Riflessioni sull’accordo elettorale tra il Segretario del PD e il leader di Forza Italia

Marco Ciani

berrenNella giornata appena trascorsa ho avuto modo di discutere con più di un amico a proposito del recente accordo tra Renzi e Berlusconi. Si è trattato di scambi di vedute piuttosto accesi.

Premetto che non parlerò dell’ipotesi di riforma in concreto con relativi annessi, sbarramenti, soglie e mancanza di preferenze ma solo del procedimento utilizzato perché questo ha suscitato una fibrillazione assai maggiore dei contenuti.

So bene che il mio pensiero, riportato in questo articolo, potrebbe infastidire qualcuno. Non è un pezzo scritto per attrarre consensi, ma vorrei che fosse almeno compreso e non liquidato come un tentativo capzioso. Fermo restando la possibilità di replica.

Partiamo dall’antefatto che il capo del primo partito italiano, cioè Beppe Grillo si è da subito sottratto ad ogni possibilità di confronto, considerando il parlamento attualmente in carica, dopo la sentenza di incostituzionalità del porcellum,  illegittimo e quindi non titolato a votare una nuova legge elettorale.

Ciò premesso, vado al nocciolo e pongo solo la questione di metodo, a cui fornirò la mia personalissima e opinabilissima risposta, ben sapendo che vi sono posizione difformi o antitetiche non per questo meno legittime.

Nel farlo – pur sapendo che è praticamente impossibile – vorrei che provassimo per un momento ad astrarre la vicenda dalla persona/personaggio Berlusconi e concepissimo idealmente quale dovrebbe essere il comportamento da adottare nel caso di un ipotetico signor Rossi, capo riconosciuto della maggiore opposizione e, contemporaneamente, reo. E che immaginassimo la nuova legge, sempre per astrazione, come una buona legge (non in riferimento a quella realmente oggetto della trattativa, ma solo, lo ripeto, in astratto).

Incominciamo. E’ moralmente lecito fare un accordo del genere con un condannato in via definitiva per frode fiscale se questo rappresenta anche il capo del secondo maggiore schieramento politico?

Penso che il tema diventi se debba dominare il giudizio etico per il quale no, con un condannato non si tratta. Marco Politi due giorni fa sintetizzava così, dalle pagine del Fatto Quotidiano “Si può fare una riunione del consiglio scolastico con il professore pedofilo per discutere di programmi educativi dell’anno 2013/2014?”

Oppure se, al contrario, debba invece prevalere il ruolo politico, ovvero se l’essere il massimo portavoce di una forza molto importante sotto il profilo del consenso esprima il fattore preponderante rispetto alla fedina penale del soggetto interessato.

In questo secondo caso, bisognerebbe successivamente approfondire l’argomento. Perché se è il movente politico a prevalere su quello etico potremmo dover poi aggiungere ulteriori elementi. Quali comportamenti e/o reati saremmo disponibili a tollerare pur di promuovere un interesse collettivo come l’approvazione di una legge elettorale?

Provo a stressare al massimo il concetto: se, supponiamo, Totò Riina fosse il maggiore leader dell’opposizione e votato quindi da una grande parte di italiani malgrado i suoi delitti e le sue condanne, si potrebbe fare un accordo del genere anche con lui?

La risposta non è ovviamente semplice e nemmeno può essere automatica. In altri termini, io non credo che esista su una questione di tale portata una risposta univoca. Non si può dire sì o no, senza entrare più nel dettaglio. Certamente con Totò Riina non si dovrebbe trattare. Nessun cittadino onesto e sensato, suppongo, lo farebbe.

Tuttavia, aggiungerei questo. Esistono diversi argomenti forti per non negoziare nemmeno con condannati per reati tributari. Ma in determinate circostanze tali pre/giudizi (nel senso di giudizi etici antecedenti il merito politico delle questione trattata) possono essere superati. In nome di cosa? Della ragion di stato.

Esattamente questo. Credo cioè che esistano questioni di interesse nazionale, che possono giustificare anche accordi del genere. Nel senso che, in circostanze eccezionali, l’obiezione morale si può superare. Purché – aggiungo – il suo scavalcamento appaia ragionevole (anche se deprecabile) al bonus pater familias, che nel nostro ordinamento indica sostanzialmente l’uomo medio.

Nel caso in esame. Un accordo con un condannato in via definitiva che, in astratto (mi scuso per la reiterazione continua, ma non parlo della proposta reale che è oggetto della riforma) si rivelasse indispensabile per garantire una maggioranza parlamentare solida alle prossime elezioni, considerando la grave situazione economica e sociale del paese, dopo aver valutato attentamente anche il livello di gravità del reato, potrebbe essere accettabile. Non dico auspicabile, ma accettabile sì.

A corollario, porrei un’osservazione. Se la legge concordata, come dicevo in premessa, fosse buona (supponiamo, sempre per astrazione, che lo sia. Magari non lo sarà realmente), conta il fatto che sia funzionale a risolvere un importante problema istituzionale o, viceversa, conta di più che sia stata concordata con un pregiudicato?

Perché, sempre in teoria, un delinquente potrebbe formulare o compartecipare alla definizione di un’ottima proposta di riforma, così come un onesto cittadino potrebbe sfornare una boiata (forse Calderoli non aveva pendenze penali quando immaginava il porcellum).

A conclusione dobbiamo aggiungere che la legge elettorale di un paese è un elemento molto importante della sua vita democratica, e benché non abbia rango costituzionale è perfino più rilevante di alcune parti della Costituzione.

Non dimentichiamo che fu grazie alla tristemente nota Legge Acerbo che Mussolini poté, senza violare la legalità formale, trasformare l’Italia in una dittatura fascista. E la legge Acerbo era, per l’appunto, una legge elettorale.

Ecco perché, ritornando alla realtà, malgrado i mille rilievi negativi assolutamente plausibili che si possono avanzare rispetto all’intesa di sabato scorso, credo vi siano almeno ragioni sufficienti per posporre la condizione personale del Berlusconi malvivente a quella di Berlusconi principale leader dell’opposizione.

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One thought on “Riflessioni sull’accordo elettorale tra il Segretario del PD e il leader di Forza Italia

  1. Mi sembra, quello di Ciani, un ragionamento accettabile. Credo, però, che sarebbe stato opportuno trattare (preferisco il termine discutere) avendo un minimo di orientamento comune con gli alleati ed eventualmente anche con altre opposizioni (Sel, Fdi, …. ). Perciò aggiungo, ai suoi un altro “se…”. Se la legge che si concorda con una persona condannata ed esclusa dai pubblici uffici, ma rappresentante di una vasta area di elettori, porta poi a far vincere (la cosa in teoria, ma non solo, è possibile) quell’area di cui il personaggio è leader indiscusso, e come conseguenza lo si riporta -attraverso leggi apposite- ad ricoprire incarichi istituzionali, non si sarebbe fatto un gran bene al Paese. Detto ciò, ribadisco: le riforme, anche elettorali si devono decidere col più ampio consenso.

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