Ministri in burla, governo in ridicolo

Domenicale Agostino Pietrasanta

lafaNon c’è nulla di peggio del ridicolo; fa perdere di credibilità più dell’inganno e della turlupinatura. Eppure c’è un episodio, che se fosse giudicato per quello che veramente significa, anche i meno avvertiti nel giudicare gli eventi coglierebbero tutto il ridicolo possibile e peggiore: un viceministro PD lascia il governo, presieduto da un premier PD, dopo uno scontro con il segretario PD, anzi dopo uno sberleffo “incivile” da parte del segretario PD; il tutto, “senza colpo ferire”. Anche per queste cose le ferite, o meglio gli elettori “non pagano il sabato”.

Forse non riusciamo a cogliere il ridicolo perché una simile carnevalata (se trovate un’ espressione più avvertita, ditemelo), per un partito che pochi mesi fa ha trovato dei potentati (non  chiamiamoli leader, per carità) che hanno gestito o interpretato la tornata per l’elezione del Presidente della Repubblica in quel modo sciagurato e buffonesco; una simile carnevalata, dicevo, al confronto costituisce, in fondo, una taccherella irrilevante: o forse una consuetudine.

E, di fatti. Non sapendo più dove pescare e come infierire sulle tasche degli Italiani, non volendo assolutamente tagliare la spesa a scapito dei potentati della burocrazia e dei privilegi della politica, non trovano di meglio che tagliare sugli stipendi degli insegnanti, alla barba dei diritti di contratto. Non solo, ma ben peggio, il tutto senza alcun coordinamento tra i vari dicasteri e in un’ ostentata atmosfera da burla tra i vari ministri; dico da burla per un senso di inspiegabile stupore dovuto alla sensazione spiacevolissima che i protagonisti fossero in “buona fede”;  il sospetto che, turlupinati da un’ imperante e potentissima burocrazia, i sullodati protagonisti, tecnici di rara virtù, si siano rifugiati nella vicendevole accusa di responsabilità reciproche. E non vi viene il sospetto che solo un esecutivo da burla possa cadere in tanta sventurata ridicolaggine? Il ridicolo, appunto, che si presenta anche peggio delle malefatte.

Ancora. Consapevoli di avere svuotato, con mille balzelli, gli stipendi di novembre, di dicembre e le tredicesime dei loro cittadini, forse sperando che qualcuno si azzardi nei primi giorni di sconti promozionali a fare acquisti, giocano di melina sulle nuove imposizioni fiscali d’inizio d’anno; e danno l’impressione di non rendersi conto che proprio da un’intollerabile incertezza sul futuro destino, non dei loro emolumenti, ma ormai dei loro risparmi, nasce negli Italiani il comportamento da crollo dei consumi. Il ridicolo però sta nel fatto che, mentre non si decide, si continua a proclamare che le tasse stanno diminuendo. Se il tutto rispondesse ad un progetto di stampo truffaldino si potrebbe parlare di umorismo drammatico ed amarissimo, ma poiché siamo nel si salvi chi ne è capace, tutta la faccenda si fa ridicola. L’umorismo attiene una diversa dignità.

Dai pochi cenni che mi sto permettendo, si può facilmente comprendere che l’elenco potrebbe continuare per intere cartelle, ma una cosa voglio aggiungerla. Un mio amico addentro in queste faccende, parlando per caso, mi ha lasciato cadere un’informazione: per attivare una pala eolica ci vogliono settantatre autorizzazioni. Ora, io non so se si tratta di una fonte energetica attendibile e proficua, ma se la si lascia attivare, mi sembra che settantatre passaggi burocratici siano una tortura senza ulteriori aggettivi, nonché un presupposto per scoraggiare qualunque iniziativa. Semplificare? Sembra facile! Si tratta di sopprimere decine di uffici, giubilare decine di funzionari agiatissimi ed anche (perché no?) “esuberare” centinaia di lavoratori, pagati col contagocce. E sarebbe interessante sapere quante sono le situazioni analoghe, quante sono le strutture burocratiche similari.

C’è però da concludere: che non lo sappia il cittadino comune ci sta pure; se non lo sapessero i componenti del governo sembrerebbe ridicolo.

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