Maglietta nera

Qui Alessandria  Dario Fornaro

riroLa maglia nera, equamente divisa tra i sindaci di Alessandria e Taranto, nella classifica dell’apprezzamento popolare dei “primi cittadini” promossa periodicamente da “ 24Ore”, ha lasciato un discreto strascico, qui da noi, ma non più di tanto, come se fosse in qualche modo prevista/temuta  dopo i 18 mesi di battibecchi seguiti alle “comunali” del 2012.

Se e quanto sia giustificata, o eccessiva, questa infelice performance inflitta dal sondaggio, non è materia di queste brevi considerazioni nel senso che, se un calo di popolarità poteva essere atteso dopo  i disagi, diretti e indiretti, derivati ai cittadini dal  meccanismo dissesto-risanamento del bilancio comunale, resta l’impressione che ad appesantire il verdetto siano intervenuti anche elementi di metodo, di modalità adottate (o non adottate) dalla nuova Giunta nell’affrontare il drammatico passaggio dalla “finanza creativa” alla “finanza ricostruttiva”.

In questa direzione si possono individuare due piste, una che riguarda l’opinione pubblica, la vastità indifferenziata dei cittadini, l’altra che attiene alla competizione politica in senso stretto, ai rapporti polemico-conflittuali che intercorrono normalmente tra maggioranza e opposizione: nel nostro caso  ben rappresentati  dal confronto diretto, talora “corpo a corpo”, tra i due sindaci, quello in carica e il suo predecessore sconfitto. In entrambi i casi il discorso parte dalla sopravvalutazione , in termini di efficacia  temporale, dell’evento-dissesto come “ordigno fine di mondo” nei confronti dei precedenti amministratori. Sopravvalutazione estesa al “fall out” politico dell’oneroso riequilibrio posto a carico della cittadinanza.

Il “botto”, innanzitutto, non è stato così devastante come si poteva immaginare. Sul dissesto sostanziale del bilancio comunale, infatti, sono rimasti in giro pochi dubbi (anche se coltivati assiduamente dagli “indiziati” – vedi questione Iren-Amiu), ma sull’opportunità, ovvero sull’obbligo, di “dichiararlo”, di assumerlo formalmente, innescando subito le dure procedure di rientro, le posizioni sono apparse più variegate e percorse da fieri dubbi che, nel tempo, hanno costituito il fondale di tutta la vicenda.

Le cifre finanziarie e le procedure imboccate (imbeccate!) sono risultate, al pubblico, così oscure, parziali e mutevoli nella loro difficile maturazione, che il medio cittadino ha dovuto formarsi  un “giudizio abbreviato”, in termini di sommaria fiducia o di sfiducia, nei confronti degli Amministratori in reciproca polemica.

Morale: già sul finire del 2012, dopo pochi mesi dal cambio della guardia, l’effetto anestetico del dissesto, e dell’incombente Commissario governativo, nei confronti dei problemi pratici che si andavano  assommando alle porte del Comune, ha cominciato a svanire. E la Giunta ad essere chiamata in causa quale che fosse lo schermo, apparentemente inattaccabile,  delle procedure di risanamento cui era tenuta.

Era prevedibile – e perfino noi dilettanti lo avevamo previsto – che, ad un certo punto ( a buon titolo o meno) per problemi attuali la gente si sarebbe rivolta ai poteri attuali; e che in questo senso si sarebbero orientati dibattito e polemiche sui margini di operatività realmente a disposizione della Giunta. Dissesto sì, riequilibrio sì, ma la sala cominciava ormai a rumoreggiare, a proporre richieste e a pretendere risposte pertinenti.

C’era forse di che ricalibrare  la strategia amministrativa, o almeno la politica comunicativa, ma è rimasta ai più l’impressione  di una certa improvvisazione, legata alle singole contingenze del dibattito in corso, ma sempre  ricondotta, in qualche modo, al dissesto ereditato e ai rimedi faticosamente disposti: troppo e troppo poco, ad un tempo, a fronte di un pubblico che cominciava a innervosirsi.

Questo per quanto riguarda la cittadinanza generica, terra d’elezione per i sondaggisti d’ogni mandato. Ma c’è qualcosa da aggiungere, come si diceva, anche sull’ambiente strettamente politico, dei protagonisti della vita amministrativa, lato maggioranza o minoranza, di Palazzo Rosso e dintorni: figure eminenti i due sindaci, quello spodestato nella primavera del 2012 e quello felicemente (?) regnante.

Il primo è stato toccato duramente dall’esito elettorale, è andato al tappeto, ma si è rialzato prima dei fatidici dieci secondi e ha ripreso a giostrare sul ring con una caparbietà insospettata per uno che aveva alle spalle una lunga carriera politica condotta “sul velluto”. E’ sembrato che il dissesto comunale posto a suo carico potesse infliggergli il KO definitivo, ma il nostro è rimasto in piedi, anche perché il colpo-dissesto non si è proprio rivelato carico di dinamite, come il prosieguo degli eventi e dei dubbi, contestati ma mai interamente dissolti, ha poi dimostrato.

Non solo in piedi, ma ben deciso a “lavorare assiduamente ai fianchi”  – anche pretestuosamente, anche scompostamente – il sindaco che gli aveva soffiato la fascia tricolore. Poco preoccupato che i singoli colpi fossero poi  realmente efficaci, per argomento o deduzioni, purché tutti assieme accreditassero mediaticamente l’immagine di un contendente all’attacco, con nutrito repertorio di spunti polemici, e di un altro indotto invece a difendersi  proponendo e ripropone lo smottamento del bilancio comunale e l’emergenza da risalire.

Una situazione, prolungatasi per diversi mesi, che avrebbe  dovuto suscitare qualche ripensamento tattico e comunicativo presso la compagine del neo-sindaco. Non certo per cadere nella trappola  della risposta compulsiva, colpo su colpo, ma rimandando putacaso al fronte mittente, a ragion veduta, esempi concreti e clamorosi, se c’erano, di mala-amministrazione esercitata in danno della città e dei cittadini. Visione asimmetrica della vicenda che spiega, almeno esteriormente, come  ad oggi, batti e ribatti, siamo ancora a discettare animatamente del dissesto (c’era, non c’era? Con intervento parlamentare, da ultimo,  della Fidanzata d’Italia) mentre il cahier de doléance  nei confronti della gestione precedente si va annebbiando e sfilacciando nella memoria alessandrina.

Alla fin della fiera,  la classifica da cui siamo partiti e il piazzamento rimediato potranno essere presto archiviati con più malumore che danni. L’importante è capire se, in loco adeguato, se ne trarranno suggerimenti utili e prospettive di lungo periodo, in ottica di intero mandato.  Tra l’altro dando un orecchio attento  a quel rumore di fondo che rimanderebbe ad una certa “macchina tritasindaco”,  della quale, debitamente ignorata dai “beneficiari” d’un tempo, per qualche anno si era persa notizia e che potrebbe essersi rimessa in moto, con effetti  ben altrimenti  significativi di una maglia nera occasionalmente rifilata da un Oracolo di passaggio.

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