L’attacco dell’opposizione ed i buchi delle strade

Domenicale Agostino Pietrasanta

palazzo_rosso_alessandria-5Da parecchi mesi, nella nota settimanale, evito di ragionare sulle questioni locali; seguo, non senza qualche pigrizia e colposa responsabilità, l’andazzo prevalente. Dopo le sparate sul dissesto, piovute da più parti con diversa e talora contrapposta valutazione, ci siamo abituati ad una sonnacchiosa indifferenza. Ci teniamo le buche sulle strade, non ci accorgiamo delle strisce inesistenti, in attesa del prossimo incidente magari (Dio non voglia!) lesivo dell’incolumità dei pedoni e non ci diamo pena di informarci sulle rette degli asili nido comunali, ormai più alti e “corposi” di quelle proposte dai nidi privati.

In quanto alle tasse e soprattutto al nostro destino di cittadini tartassati, e tanto più se Alessandrini, abbiamo  persino smesso di far lagna: tanto è vero che a fronte di difficoltà sopportabili, alziamo la voce; a fronte del massacro, sia pure limitato al destino delle nostre tasche, abbassiamo la testa e trangugiamo fiele. Che volete? Si tratta di adeguarsi alle inclinazioni umane: siamo fatti così!

Ogni tanto però, qualche spiffero ci risveglia. Veniamo informati che, grazie ad una delibera di giunta, vengono trasferiti fondi in bilancio per pagare i libri di testo agli alunni di alcune scuole dell’obbligo e si trovano contributi per i bambini che frequentano gli asili nido. L’opposizione però ritiene di dover fare il proprio mestiere e lo fa non opponendosi alle scelte della maggioranza, ma all’interesse dei cittadini. Non riuscirei a dirla diversamente, affiancandomi alle ragioni addotte dall’assessore ai servizi educativi che lamenta un comportamento che vorrebbe negare l’aiuto alle famiglie.

Io però non mi allineo al suo stupore; non mi stupisco affatto che il principe riconosciuto dall’opposizione usi strumentalmente delle sue legittime (la liceità non c’entra: attiene la sfera morale) facoltà per mettersi di traverso. Forse un po’ di stupore potrebbe derivarmi dall’atteggiamento di altri autorevoli membri della minoranza, i quali traendo ispirazione dai principi professati dai movimenti ecclesiastici di appartenenza, vanno esaltando, e giustamente, la centralità della famiglia, né si lasciano sfuggir motivo per presentare la loro familistica ideologia.

Sul principio sarei, anzi sono, loro alleato, sui conseguenti comportamenti avrei qualche perplessità. Consiglierei loro ed ai loro sodali di andarsi a leggere i discorsi di Robespierre, in cui si dichiara la netta contrarietà alla pena di morte. Intendiamoci, si tratta solo di un accostamento esplicativo, non un confronto: nessuno deve sentirsi offeso, neppure i morti.

Ritornando però all’atteggiamento strumentale del principe cito alla lettera:”…non entriamo nel merito, manteniamo una posizione coerente con quella tenuta sul bilancio di previsione”. Nessuno contesta il diritto della minoranza  di votare, secondo prassi, contro il bilancio di previsione però, poffarbacco, non mi sembra incoerenza contestare l’impianto complessivo di un bilancio senza opporsi a singole voci, talmente esigue da apparire addirittura irrilevanti, in un passaggio in cui sia il conto consuntivo, sia il bilancio di previsione, per l’appunto, sono ancora in fase di definizione.

E tutto questo senza eccessivi entusiasmi per una dichiarazione che sembra confermare che l’opposizione si oppone e basta, indipendentemente dal merito; ed in questo caso, il merito consiste nel dare un po’ d’ossigeno alla formazione iniziale degli infanti, quella dei nidi comunali che, per comune riconoscimento, offrono una programmazione di ottimo livello. Nessuno sarà tanto capzioso da pensare che in tal modo si vogliono favorire i privati che chiedono rette più convenienti di quelli pubblici. Che tempi!

Contestualmente si viene informati che non ci sarebbero obiezioni al reperimento, in corso d’opera, di finanziamenti, fin troppo esigui, per “tamponare”  i buchi sulle strade. Mi varrebbe da pensare (in cauda venenum: i laureati in lettere presenti in minoranza, traducano anche per i loro colleghi) che, in questo caso, valutando il pericolo che corrono i cittadini di rompersi le gambe, si possa temere che questi ultimi da oggetto passivo, si facciano soggetto attivo: rimetterci le gambe dispiace a tutti.

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