguire senza che nessuno le abbia mai condivise.

Nell’Europa di Delors, come credo in quella di Willy Brandt e probabilmente in quella di Prodi avremmo avuto modo di discutere di politica ed economia, nell’Europa anonima del mercato e dei banchieri più o meno invisibili dobbiamo sempre e solo ubbidire, rinunciare, inseguire.

Lo chiede l’Europa! Ci dicono ogni volta che esauriamo le guance da porgere, ma non è vero; ce lo chiede chi l’Europa l’ha rapita, violentata, trasformata in un labirinto di regole, direttive, percorsi obbligati tutti destinati a far funzionare il mercato, trasformando gli europei in uno strumento del mercato e non il mercato in uno (non il solo) strumento degli europei.

Il Mercato Comune Europeo doveva essere ed è visto dagli ingenui ucraini, per esempio, come lo spazio nuovo e libero dove tutti hanno almeno una possibilità, la versione europea di quell’America importata nei film degli anni 80 del secolo scorso, dove la parola dominante era opportunità.

Le cose vanno molto diversamente e quella visione ingenua che spinge gli ucraini a incendiare gli autobus e sfidare quello che resta del sistema sovietico con la faccia di un altro colore dovrebbe spingere il pachidermico apparato europeo a ripensarsi, ridisegnarsi e rispettare i suoi fondatori non tradendo le speranze di quelle persone che tanto stanno facendo e rischiando in nome dell’opportunità che a un bel pezzo dell’Europa storica è stata negata.

La meravigliosa massima di Wittgenstein “Die Grenzen meiner Sprache bedeuten die Grenzen meiner Welt “ è stata mal declinata e in Italia i confini del nostro linguaggio sono diventati una prigione: le nostre strutturali inefficienze e la nostra innata tendenza al raggiro ci ha spinto ai margini togliendoci il diritto di replica e prendendo sberle con frequenza maggiore della nostra possibilità di prenderle.

Come dice Wittgenstein i confini del proprio linguaggio sono i confini del proprio mondo e l’Europa era destinata a inventare una nuova lingua, una nuova comunicazione che avrebbe dovuto tradursi in un modo nuovo di condividere la propria storia e quindi il futuro, una condivisione delle opportunità, quel mondo di stelle dorate nel campo blu che in Ucraina è scambiato come l’unica stella polare.

Vorrei potervi credere ancora, ma per farlo dobbiamo cambiare radicalmente i vertici dell’Europa e in primis dobbiamo liberarci della schiavitù’ del liberismo, della superproduzione, del mondo al servizio della crescita, dell’Uomo al servizio del mercato.

Paradossalmente alcuni euro-scettici esprimono concetti più europeisti di chi l’Europa la vuole imporre per decreto, proprio chiedendo un radicale cambiamento, proprio chiedendo di scrivere quel linguaggio comune che rappresenti i confini di quel mondo europeo condiviso che stanno sognando gli Ucraini.

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4 thoughts on “Lo chiede l’Europa!

  1. Ai sensi dell’articolo 41 e successivi della Costituzione della Repubblica Italiana, l’iniziativa economica e la proprietà privata sono libere, ma sono previste evidenti limitazioni quando si tratti di toccare l’interesse generale. Sanità, Acqua potabile, Istruzione, Energia in tutte le sue forme, Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, insieme a molti altri servizi, avendo altissima rilevanza sociale non dovrebbero generare lucro privato, ma essere offerti dalla Pubblica Amministrazione ad eque condizioni, fermo restando l’obbligo ad una gestione saggia ed oculata. Purtroppo, nel giro di una ventina d’anni, cominciando dalla telefonia, è stato privatizzato l’esercizio di qualunque servizio pubblico, mascherandosi dietro il farisaico schermo di una concorrenza, che avrebbe portato vantaggi agli utenti, mentre non fa altro che arricchire le cariche delle Società per Azioni, create proprio a tale scopo, giacché gli emolumenti dei dipendenti pubblici sono fissati per legge, mentre quelli delle cariche sociali non hanno alcuna limitazione, specie nel massimale. In questi giorni, si parla di privatizzare le Poste di Stato, le quali, vergognosamente, non possono nemmeno più contare sul Ministero omonimo ed il Governo intende procedere addirittura per decreto legge: avanti di questo passo, si corre il serio rischio che sia privatizzata anche la Sanità e la Pubblica Amministrazione resterà una scatola vuota a smistare le carte dei vari interessi privati. Il tutto per compiacere organizzazioni internazionali, un tempo nate con buoni propositi, ma poi rivelatesi la longa manus dell’interesse economico privato, tanto che le stesse Banche Centrali – e la Banca d’Italia non fa eccezione – sono soggetti di diritto privato, con tutti gli svantaggi che questo comporta.
    Auspichiamo, pertanto, il ritorno ad una sana gestione da parte della Pubblica Amministrazione di quanto di sua competenza, ricordando che il suo compito è servire i Cittadini e non il mercato.

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